indagine impianti sportivi post covid
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Il 25 maggio, dopo ben tre mesi di chiusura, causa Covid 19, hanno riaperto i 100 mila centri sportivi italiani, con la sola eccezione della Lombardia che ha dovuto aspettare il 3 giugno.

In realtà, l’attività dei gestori e quella di gran parte dei tecnici, pur tra mille difficoltà, non si era mai fermata perché occorreva far fronte, oltre alla manutenzione degli impianti, anche ai nuovi grandi problemi, del tutto sconosciuti, sorti con la nascita di un tanto imprevisto, quanto subdolo nemico, che ha messo in ginocchio l’intero sistema sociale, sanitario ed economico del Paese.

Da un lato, occorreva, infatti, attrezzare le strutture attenendosi rigorosamente ai Protocolli governativi sulla sicurezza, dall’altro cercare di mantenere in vita, da remoto, l’esercizio fisico per i propri iscritti. Attività queste che hanno impegnato notevolmente tutti gli addetti al settore che, con grande senso di responsabilità, non si sono mai fermati. Hanno bensì rinnovato e reinventato il proprio bagaglio professionale consentendo agli iscritti di continuare a svolgere attività fisica da remoto attraverso l’utilizzo di piattaforme digitali che hanno offerto servizi di allenamenti video a distanza molto efficaci, apprezzati e quindi seguiti con crescente successo.

I centri sportivi potenziando così le proprie capacità tecnologiche ed organizzative sono riusciti a mantenere il contatto quotidiano con i propri iscritti. Si è riusciti in sostanza, pur in una situazione di grande disagio, a non perdere e forse consolidare quel rapporto di fiducia che lega la struttura con il frequentatore.

Emendamenti ANIF a sostegno del settore: Decreti Cura Italia, Liquidità e Rilancio

In questo periodo è risultato senza dubbio molto importante anche il grande lavoro svolto da ANIF, Associazione Nazionale Impianti Sport e Fitness (palestre –piscine –campi sportivi) presso le Istituzioni di riferimento: Ministero delle Finanze, Ministero dello Sport, Ministero del Lavoro. Sotto la guida del Presidente Giampaolo Duregon, ANIF ha proposto infatti numerosi emendamenti a favore del settore che sono stati accolti nei Decreti Cura Italia, Liquidità, Rilancio:

• recupero con il credito d’Imposta del 60% dei canoni d’affitto;

voucher per i frequentatori per lo svolgimento della pratica sportiva per un periodo analogo a quello in cui non si è fruito l’esercizio fisico a causa della chiusura degli impianti;

cassa integrazione in deroga per il personale dipendente;

bonus di €600 a favore dei collaboratori sportivi (contratti ex Art. 67 del TUIR comma 1 lettera m) per il periodo marzo-maggio;

• accesso al Fondo di Garanzia e al Credito Sportivo;

• proroga pagamento utenze;

slittamento di 6 mesi delle imposte ritenute alla fonte in qualità di sostituti d’imposta nei confronti dei lavoratori dipendenti, nonché dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria;

• slittamento per 12 mesi delle imposte (IRES, IRAP, IVA,) quando dovute;

riduzione del 50% dei canoni di affitto privati;

contributi a fondo perduto da parte del Ministero dello Sport.

Questi provvedimenti hanno, quindi, rappresentato una vera e propria boccata di ossigeno che ha consentito al settore, se non di uscire da una crisi irreversibile almeno di tentare di rilanciarsi con vigore verso le posizioni raggiunte prima del lockdown.

Indagine statistica post – COVID

ANIF, al fine di testare il polso della situazione congiunturale in cui si è venuto a trovare il settore dei centri sportivi, al momento della riapertura dei cancelli, ha svolto una approfondita indagine conoscitiva presso la propria base associativa puntando l’obiettivo su 3 parametri fondamentali:

1. il numero percentuale degli iscritti frequentanti registrato nel mese di giugno 2020 nei confronti degli iscritti frequentanti, rilevato al momento della chiusura degli impianti;

2. confronto percentuale del fatturato/corrispettivi del periodo gennaio-maggio 2020 con il dato relativo allo stesso periodo dell’anno precedente;

3. Gestione dei voucher rilasciati dai gestori ai frequentatori ai sensi dell’Articolo 216 comma 4 del Decreto Legge Rilancio per lo svolgimento dell’attività fisica non praticata dai frequentatori nel periodo di lockdown;

I dati relativi al fatturato e all’andamento delle frequenze non rivelano, come vedremo, situazioni negative del tutto inattese.

