Anif-Eurowellness ancora una volta in prima linea

Negli ultimi dieci anni la gestione dello sport dilettantistico ha vissuto le situazioni più difficili ed indecifrabili  della sua lunga storia, fatta di gloriosi risultati, di esaltanti vittorie, di straordinari successi organizzativi  che hanno consentito all’Italia di collocarsi nell’arco di ben 120 anni su posizioni di preminenza assoluta nel panorama olimpico mondiale.
Questo vero e proprio “miracolo”  è stato realizzato grazie all’associazionismo  sportivo spontaneo e al volontariato che hanno dato vita sul piano organizzativo, a partire dal 1914 a un ente unico al mondo nella sua tipicità : il CONI, ente dapprima privato, successivamente pubblico, ma sempre indipendente politicamente ed autonomo sul piano amministrativo grazie ai proventi del  “totocalcio” di cui ha beneficiato per legge fino al 1999.
Il CONI in questi 100 anni ha democraticamente presieduto, sostenuto e disciplinato lo slancio propulsivo degli oltre 100mila organismi che a prezzo di enormi sacrifici hanno dato vita con successo a  questo vasto movimento sportivo.
Questo sistema incredibilmente perfetto, malgrado le difficoltà fisiologiche incontrate inevitabilmente nella sua lunga strada, ha funzionato fino alla fine degli anni ’90.
Successivamente  la crisi del volontariato,  i crescenti costi di gestione  delle Associazioni Sportive, ma soprattutto la mancanza dei fondi del Totocalcio, hanno finito per mettere in crisi questo meccanismo.
Lo sport dilettantistico, infatti – a seguito della scellerata legge Melandri del 23 luglio 1999 n.242 che aboliva la quota dei proventi del  totocalcio, sostituiti da un contributo statale a favore del CONI inserito annualmente nella Finanziaria – ha perso di fatto sostegno ed autonomia.
Molte associazioni non ce l’hanno fatta , altre hanno dovuto affrontare problemi di ristrutturazione e riduzione dell’attività, altre ancora, ovvero quelle che avevano investito in innovazione, in formazione  e nella crescita, hanno saputo superare fortunatamente non solo gli effetti nefasti della “Legge Melandri”,  ma anche quelli non meno drammatici della grave crisi economica che ha interessato tutta l’economia mondiale a partire dal 2008.
Queste Associazioni hanno così svolto dal 2000 in poi un sempre più determinante  ruolo  di sussidiarietà e complementarità in ambito CONI  , colmando i vuoti che via via si andavano creando nelle Federazioni Sportive Nazionali sul piano operativo.
E’ evidente infatti che senza l’intervento del settore privato tutto il mondo sportivo dilettantistico avrebbe subito un grave contraccolpo.
Agli inizi degli anni 2000 grazie alla lungimiranza del Legislatore, è stato riconosciuta l’importanza del ruolo svolto, in un momento particolarmente critico dello sport dilettantistico, da questo settore nella crescita  dello sport di base, di quello di vertice, ma anche di quello salutistico.
Con la Legge 289 /art.90 (Legge Pescante) 2002 le agevolazioni fiscali e lavoristiche proprie delle AS sono state quindi estese anche alle società di capitali senza scopo di lucro che si costituivano ai sensi di uno statuto speciale, all’interno di un sistema di vincoli molto stringenti. In particolare: reinvestimento degli utili nell’attività istituzionale, obbligo di devoluzione ai fini sportivi del patrimonio investito in caso di scioglimento della società.
La normativa ha fornito quindi una spinta agli organismi più avanzati e strutturati sul piano operativo e più solidi su quello patrimoniale ad uscire dal ristretto ambito delle Associazioni Sportive Dilettantistiche per inquadrarsi nel settore delle Società di Capitali senza scopo di lucro, più aderente alle loro caratteristiche gestionali.
Il 2003, anno in cui è entrata in vigore la normativa, avrebbe dovuto rappresentare  pertanto il punto di ripartenza dello sport nazionale verso orizzonti sempre più ampi e luminosi.
Il processo di sviluppo avrebbe  infatti interessato non solo l’attività sportiva di base, quella agonistica e quella olimpica, ma anche quella amatoriale, paraolimpica e soprattutto quella finalizzata al benessere psico–fisico del cittadino. Ma così purtroppo non è stato. Il fenomeno infatti avrebbe sicuramente raggiunto dimensioni ben più ampie se, a partire dal 2003 non fosse scattata   un’operazione di controllo da parte delle Istituzioni decisamente  vessatoria che invece di rispettare e difendere la volontà del Legislatore ha finito per attaccare le Società Sportive Dilettantistiche Srl nella ingiustificata e pretestuosa ricerca di attività non sportive, cioè lucrative, con conseguenze facilmente immaginabili sul piano delle sanzioni.
