asd e ssd covid 19
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Nel decreto Cura Italia varato il 17 marzo hanno trovato attuazione gli 8 emendamenti presentati da ANIF per arginare lo stato di emergenza in cui sono piombati i centri sportivi, le piscine, le palestre, i campi sportivi a causa della chiusura, imposta dal COVID 19.

Oltre alle ragioni di salvaguardia della salute delle persone, in quanto i centri sportivi come sappiamo, sono spesso le sole occasioni dove bambini, adulti e anziani praticano un sano esercizio fisico, necessario per la salute fisica e mentale e la prevenzione delle malattie croniche ci sono altre ragioni per cui i centri sportivi necessitano di sostegno da parte dello Stato.

Le associazioni e società sportive dilettantistiche infatti reinvestono gli utili nell’attività sportiva istituzionale e quindi generalmente hanno un surplus nullo o insufficiente a fronteggiare emergenze come quella di una chiusura prolungata e improvvisa.

lo stesso Ministro Spadafora ha dichiarato nell’intervento del 23 aprile al Senato di voler riformare il mondo dei collaboratori sportivi

In mancanza delle quote dei frequentatori, ci si trova senza capitale circolante a copertura dei costi fissi come affitti, utenze (acqua, gas, luce ecc), manutenzione, per non parlare delle piscine, che subiscono dei costi fissi giornalieri aggiuntivi giornalieri.

Inoltre, in vista della riapertura, i cui termini sono ancora in fase di discussione e sull’urgenza della quale ANIF è già intervenuta con un appello al Ministero dello Sport, altri costi da calcolare saranno quelli relativi a:

  • sanificazione degli impianti;
  • rispetto della distanza sociale con il ricorso ai dispositivi di protezione;
  • contingentamento degli afflussi dei frequentatori nei centri;
  • in alcuni casi la richiesta di rimborso delle quote da parte dei frequentatori

E’ indispensabile allargare il range delle tutele portando il fondo a 300 milioni per coprire tutti i 500.000 collaboratori sportivi.

In definitiva, ci si è resi conto che gli emendamenti avanzati che hanno trovato accoglienza nel Decreto Cura Italia non erano sufficienti in quanto:

  1. dall’indennità dei 600 euro restavano esclusi una gran parte di collaboratori sportivi essendo il fondo stanziato dal Governo ristretto a 50 milioni;
  2. gli impianti sportivi non potevano usufruire, come altre attività, del credito d’imposta sui canoni d’affitto;
  3. restava aperta la questione della restituzione dei giorni o mesi non goduti dell’abbonamento ai frequentatori sportivi.

Ecco perché lo scorso 19 marzo sono stati presentati altri emendamenti attualmente in discussione per il DPCM che dovrebbe essere approvato entro fine aprile.

I primi 4 riguardano:

  1. la possibilità di recuperare con il credito d’imposta il 60% dei canoni di affitto anche per gli impianti sportivi (Art. 65 Decreto); per garantire infatti la sostenibilità economica dovuta ai periodi di chiusura ci è sembrato opportuno estendere il principio dell’art.65 del Cura Italia del 17 marzo anche alle società sportive dilettantistiche.
  2. Possibilità di spostare la fruibilità dei giorni non goduti a dodici mesi dopo la riapertura (art. 88 Decreto), tramite l’emissione di un voucher per il periodo di chiusura obbligatoria da utilizzare trascorsi i 12 mesi dalla riapertura. E’ necessario infatti che al momento della riapertura le società sportive dispongano delle entrate per sostenere le uscite, già menzionate, del periodo di chiusura (affitti, fornitori, stipendi, consumi) e della ripresa (sanificazione ecc.).
  3. Possibilità di qualificare i contratti di collaborazione coordinata e continuativa con atleti, allenatori, istruttori tecnici sportivi e amministrativo-gestionali (Art. 96 Decreto). L’articolo 96 del Decreto Cura Italia riconoscendo un’indennità per i collaboratori sportivi ha introdotto anche un riconoscimento della tipologia di lavoro sportivo dilettantistico, tanto che lo stesso Ministro Spadafora ha dichiarato nell’intervento del 23 aprile al Senato di voler riformare il mondo dei collaboratori sportivi “per consentire a loro maggiori tutele che ora non hanno – ha affermato Spadafora – Infatti a causa di questa lacuna non avrebbero potuto accedere ai sostegni economici previsti dal Decreto Cura Italia, se non attraverso un fondo studiato ad hoc per destinare 600 euro per sostenere anche loro in questa emergenza e quindi nel prossimo Decreto si riprenderà a lavorare anche per loro”.
  4. Possibilità di innalzare il fondo per i collaboratori coordinati e continuativi da 50 milioni a 300 milioni, perché insufficienti per dare 600€ a 500 mila collaboratori (Art. 96 Decreto). E’ indispensabile allargare il range delle tutele portando il fondo a 300 milioni per coprire tutti i 500.000 collaboratori sportivi: molti infatti sono rimasti esclusi (soprattutto quelli che vivono di questo lavoro) dal bonus dei 600 euro, che ha privilegiato in un prima fase i collaboratori che non superano il reddito di 10.000 euro.

Abbiamo ottenuto dal Credito sportivo Italiano l’impegno a far avere a tutti i centri sportivi un finanziamento di liquidità di ripartenza di 25.000 € senza interessi. Dalla settimana prossima si potrà fare domanda.

Altri emendamenti in discussione riguardano la proroga della cig in deroga per i dipendenti, art. 22 del decreto legge del 17 marzo e la proroga dei termini per il versamento di ritenute e contributi.

Oltre a ciò abbiamo ottenuto dal Credito sportivo Italiano l’impegno a far avere a tutti i centri sportivi un finanziamento di liquidità di ripartenza di 25.000 € senza interessi. Dalla settimana prossima si potrà fare domanda.

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