In merito ai voucher, invece, l’indagine ha rivelato un fenomeno molto interessante:

il voucher, nella totalità dei casi osservati in ambito ANIF è stato accettato dai frequentatori senza riserve!

Anzi, non pochi sono risultati i casi in cui gli iscritti, nel riconoscere le enormi difficoltà economiche in cui si è venuto a trovare il centro sportivo, ed apprezzando l’impegno da questo profuso per mantenere in vita un’attività compromessa nel rispetto rigoroso dei Protocolli governativi sulla sicurezza, hanno perfino rinunciato al voucher.

Se dunque l’emissione del voucher non ha creato problemi, non altrettanto può dirsi riguardo i livelli di fatturato e quelli relativi alle frequenze degli iscritti registrati alla riapertura degli impianti.

ANIF nella sua indagine ha diviso gli impianti in 3 fasce di ampiezza:
• impianti fino a 1000 mq;
• impianti tra i 1000 e i 2000 mq;
• impianti oltre 2000 i mq.

Per quanto riguarda le frequenze degli iscritti si è rilevato che esistono differenze tra gli impianti appartenenti alle 3 fasce.

Il numero percentuale degli iscritti frequentanti alla riapertura rispetto al numero degli iscritti frequentanti prima della chiusura è DIMINUITO mediamente del:

55% negli impianti al di sotto dei 1000 mq

50% negli impianti tra i 1000 e i 2000 mq

43% negli impianti al di sopra dei 2000 mq.

Ma c’è da dire che la rilevazione è stata effettuata subito dopo la riapertura degli impianti. Si tratta cioè di una situazione in “fieri” che rivela in realtà un trend positivo. I frequentatori stanno uscendo, infatti, lentamente dal tunnel della paura relativa alla contaminazione del virus e quindi tendono a raggiungere uno standard di vita ” normale” con gradualità.

abbonamenti centri sportivi covid

Sarà pertanto interessante osservare il dato fra qualche tempo.

Le note dolenti provengono però purtroppo dai livelli di fatturato persi in questo periodo rispetto a quelli registrati nello stesso periodo dell’anno precedente. Perdite che purtroppo non verranno certamente recuperate.

C’è inoltre da dire che, PURTROPPO, per mancanza di liquidità un sensibile numero di centri (palestre) non ha ancora riaperto e non tutti riapriranno a settembre.

Questo fenomeno in ambito ANIF è quasi inesistente, comunque è un dato molto preoccupante.

Per quanto attiene ai centri che hanno riaperto si è potuto osservare:

• gli impianti di ampiezza inferiore a 1000 mq hanno accusato nel periodo gennaio-maggio 2020 una contrazione del flusso economico che si avvicina al -80% rispetto al dato relativo allo stesso periodo dell’anno precedente.

• Negli impianti tra i 1000 e i 2000 mq la situazione appare leggermente migliore: la perdita di flusso economico in questo caso si aggira infatti intorno al -70%

• Negli impianti al di sopra dei 2.000 mq la perdita di flusso economico è stata di -60%

Si spera che nel 2020 la perdita possa essere contenuta in linea generale entro il –50 %

fatturato club covid

In conclusione, l’indagine fotografa una situazione del settore molto critica, ma per trarne un giudizio definitivo occorrerà, per i motivi succitati, attendere qualche tempo.

Per avere un quadro definitivo della situazione dovremo cioè vedere quello che succederà a settembre, quando potremo valutare anche i risultati del grande lavoro svolto grazie al ricorso delle tecnologie del digitale che hanno consentito ai centri sportivi di rimanere al fianco dei frequentatori dimostrando grande creatività e velocità nel trovare soluzioni alternative a quelle tradizionali, da remoto e non.

A settembre, dopo questa fase di assestamento, forti di queste esperienze, si ripartirà quindi con nuove idee che orienteranno certamente il mondo dei servizi sportivi verso orizzonti più innovativi, più ampi e stimolanti.

I centri sportivi dovranno cioè dimostrare di essere in grado di trasformare gli effetti devastanti di questa grave crisi in opportunità, contando su un quadro di riferimento tecnico-formativo più solido e sicuro. Di necessità virtù!

Gianfranco Mazzia

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