E’ stato compiuto di fatto cioè un sistematico sabotaggio della crescita del settore da parte delle Istituzioni proprio nel momento in cui la crisi economica globale già stava provocando gravi danni.
Tenuto conto che gli accertamenti più aggressivi si sono concentrati sulle imprese di medie e grandi dimensioni, appare legittimo supporre che per gli Organi di Controllo l’illecito si verifichi laddove il fatturato raggiunge livelli importanti . Veniva frenato così quel processo di sviluppo del settore che la “Legge Pescante” intendeva favorire
Negli ultimi 10 anni è stata quindi  combattuta dalle SSD una vera e propria battaglia per la sopravvivenza . Chi aveva deciso in questo periodo di creare una società di questo tipo ai sensi della Legge n.289 veniva infatti spesso trattato come un evasore o un soggetto che per non pagare le tasse si era rifugiato  in questo  “status” giuridico.
Vige la legge non scritta ,ma largamente applicata  anche a prezzo del ridicolo, che  l’attività fisica  praticata in campetti di periferia infangati o polverosi, o in palestre ricavate in maleodoranti e antigienici scantinati, al di fuori delle più elementari norme sulla sicurezza , è sport. Di contro, quella svolta in impianti sportivi di grandi dimensioni, di alto livello qualitativo, tecnologicamente avanzati e con addetti ben preparati, non è sport. Ma, a seconda dei casi, può essere considerata attività legata all’ estetica, al dimagrimento, al settore termale. In sostanza , se è piccolo e squallido è un centro sportivo; se è grande e bello, potrebbe non esserlo. Potrebbe infatti trattarsi di ordinaria attività commerciale con tutte le gravi conseguenze sul piano delle sanzioni. Senza tener conto che tali iniziative sono riconosciute dal CONI attraverso un atto pubblico: “ REGISTRO delle Associazioni e delle Società Sportive Dilettantistiche” trasmesso annualmente per legge dall’ente all’Agenzia delle Entrate. Ma per gli Organi di Controllo non basta. L’inserimento del nominativo di un sodalizio nel “Registro” è una condizione necessaria  ma non sufficiente a garantire l’effettivo svolgimento di attività sportiva dilettantistica.
Questo atteggiamento è purtroppo frutto di una vecchia mentalità anticapitalistica ancora oggi diffusa nell’apparato burocratico dello Stato che tende a considerare l’imprenditore un potenziale sfruttatore e/o evasore.
Oggi , in verità si è affacciato con clamore sulla scena politica un uomo nuovo che ha portato una ventata di rinnovamento nelle liturgie burocratiche accompagnata  dalla ferma volontà di mettere mano a tutte quelle riforme di cui tutti i Governi hanno parlato a più riprese tanto enfaticamente quanto inutilmente negli ultimi 20 anni. Cioè: lavoro, legge elettorale, fisco, giustizia, burocrazia, ecc. Ebbene oggi Matteo Renzi sembra  intenzionato ad accendere finalmente i motori e a partire decisamente in questa direzione . Ma la cosa maggiormente interessante è che, sul treno delle Riforme ha trovato posto anche quella che interessa lo sport.
E’ questa dunque una  grande occasione che tutto il mondo dello sportivo dilettantistico aspettava da oltre 10 anni per sgombrare una volta per tutte il campo dagli equivoci legislativi che frenano tutt’ora lo slancio propulsivo di chi intende investire in un’attività sportiva: conflitti tra norme , modifiche in corso d’opera, deroghe, Regolamenti, Circolari, decreti attuativi, ecc.
In questo ginepraio delle regole è evidente che si muovono con difficoltà anche gli Organi di Controllo e a pagarne le conseguenze  è sempre e comunque il contribuente. Occorre, insomma, cogliere l’occasione per stabilire un corretto rapporto di fiducia tra l’imprenditore e le Istituzioni all’interno di un quadro normativo fatto di certezze e non di norme da interpretare di volta in volta.
La Legge Quadro dovrà finalmente lasciare il “ borderline  profit –no profit” lungo il quale si era mossa fin qui, lasciando aperti i varchi alle più stravaganti operazioni di verifica aventi il solo obiettivo di fare comunque “cassa” e quindi intraprese nei confronti di chi è visibile e soprattutto solvibile.
