sedentarietà

La notizia fa scalpore già prima di indagare le cause: il 72% degli italiani non fa sport rispetto alla media europea del 60%, una media già drammaticamente alta se si pensa che, secondo gli ultimi dati Eurobarometro, dal 2009 al 2017 purtroppo la sedentarietà è cresciuta dal 39% al 46%. Complice la vita lavorativa e il tempo libero sempre più ostaggio di strumenti digitali, fatto sta che tra smartphone, videogames, pc, tablet, social i bambini sono sempre meno dinamici e gli adulti, soprattutto dopo i 55, stanno a guardare i più giovani muoversi.

L’Italia inoltre è tra quei paesi del Sud Europa più colpiti dalla sedentarietà: dopo di noi ci sono solo Romania, Portogallo, Grecia e Bulgaria. Altro dato importante riguarda il coinvolgimento in attività fisiche alternative come spostarsi con la bici, il giardinaggio o il ballo, attività che vedono esclusi il 57% degli italiani.

Mancanza di cultura dell’attività fisica intesa come stile di vita giornaliero insieme ad una routine sedentaria che ci vede sempre più seduti anche per più di 8 ore al giorno creano un mix pericoloso ma le motivazioni vanno ricercate anche altrove.

Motivazioni a fare sport

La maggior parte degli italiani fa sport per migliorare la propria salute (43%), il proprio benessere (42%), per rilassarsi (36%). Questo significa che l’auto – consapevolezza del proprio stato di salute e della possibilità di incrementarlo con l’attività fisica può essere una forte motivazione a muoversi.

Le motivazioni non sembrano essere solo endogene perché, come dichiarato dagli intervistati, la fiducia nell’impegno delle autorità locali a coinvolgere i cittadini in uno stile di vita attivo è bassa considerando che il 55% degli italiani reputa che le istituzioni locali non fanno abbastanza in questa direzione. In Italia tale percentuale è al di sopra della media europea che non supera il 40%.

Il 40% di chi non fa sport invece dichiara di non avere tempo.

Inoltre in Italia il miglioramento dell’aspetto fisico è un incentivo di gran lunga maggiore rispetto agli altri paesi europei: conta per il 30% rispetto alla media europea del 20%.

E il divertimento, conoscere nuovi amici, la socializzazione, che fine hanno fatto? In Europa il 30% di chi fa sport lo fa per divertimento contro il 19% in Italia mentre la “scusa” delle nuove conoscenze ha un peso del 19%, identico alla media europea. Ma stringiamo il focus su altre caratteristiche come età e genere.

Gap uomini – donne, resta

Oltre al divario Nord – Sud il gap di accesso all’attività fisica resta alto tra uomini e donne: in Italia la fascia più rappresentativa di questo gap è quella 15-24 anni dove è ben il 45% delle ragazze a non praticare alcuno sport o attività fisica contro il 22% dei ragazzi. È un dato clamoroso che fa riflettere su quanto ancora contino politiche di promozione e sensibilizzazione sullo sport, tra i giovani, che non può continuare ad essere un problema di genere.

Età, livello d’istruzione e benessere economico

Secondo l’Eurobarometro, sono soprattutto i liberi professionisti e i manager a fare più sport mentre la tendenza a fare attività fisica diminuisce con il crescere dell’età. In Italia:

  • 88% degli uomini e il 95% delle donne sopra il 55 anni non fa sport;
  • tra i 25 e i 39 anni il dato si abbassa al 48% per gli uomini e al 57% per le donne;
  • tra i 40 e i 54 anni segue il 62% degli uomini e il 68% delle donne, che si dichiarano completamente inattive.

Cresce il dato dell’iscrizione a palestre

Mentre la fiducia nelle strutture pubbliche resta poca, in Italia è più alta, al contrario, quella nei centri sportivi. Un dato incoraggiante è la crescita in tutta Europa dei cittadini iscritti ad un fitness club o circolo sportivo:
• il 12% degli Europei sono soci di un circolo sportivo
• l’11% di una palestra o centro fitness

Il centro sportivo in ogni caso si riconferma il luogo adatto a promuovere l’attività fisica.

preparazione atletica padel

Costi bassi di installazione e manutenzione con un campo che può costare dai 14 ai 18mila euro, passione crescente tanto che l’Italia si è piazzata 2° in Europa dopo la Spagna, 2 dei tanti fattori che hanno reso il Padel virale: in Italia gli appassionati sono già 10.000 con circa 300 campi da Nord a Sud. Coinvolgente, spettacolare per l’intenso numero di scambi rispetto al tennis e accessibile a tutti, grazie ad una maggiore facilità di apprendimento e immediati risultati soddisfacenti, il Padel è una mania, una partita da giocare fino all’ultima pallina senza esclusione di colpi.

