sport difese immunitarie
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Una rassegna di studi messa a punto da ELAV, società di formazione leader nel settore fitness, ha messo in relazione in modo chiaro e inequivocabile l’incidenza dello sport sul sistema immunitario, tanto da da essere in grado di proteggerci da virus e infezioni respiratorie.

L’attività fisica è stata forse una delle tematiche che ha suscitato più reazioni contrastanti durante questa fase di lockdown che ci siamo lasciati alle spalle. Eppure il ritorno all’allenamento in spazi verdi, all’aperto, ancor prima che nelle strutture sportive (che riapriranno il 25 maggio) ha aperto la fase 2, il 4 maggio, in quanto anche il Governo l’ha riconosciuta come un’esigenza insopprimibile dell’essere umano.

Mai come in questo momento la salute è in cima all’agenda dei Governi e delle persone e quando tutto questo sarà passato non si potrà non riflettere sull’importanza dell’attività fisica come strumento di salute pubblica.

Una rassegna di studi messa a punto da ELAV, società di formazione leader nel settore fitness, ha messo in relazione in modo chiaro e inequivocabile l’incidenza dello sport sul sistema immunitario, tanto da da essere in grado di proteggerci da virus e infezioni respiratorie.

Abbiamo chiesto direttamente ai relatori della ricerca Enrico Guerra e Damiano Molinaro come questo avviene perché lo staff, in particolare, gli istruttori di un centro sportivo dovranno sapere dominare sempre più questo argomento da cui dipende il presente e il futuro dello sport.

Il vostro staff deve essere in grado di far percepire concretamente ai praticanti quanto è importante per la propria salute fare sport e quali rischi corrono se non lo fanno.

Ecco l’intervista che abbiamo fatto a Enrico Guerra e Damiano Molinaro

Dalla ricerca emerge che un’attività fisica moderata può aumentare le nostre difese immunitarie. Può spiegare in modo semplice come questo avviene?

Un singolo allenamento ha profondi effetti sul numero totale e sulla composizione dei leucociti e linfociti circolanti (cellule del sistema immunitario), molti dei quali sembrano essere mediati dal rilascio di ormoni dello stress come corticosteroidi (cortisolo) e catecolamine.

Non è insolito che il conteggio totale dei leucociti aumenti da due a quattro volte rispetto a quelli a riposo dopo un esercizio dinamico anche breve (dell’ordine dei minuti), mentre un esercizio di endurance prolungato (0,5-3 ore) può far aumentare la conta dei leucociti fino a cinque volte.

L’aumento del numero dei leucociti è proporzionale all’intensità e alla durata dell’esercizio, sebbene la durata sia probabilmente più influente.

La cosiddetta leucocitosi (incremento del numero di leucociti circolanti) è uno dei più impressionati e consistenti cambiamenti osservati nell’allenamento.

Questo incremento può mantenersi elevato anche dopo alcune ore dopo il termine di alcuni tipi di esercizio: la normale conta dei leucociti e dei rispettivi sottotipi di solito ritorna ai livelli di pre-esercizio entro 6-24 ore dopo l’interruzione dello stesso. Le cellule predominanti mobilitate con l’esercizio sono soprattutto i neutrofili con un contributo minore proveniente dai linfociti e monociti.

La ricerca parla di esercizi in cronico e di attività acuta di intensità moderata, che migliorerebbero i parametri di difesa immunitaria. Che significa?

Sebbene le risposte immunitarie al singolo l’allenamento siano transitorie, è probabile che questi effetti si accumulino nel tempo e producano gli adattamenti immunologici all’allenamento cronico.

Cosa sono le cellule Natural killer?

Le cellule natural killer (NK) sono legate ai meccanismi dell’immunità innata. Sono grandi linfociti granulari. I granuli intracellulari contengono molecole che vengono rilasciate quando le cellule NK entrano in contatto con le cellule bersaglio. Alcune di queste molecole causano la formazione di pori nella membrana della cellula bersaglio, portando alla loro lisi. Altre molecole entrano nella cellula bersaglio e ne causano l’apoptosi (morte cellulare programmata).

Sono in grado di distruggere cellule infette da virus e cellule tumorali. Hanno capacità citotossica senza previa sensibilizzazione. L’esercizio fisico provoca profondi cambiamenti sia nel loro numero nella circolazione che nella loro attività citotossica.

 “Traducendo”, in parole chiare, come dovrebbe essere in pratica la nostra attività fisica per proteggerci dalle malattie?

La protezione indotta dall’esercizio contro le infezioni può essere raggiunta con molti tipi di attività aerobica (ad es. camminata, jogging, ciclismo, nuoto, sport in genere). In generale, sembra che da 20 a 40 minuti di esercizio di moderata intensità (cioè dal 40% al 60% di VO2max, corrisponde al 60 e 75% della Fcmax) al giorno siano sufficienti a promuovere un effetto benefico sul sistema immunitario.

L’OMS parla spesso di attività aerobica prevenire le malattie? E l’attività anaerobica?

Gli studi sulla risposta immunitaria dopo un esercizio con sovraccarichi sono scarsi. I risultati di questi studi indicano che un allenamento con i pesi provochi delle modifiche sui leucociti simili ad un esercizio di endurance ad alta intensità (aerobica), ovvero una leucocitosi generalizzata con linfociti e neutrofili che apportano il massimo contributo.

Per le persone immunodepresse quali sono le raccomandazioni? E per gli anziani?

Il processo d’invecchiamento nell’uomo è associato ad un progressivo declino della funzione del sistema immunitario, che è comunemente indicato come immunosenescenza. Purtroppo, l’eziologia di molte malattie legate all’età nella medicina contemporanea è attribuita ad un sistema immunitario disfunzionale.

La maggior parte della ricerca indica che un esercizio aerobico regolare di moderata intensità possa migliorare la funzione immunitaria negli individui più anziani. Gli effetti positivi dell’esercizio fisico sul sistema immunitario nelle persone anziane sono evidenziati da migliori risposte ai vaccini, aumento del numero di cellule T, concentrazione plasmatica di citochine infiammatorie più bassa e aumento dell’attività fagocitica dei neutrofili e citotossica delle cellule NK.

Per maggiori informazioni scarica la ricerca di ELAV

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