In questa azione può succedere ad esempio  che un aspetto gestionale di una società di Padova risulti in sede di verifica del tutto corretto mentre lo stesso fenomeno controllato in una  società di Venezia risulti  sanzionabile.

In questo caos, via via sempre più preoccupante e demoralizzante per coloro che avevano investito nel settore i risparmi di una vita e che si erano spesso fortemente indebitati spinti dalla pura passione per lo sport, una sola voce autorevole si è levata in questo periodo in loro difesa: quella di ANIF EuroWellness.
ANIF è una associazione di categoria che rappresenta e tutela sul piano gestionale, fiscale, amministrativo e lavoristico circa 500 centri sportivi di medie e grandi dimensioni che, sotto la presidenza di Giampaolo Duregon -un imprenditore sportivo che ha saputo coniugare ottimamente un importante impegno aziendale con quello altrettanto oneroso profuso a favore del settore- ha realizzato risultati politici via via sempre più determinanti.
Dal 2001, anno della sua discesa in campo ,  in molte normative , Risoluzioni, Circolari , volte a chiarire i punti più controversi della Legge Quadro,  Duregon ha sempre svolto infatti un ruolo da protagonista nella difesa delle istanze del settore finendo per acquisire una credibilità che oggi gli consente di dialogare formalmente con i massimi vertici delle Istituzioni con cognizione di causa : Agenzia della Entrate, Ministero del Lavoro, Ministero delle Finanze, Ministero della Salute, ENPALS, INPS, SIAE, Confindustria.
I risultati in questa corsa ad ostacoli si sono rivelati sempre più determinanti , ma non  sufficienti tuttavia a bloccare la nascita di  sempre  nuovi problemi gestionali. Spesso bisognava infatti riaprire i tavoli istituzionali su questioni che sembravano risolte e superate. E’ il caso ad esempio , in ordine di tempo, della Circolare del Ministero del Lavoro del 21/ 02/2014 indirizzata agli Organi Ispettivi dell’INPS sulla controversa questione del  “professionismo sportivo” in ambito AS/SSD, dove l’Amministrazione  a seguito dell’azione di ANIF aveva dovuto puntualizzare:
“…..nell’evidenziare pertanto sia la complessità che la specificità della disciplina che interessa le società e le associazioni sportive dilettantistiche, occorre prendere atto che l’attività di vigilanza svolta nei con fronti di tali realtà ha determinato l’insorgere di contenziosi con esito in buona parte non favorevole per l’Amministrazione e per l’INPS. “
Le conclusioni cui perviene il Ministero in questa circostanza confermano insomma il permanere dello stato confusionale con cui sono costretti a muoversi gli organi di Controllo in un complesso insieme di Leggi, leggine, circolari, Risoluzioni,    dando ampia prova  di “fantasia” interpretativa a danno sempre e comunque  dell’impresa.
Ebbene quando sembrava che da questa situazione non si sarebbe potuto prescindere per chissà quanto tempo ancora, è suonato ad un tratto l’allarme. Molte voci autorevoli si sono levate quasi in coro all’improvviso per denunciare l’esigenza di dar vita ad una nuova legge sullo sport volta a far ordine e chiarezza una volta per tutte in questo controverso quadro normativo.
1.    Ha aperto la discussione sull’argomento il Presidente del Consiglio Matteo Renzi. Questi, nel ricevere il 29 aprile a Palazzo Chigi i neo campioni d’Europa di Calcio a 5 con le più alte cariche  della FIGC e del CONI, tra le quali il Presidente della Lega Dilettanti, Carlo Tavecchio; il Presidente FIGC Giancarlo Abete; il Presidente del CONI , Giovanni Malagò, a margine del protocollo ufficiale ha lanciato un appello alle istituzioni sportive affinché si cominciasse a pensare alla ormai superata Legge n.289/2002, non più aderente, a suo dire, alle nuove esigenze del mondo sportivo dilettantistico.
2.    Ha raccolto l’assist il Presidente del CONI, Giovanni Malagò, in occasione della cerimonia del 13 maggio 2014 promossa al Foro Italico di Roma per la presentazione del nuovo marchio del CONI, dicendo tra l’altro : “per il CONI si preannuncia una fase intensa in vista di una possibile Legge Quadro per lo sport che superi la logica di interventi una tantum”.
3.    Contemporaneamente la VII Commissione della camera presieduta da Giancarlo Galan, nella seduta del 14  maggio 2014, ha iniziato l’esame del provvedimento “Disposizioni per il riconoscimento della funzione sociale dello sport nonché delega al governo per la redazione di un testo unico delle disposizioni in materia di attività sportiva”.
