riapertura centri sportivi
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In Italia c’è qualche centro sportivo che, nella partita contro il Coronavirus, è già sceso in campo per un pre riscaldamento, cominciando i primi allenamenti per la ripresa: tra questi alcuni stanno già tracciando i primi scenari, le possibili strategie di adattamento dei club al Coronavirus.

In seguito all’Ordinanza della Regione i centri sportivi abruzzesi che posseggono uno spazio all’aperto hanno potuto riprendere le attività sportive individuali come, ad esempio il tennis. E ANIF è andata subito “virtualmente” lì per sostenere e salutare con speranza la parziale riapertura di uno dei nostri club soci, Five Village, a Nereto, in provincia di Teramo e soprattutto capire in che modo, nonostante tutte le restrizioni, lo sport è determinato a sopravvivere al Coronavirus!

Abbiamo intervistato il suo titolare: Roberto Di Marco.

Come club Five Village, come state vivendo questa parziale riapertura? Eravate preparati?

A dispetto delle criticità da affrontare, l’abbiamo accolta con felicità, felici di ripartire, perché si ricomincia sempre a piccoli passi. Se si vuol correre la 24 km bisognerà prima allenarsi per percorrere i primi 5 km.

Credete possa rappresentare un vantaggio?

Il vantaggio sta di sicuro nell’aver ripreso la relazione con i nostri iscritti ed aver cominciato ad accorciare quella distanza che ci separa da loro. Prima del loro ritorno in struttura abbiamo parlato telefonicamente con loro, informandoli sul comportamento da seguire e spiegandogli la nuova normativa.

Di sicuro riaprire anche solo in minima parte ci ha aiutati a livello morale e psicologico, a recuperare la relazione con l’istruttore, cominciando a impartire i primi regolamenti e a definire le prime strategie per la ripresa dell’allenamento.

Quali attività sono potute ripartire nel vostro circolo?

Il tennis, solo i campi da tennis, senza docce e spogliatoi, la segreteria è chiusa è c’è solo una persona deputata all’incasso giornaliero, zero vita sociale nel centro sportivo, abbiamo chiuso anche il parcheggio interno per evitare che gli altri nostri abituali frequentatori potessero presentarsi in struttura. Oltre al gioco del tennis abbiamo riattivato le lezioni singole di tennis con il personal trainer.

Qual è stata la reazione dei frequentatori, avete già ricevuto le prime visite al club? Percepite più diffidenza o entusiasmo nel ritorno all’attività sportiva?

Grande entusiasmo: le visite spontanee sono state molte di più rispetto a quelle che si sono presentate a seguito di un nostro ricontatto. La maggior parte dei nostri iscritti era più informato di noi e ci hanno chiamato non appena hanno saputo dell’Ordinanza per verificare che il nostro circolo fosse davvero aperto!

riapertura club abruzzo

Qual è la percezione della sicurezza da parte dei frequentatori all’interno del club?

Il target del tennis è molto giovane, quindi per ora si respira solo entusiasmo, il problema si verificherà di più per il target di anziani, minorenni e bambini: il timore è che i genitori saranno preoccupati nel portare i loro figli al centro.

Quali misure di sicurezza avete attuato?

Al momento distribuiamo guanti, mascherine e abbiamo plexiglass per la reception, mentre stiamo predisponendo un piano di sicurezza sia strutturale sia di processi, da comunicare sotto forma di decalogo sui nostri canali e nelle aree comuni. Per il tennis oltre alle norme igieniche già diramate dal Ministero della Salute ipotizziamo un sistema di differenziazione delle palline, in modo che ogni giocatore abbia palline di un colore diverso.

Avete fatto una valutazione del piano economico: tra costi fissi, entrate parzialmente ridotte, costi del personale, costi di sanificazione, incombenze fiscali e accesso ai finanziamenti?

Abbiamo ipotizzato una perdita del 30 – 40% a giugno e del 50% a luglio – agosto e una leggera ripresa nel 2022 con performance simili a quelle del 2019.

In base a quali parametri hai elaborato questa pianificazione?

In base al nostro target, alle emozioni negative come la paura, la resistenza a ricominciare. Il prestito delle banche concesso secondo il decreto liquidità, per il 25% del fatturato è ossigeno momentaneo ma finchè non avviene un’effettiva ripresa delle entrate avrà un impatto sul debito che ci farà lavorare in perdita. Non credo che potremo gestire più di un anno in perdita: crediamo che l’unica soluzione sono i finanziamenti a fondo perduto, l’unica misura che ti permette di pensare agli investimenti: solo così si può uscire dalla logica della preservazione dell’equilibrio e trovare una spinta per crederci. Consideriamo infatti che la restituzione del prestito bancario dovrà avvenire in 6 anni che, soprattutto per una struttura che ha i margini bassi, sono troppo pochi per poter ammortizzare il proprio investimento.

E l’innovazione si paga: quali sono i nuovi scenari da ipotizzare nella ripresa anche rispetto al cambiamento delle abitudini dei consumatori?

Sarà necessario riconsiderare le strategie di marketing, trovare nuove forme di guadagno per la struttura. Avremo bisogno di un CRM 4.0, di modificare la customer relationship. In questo scenario la parte del leone la fanno le tecnologie digitali che comporteranno un’evoluzione di skill e figure lavorative. Ad esempio abbiamo un nuovo referral, il follower, quello che ci ha seguito durante le nostre dirette di allenamento online…

Avete avuto molte richieste di rimborso delle quote? Come le state gestendo?

Alcuni hanno recuperato le quote di abbonamento attraverso l’allenamento online: ci siamo dotati di una piattaforma di allenamento da remoto dove i nostri iscritti potevano interagire con l’istruttore in totale libertà, seppur non dal vivo. Lo abbiamo comunicato con un video emozionale.

Un consiglio a chi si trova ancora al di qua del guado da chi sta già affrontando la ripresa sul campo. Gestire un centro sportivo ai tempi del COVID 19: tra dispositivi di sicurezza, distanziamento sociale, prenotazione delle lezioni, affluenza ridotta. Si può fare? Come si sopravvive?

Guardandosi dentro e guardando fuori: bisogna conoscere i propri limiti e le opportunità esterne. Ad esempio noi puntiamo sul posizionamento di brand lavorando più sui bisogni che sulle tendenze. Ma ogni club ha il suo modello, non esiste una regola valida per tutti, ognuno ha nel suo posizionamento le leve del successo: tutto sta ad identificarle.

Mai come adesso ci troviamo in un’epoca in cui bisogna dotarsi di strutture flessibili e reattive, voi come state affrontando queste logiche dell’ emergenza?

Le strategie di massa di sicuro non funzionano più, noi stiamo lavorando su un lavoro di coaching con lo staff, un training in cui aiutiamo l’istruttore ad uscire dalla sua zona comfort e a tirar fuori il suo potenziale. Fondamentale sarà anche attuare un metodo condiviso di monitoraggio dei risultati attraverso kpi, processi, modelli ed infine guardare questa crisi come un’opportunità di crescita.

In bocca al lupo a tutti i club d’Italia!

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