piscine covid 19
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Purtroppo, abbiamo ereditato dalla Pubblica Amministrazione la gestione di impianti molto vecchi ed estremamente energivori, certamente poco razionali rispetto alle attuali necessità di fruizione di una clientela che nel corso del tempo ha maturato esigenze sportive evolute

Con il cuore oltre l’ostacolo e gli occhi proietatti altrove, su una ripresa che, dalle misure del Governo, cominciamo a intravedere ma che sarà possibile solo se continuiamo a far sentire le voci del nostro settore, ascoltiamo il segnale di allarme da parte del settore acquatico.

Centri sportivi, palestre, piscine e campi sportivi, infatti, rischiano di subire, dopo la chiusura oramai da 1 mese e mezzo, un contraccolpo devastante sulle loro economie da questa crisi.

In 3 domande vogliamo focalizzare in modo istantaneo una realtà messa in ginocchio ma che sta lottando strenuamente.

Intervistiamo Andrea Biondi, imprenditore ligure, presidente della A.S.D. Crocera Stadium, un circuito di realtà sportive con piscine all’avanguardia, di riferimento a Genova.

Come sta impattando questa crisi sul settore piscine?

L’impatto è devastante per tutta la filiera dell’industria dello sport. I titolari dei centri sportivi dovranno rivedere al ribasso gli incassi, i fornitori subiranno gravi ritardi per i pagamenti, i clienti disorientati avranno comportamenti differenziati, i proprietari degli immobili presso i quali sono presenti le attività sportive dovranno necessariamente rinegoziare i canoni con il titolare del centro sportivo.

Aggiungiamo a questi problemi altri due aspetti da dover affrontare: non abbiamo una data certa di riapertura delle nostre attività e non sappiamo quali potranno essere le prescrizioni previste per garantire la sicurezza ai nostra clienti.

piscine chiuse covid 19

Un impianto Crocera Stadium a Genova

Quali sono le maggiori difficoltà nel tenere un impianto natatorio chiuso?

La piscina, rispetto ad altri impianti sportivi, nonostante la chiusura, subisce dei costi fissi giornalieri come, ad esempio, il costo elettrico del ricircolo dell’acqua delle vasche che altri impianti sportivi non sopportano. In particolare la situazione è ancora più grave per i gestori di piscine pubbliche.

Purtroppo, abbiamo ereditato dalla Pubblica Amministrazione la gestione di impianti molto vecchi ed estremamente energivori, certamente poco razionali rispetto alle attuali necessità di fruizione di una clientela che nel corso del tempo ha maturato esigenze sportive evolute. Abbiamo necessità, quindi, di riqualificare gli impianti sportivi rendendoli più moderni.

Con ANIF insieme per lo sviluppo del settore: come giudica l’operato fatto finora, cosa possiamo fare ancora insieme per il settore?

ANIF ha fatto moltissimo per il nostro comparto. Ha generato valore e sviluppato “cultura” nel nostro settore, organizzando eventi, manifestazioni e tante occasioni di incontro che hanno consentito ai partecipanti una crescita personale ed imprenditoriale rilevante. Ha avuto, nel tempo, un ruolo determinante per le leggi, le norme e le disposizioni che nel corso degli anni hanno regolamentano le nostre attività.

Dobbiamo fare ancora molto. Penso sia determinante per il futuro di ANIF sviluppare progetti regionali con contenuti che garantiscano all’associato locale una serie di servizi, consulenze ed agevolazioni facilmente utilizzabili.

In Liguria, per esempio, stiamo sviluppando questo modello locale “ANIF Liguria” con Luca Verardo, grande esperto di fitness e membro della giunta CONI Liguria ed Alessandro Martini esperto gestore di piscine pubbliche, vice Presidente vicario della Federazione Italia Nuoto. Siamo convinti che questa esperienza possa essere messa a comune denominatore per garantire ai nostri colleghi liguri una serie di competenze, opportunità e soluzioni facilmente utilizzabili.

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