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ripartenza sport

Ripartenza e riapertura, due tappe vissute in questo settembre 2020 con ansia mista a entusiasmo. Per molti centri sportivi, settembre infatti rappresenta il giro di boa in cui il rapporto del club con lo sportivo, in tempi di pandemia, da sfuggente, esitante e virtuale deve farsi reale e concretizzarsi.

La prevedibile riduzione di affluenza di iscritti pari a – 45%, in media, rispetto allo stesso periodo del 2019, è stata compensata da un aumento della frequenza di allenamento da parte di chi ha vissuto il lockdown come una privazione di sano movimento.

I segnali positivi ci sono tutti. Nei mesi successivi alla riapertura ANIF ha monitorato il sentiment degli sportivi post – lockdown attraverso i suoi 600 centri affiliati: la prevedibile riduzione di affluenza di iscritti pari a – 45%, in media, rispetto allo stesso periodo del 2019, è stata compensata da un aumento della frequenza di allenamento da parte di chi ha vissuto il lockdown come una privazione di sano movimento.

Questa maggiore frequenza di allenamento è, sia il risultato positivo del buono e reattivo lavoro di fidelizzazione di un settore che non si è mai fermato e, anche a distanza, è stato vicino ai propri iscritti, convertendo la propria offerta in digitale, ma anche un segnale di reazione al confinamento imposto dalla pandemia.

Previsioni incoraggianti arrivano da alcune ricerche che confermano la ritrovata “voglia di sport”, già rilevata da ANIF, tra cui l’indagine ASICS, secondo la quale il 33% degli italiani, uno su tre, si allena con maggiore frequenza adesso

A fine luglio, inoltre, ANIF ha riscontrato un trend positivo di ritorno all’attività fisica nel proprio centro sportivo: mentre in fase di riapertura la percentuale di iscritti era inferiore del 30-60% (30% per i centri sportivi con attività anche all’aperto e 60% per i centri sportivi al chiuso) rispetto al periodo pre – COVID, a fine luglio si è registrata una certa ripresa, anche se di poco superiore a quella indicata. Di certo, tutto il settore è con il fiato sospeso per il ritorno di quella percentuale sensibile di tesserati che la pandemia ha scoraggiato.

Previsioni incoraggianti arrivano da alcune ricerche che confermano la ritrovata “voglia di sport”, già rilevata da ANIF, tra cui l’indagine ASICS, secondo la quale il 33% degli italiani, uno su tre, si allena con maggiore frequenza adesso di quanto non facesse subito dopo il lockdown. C’è stata una riscoperta del ruolo centrale e del significato che lo sport ha assunto nella propria vita. La pandemia ha fatto emergere negli italiani la consapevolezza che l’attività motoria non fa solo bene al fisico ma anche alla mente, è una terapia di salvezza nei momenti difficili.

I centri sportivi si confermano luoghi sicuri

Mentre una cultura diffusa del benessere e un’esigenza di sport quale bisogno naturale e insopprimibile emerge da queste ricerche sul nuovo consumatore ai tempi del COVID c’è ancora una percentuale di persone che rischia di abbandonare la sua routine sportiva, mettendo così a rischio la propria salute.

Entrare oggi in un centro sportivo significa avere la certezza di un protocollo sanitario approvato a livello nazionale sul piano scientifico

Lo sport fa bene ed è sicuro: i centri sportivi sono state le prime realtà produttive ad adeguarsi alle misure anti – COVID. Federazioni e Associazioni, in prima linea ANIF, hanno subito consentito alla popolazione di continuare ad allenarsi in sicurezza, dotandosi di un protocollo nazionale con misure molto più restrittive rispetto ad altri settori.