4. Il 22 maggio infine sempre  il Presidente del Consiglio,  nel corso della trasmissione televisiva “Porta a Porta” di Bruno Vespa, ribadiva la necessità e l’esigenza di dare il via alla Riforma.
E  questo tambureggiamento fa eco a quanto già sollevato dal Ministero del Lavoro, nella conclusione della sopra citata Circolare interna del 21/02/2014 : “Resta altresì la possibilità di intervenire in questo settore … nonché nelle ipotesi di richieste di intervento per presunto svolgimento di prestazioni di natura subordinata”. Ovvero tradotta in linguaggio informale la circolare dice : “Caro Presidente Duregon, le teorie e le argomentazioni da Lei sostenute con convinzione a difesa della corretta interpretazione del complesso quadro normativo che dà vita al cosiddetto “compenso sportivo” sono pienamente condivisibili e l’ Amministrazione non ha difficoltà a sottoscriverle. Tuttavia al contempo evidenzia anche l’esigenza di porre mano ad una riforma volta ad assicurare le necessarie tutele contributive agli addetti al settore sport attualmente carenti.”
Questi segnali sono stati più che sufficienti per far partire quindi l’azione di ANIF nella direzione emersa in queste importanti occasioni con tutte le energie che  ha  sempre messo in campo nella realizzazione degli obiettivi prefissati. Duregon si è mosso cioè prima  che altre forze possano dar vita a Disegni di Legge non in linea con gli interessi del settore. Il Presidente, sempre all’attacco in tutte le battaglie che in questo decennio ha intrapreso il mondo dello sport dilettantistico, anche in questa occasione è sceso dunque in campo con i suoi esperti per offrire il suo contributo nella costituzione del nuovo quadro normativo dal quale può dipendere il futuro dell’associazionismo sportivo.
Il progetto di Duregon è incentrato nella istituzione di un nuovo tipo di società sportiva  srl che per l’alto valore sociale, didattico, salutistico, sportivo dilettantistico e agonistico delle attività svolte sono concesse alcune agevolazioni tributarie, di entità inferiore a quelle di cui godono le attuali AS/SSD  ma senza il vincolo della indivisibilità degli utili.
L’IVA relativa ai proventi derivanti  delle attività istituzionali passerà da zero al 4%, la contribuzione previdenziale sulle collaborazioni  si attesterà sul 10% per importi superiori ai 7.500/10.000 euro e la tassazione si applicherà sul 50% dell’imponibile. Anche questa nuova società sarà riconosciuta dal CONI ed inserita nell’apposito “Registro” eventualmente diverso da quello delle Associazioni Sportive Dilettantistiche e delle società Sportive Dilettantistiche.
La nuova legge Quadro dovrà rimuovere infine anche tutti i punti controversi della normativa vigente (e ce ne sono non pochi).
In un progetto di così vasta portata occorrerà quindi fissare i punti cardine e  la stella polare, cioè, a cui guardare per non smarrirsi nel confronto con le Istituzioni che, viste le premesse, avverrà presto.
Può sembrare banale, ma il primo punto da risolvere una volta per tutte è quello relativo alla definizione del “ concetto sport” e  la relativa istituzionalizzazione dell’organismo preposto a certificare l’effettiva attività sportiva svolta dalle Società e dalle Associazioni Dilettantistiche. Ebbene, su questo punto non bisognerebbe tornare indietro.  La Legge n.186/ 2004 ha fissato infatti uno dei pochi punti chiari e importanti dell’intero quadro normativo  vigente attribuendo esclusivamente al CONI la responsabilità di certificare l’attività svolta.
Qualora si mettesse in discussione questo  principio si scatenerebbe un inevitabile conflitto  di competenze dagli esiti facilmente immaginabili fra Stato, Regioni, CONI. Ogni Istituzione vanterebbe titolo ad intervenire con buona pace dei TAR.
La materia è varia e complessa, tanti sono gli aspetti da considerare sul piano del diritto sportivo , quello civilistico, quello previdenziale, quello fiscale e così via. La quadratura del cerchio non è quindi facile . Occorre riformare un impianto legislativo cominciando dalle fondamenta e fare finalmente ordine nel caos imperante. Ma nel tentativo di dar vita a questa  necessaria e urgente riforma occorre anche evitare di fare l’errore di buttare con “l’acqua sporca anche il bambino!”

Gianfranco Mazzia
Direttore ANIF – Eurowellness