Per dare una risposta a questa domanda, si è aperto, recentemente, un ampio dibattito nel mondo cattolico “NO PROFIT” e in quello dell’associazionismo di sinistra volto a fornire agli organismi che vi operano uno “status giuridico” più aderente alle modificazioni che il “terzo settore“ ha subito nell’ultimo periodo.

Il fenomeno merita di essere seguito con attenzione perché la ricerca di riconoscimenti politici ed economici in grado di supportare adeguatamente gli enti impegnati nelle cosiddette “opere di bene”, che variano dal sostegno alle categorie socialmente deboli, ai malati, agli anziani, ai migranti, deve necessariamente estendersi agli enti sportivi non commerciali senza scopo di lucro.
Il vasto mondo del terzo settore è indubbiamente impegnato in un’azione sociale meritoria svolta in Italia e all’estero e non può che ricevere un plauso da parte di tutta la società civile.
Il movimento può contare su forti referenti politici, sia nell’area cattolica sia in quella della sinistra, dove le istanze dovrebbero essere accolte e portate avanti con determinazione. Ma, nel riconoscere il valore etico/morale che spinge questo mondo a trovare soddisfacenti risposte alle sue giuste istanze, occorre anche tenere sotto controllo gli effetti collaterali che l’azione può creare nel mondo dello sport dilettantistico. Il settore, nel rivendicare i meriti degli alti scopi che animano il mondo del volontariato, non manca, giustamente, di denunciare anche l’ampio sottobosco che sotto il suo ombrello vive e vegeta con profitto, con scopi ben lontani da quelli che istituzionalmente dovrebbe perseguire. E fin qui siamo tutti d’accordo. Le cose si complicano e parecchio quando quest’opera di “pulizia” interna sembra interessare anche il mondo dello sport dilettantistico. Perché, se è vero come è vero che anche all’interno di questo mondo operano organismi che con lo sport non hanno nulla a che fare, è pur vero che la stragrande maggioranza delle AS/SSD “riconosciute” dal CONI svolge con crescenti sacrifici un’azione sociale e salutistica il cui valore non può essere considerato di livello inferiore a quello svolto dal mondo impegnato, forse troppo genericamente, “a fare del bene”. Un settore peraltro che a vario titolo già gode di supporti economici notevoli provenienti da più parti: Stato, Regioni, Comunità Europea, Fondazioni, ecc. che, ad onor del vero, non sempre vengono gestiti in maniera trasparente …..In conclusione continueremo a seguire con particolare interesse i movimenti degli organismi che a vario titolo operano nel “terzo settore”. Il fermento che li anima ed i principi a cui si ispirano sono lodevoli e meritano la massima considerazione, ma con la stessa attenzione ANIF – Eurowellness, Associazione Nazionale Impianti per il Fitness e per lo Sport, da circa 15 anni, sotto la guida del Presidente Giampaolo Duregon, costantemente in prima linea nella difesa delle istanze del settore, seguirà anche le loro manovre “ad escludendum”. Non è chiaro infatti se anche il NO PROFIT sportivo rientra nel “terzo settore” e se sia eventualmente in atto una manovra volta a penalizzarlo sul piano dei riconoscimenti giuridici conquistati dopo anni ed anni di grande impegno.
Se così fosse Duregon anche in questa occasione è pronto a scendere in campo con la consueta determinazione che gli ha consentito di raggiungere tutti i più grandi risultati che hanno caratterizzato la sua pluriennale azione condotta sul piano fiscale, tributario, lavoristico e salutistico a favore del settore.

GIANFRANCO MAZZIA
Direttore ANIF – Eurowellness