Entrare oggi in un centro sportivo significa avere la certezza di un protocollo sanitario approvato a livello nazionale sul piano scientifico: la salute è un dovere e un diritto e chi la promuove ogni giorno, attraverso il movimento, lo sa e sa bene quanto non possa essere negata a chi la conquista con l’attività fisica, soprattutto durante una pandemia (che non a caso, ne ha visto crescere il bisogno), e quanto debba essere garantita da chi lavora nei centri sportivi.

riapertura centri sportivi settembre

La Riforma dello sport e la missione di ANIF

La pandemia ha coinciso anche con la scadenza imposta dalla legge delega 86/2019 del Governo precedente per la Riforma dello Sport e la presenza costante di ANIF in questi mesi estivi ai tavoli istituzionali con il Ministro Sport, Lavoro e Finanze è stata fondamentale per far si che lo sport dilettantistico giocasse la sua partita decisiva.

ANIF riterrà un vero risultato, per un settore che ha aspettato anche troppo per ottenere la giusta tutela legislativa, solo una Riforma che inauguri una nuova stagione di certezza per lo sport dilettantistico e di diritti per i lavoratori

Attualmente la Riforma sta vivendo un impasse, paralizzata da schermaglie politiche, e mai come adesso è essenziale la missione di un’associazione di categoria nel focalizzare questo importante cambiamento legislativo per il settore: la pratica sportiva deve essere tutelata infatti oltre ogni logica politica e con il suo impegno ANIF intende vigilare sulla promessa di questa Riforma che è quella di dare al settore uno status giuridico certo, forte di tutele e agevolazioni, già riconosciute dal legislatore, in virtù del suo ruolo sociale e di abbattimento della spesa sanitaria, ma spesso disattese dagli organi di controllo.

Da settembre il settore gioca una partita decisiva su 2 scacchieri che ANIF si impegna a vincere con la coesione e il sostegno degli associati

ANIF ha dunque presentato al Dipartimento Ufficio Sport le sue proposte per quella che ad oggi è ancora una bozza di Riforma che sembra aver intrapreso una strada di:

  • riconoscimento di diritti lavorativi
  • conferma delle agevolazioni per il settore
  • maggior chiarezza per lo status del settore sportivo dilettantistico.

Pur condividendo l’impostazione della bozza di Riforma, ANIF riterrà un vero risultato, per un settore che ha aspettato anche troppo per ottenere la giusta tutela legislativa, solo una Riforma che inauguri una nuova stagione di certezza per lo sport dilettantistico e di diritti per i lavoratori che, al contempo, però, siano sostenibili dai 100.000 centri sportivi italiani che, per la loro funzione educativa, sociale e salutistica supportano oneri, ulteriormente aggravati dai costi sostenuti per adeguamenti strutturali anti – COVID, tra i più restrittivi.

Costi che il sistema dilettantistico ha scelto di sostenere perché le ASD e SSD continuino ad essere luoghi di salute, anche e soprattutto durante una pandemia.

Ecco perché i tre punti chiave che ANIF sta portando all’attenzione del Ministro dello Sport, al netto dei quali non riterrà il settore sufficientemente tutelato sono:

  • un testo unico che possa rendere omogenee le attuali normative, ormai consolidate da più di 20 anni e chiare sia per i centri sportivi che per gli organi di controllo. Agevolazioni giuste, quelle già esistenti, per i centri sportivi che svolgono quanto è espresso nei loro statuti e regolamenti;
  • proposta di applicare i contributi agli attuali contratti dilettantistici di Collaborazione Sportiva e Amministrativa, oggi inesistenti, rivolta a tutte le collaborazioni che superano i 10.000 € annui nella misura del 10%. Ma quanto proposto è effettivamente il massimo che un centro sportivo potrebbe sostenere;
  • chiarezza sull’agevolazione IVA (legge n. 398 del 1991) sui proventi delle attività sportive dilettantistiche istituzionali, già affermata dal legislatore, ma ciononostante troppo spesso disconosciuta dagli organi di controllo.

Da settembre il settore gioca una partita decisiva su 2 scacchieri che ANIF si impegna a vincere con la coesione e il sostegno degli associati:

  1. promuovere i centri sportivi come luoghi sicuri e di salute mai come in questo periodo in cui l’importanza dell’attività fisica è stata al centro delle raccomandazioni ministeriali e scientifiche in tutto il mondo;
  2. dare uno status giuridico forte e tutele incontrovertibili allo sport dilettantistico, protagonista di questa stagione di riforme.

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