Ma non basta: il Padel fa bene perchè fa dimagrire dato l’elevato sforzo aerobico e migliora l’umore in quanto sport sociale. Il Padel infatti si gioca in quattro, due contro due, e l’affinità con il partner è fondamentale tanta da diventare uno degli aspetti ludici più ricercati. Un gioco che può definirsi lo sport dilettantistico per eccellenza per tre motivi:

  1. si impara facilmente;
  2. grazie all’immediata accessibilità permette di entrare in un contesto competitivo anche amatoriale quasi da subito, incarnando in pieno lo spirito agonistico dello sport, ma rivolto a tutti;
  3. è sociale e l’affiatamento di gioco con il partner rappresenta un ingrediente di successo fondamentale in una partita.

Giocarlo al meglio significa anche fare la giusta preparazione atletica, al di là della posta in gioco: preparazione per un torneo amatoriale in un circolo sportivo, allenamento per un torneo agonistico oppure sfidare quella temuta e imbattibile coppia di amici. Abbiamo chiesto a Marco Mancini, personal trainer presso uno dei nostri storici club ANIF della capitale, della catena di circoli sportivi Nettuno Club, in cosa consiste la preparazione atletica al Padel.

Marco, tu sei uno dei primi trainer della Paddle generation e uno dei pochi che parla di preparazione atletica a questo sport, quali sono le differenze con la preparazione atletica al tennis?

Il Padel ha alcune caratteristiche che lo differenziano dal tennis: ha un gioco più dinamico con un’usura fisica importante. Aggiungerei che è anche più divertente perchè si gioca in coppia, due contro due. Diciamo che il risultato è un allenamento aerobico divertente che aumenta le endorfine grazie anche alla socializzazione che si origina dall’affiatamento di coppia, necessario per portare a casa il risultato.

E la paddle racket, con i suoi fori e la sua forma più maneggevole, permette proprio di dirigere e assecondare questo gioco così dinamico e veloce dove sono i giocatori a fare la tecnica: il Padel è uno sport spettacolare tanto che la tecnica segue di molto i guizzi di gioco dei giocatori che ne fanno la concreta differenza. Un giocatore di livello avanzato giocherà con un’organizzazione di gioco molto diversa rispetto ad un amatoriale.

Serve una preparazione atletica diversa in quanto differente è la velocità, la resistenza e maggiore la reattività muscolare: è come se fosse tutto più maggiorato.

D’altro canto i fondamenti del Padel sono gli stessi del tennis: velocità, lucidità, reattività, propriocezione il movimento nello spazio. I muscoli però subiscono un interessamento istantaneo, il dispendio energetico è immediato e bisogna anche avere un recupero immediato.

Qualche consiglio di preparazione atletica?

La preparazione atletica è sempre personalizzata in base agli obiettivi e all’anamnesi dello sportivo ma è possibile indicare alcuni esercizi molto utili:

  • mountain climber: agisce a livello neuromuscolare e va intervallato con un salto verso l’alto, di scatto;
  • plank: è un lavoro isometrico di contenimento muscolare;
  • kettlebell con lo swing per migliorare resistenza e lavoro muscolare;
  • bande elastiche che possono essere utilizzate in outdoor lavorando sulla forza esplosiva: potrebbe bastare un albero, un palo o un qualsiasi sostegno funzionale ad agganciare l’elastico e lavorare in opposizione con il corpo e sfruttando il rimbalzo. Reattività e velocità ringrazieranno;
  • per la parte aerobica consiglio l’ellittico, quindi un allenamento indoor in palestra, perchè lo considero più efficace.

Vi sono delle precauzioni da adottare Marco? A chi non è indicato il Padel?

Chiaramente io tendo a fare sempre prima una consulenza conoscitiva della sua situazione per avere un quadro clinico del cliente e verificare se ha patologie in atto o pregresse e mi faccio consegnare un buon certificato di idoneità normale. Poi spesso faccio effettuare spirometria ed elettrocardiogramma.

Grazie Marco!

 

 

 

nerio alessandri legge sport

“Manca l’ultimo miglio” e la legge di riforma dello sport dilettantistico può esserne lo strumento di percorrenza. Nerio Alessandri, al convegno ANIF, “Una riforma per lo sport dilettantistico“, del 1 giugno, al Rimini Wellness, interviene come relatore appassionato, massimo esperto e imprenditore illuminato del fitness e come socio fondatore di ANIF- Eurowellness. Due anime e due passioni che coabitano nell’uomo che ha esportato il wellness nel mondo e ha dato cittadinanza al wellness in Italia: al convegno a Rimini ha confermato la sua volontà di portare avanti il suo impegno nel settore sport dilettantistico facendo in modo che la legge , tramite ANIF e l’On. Daniela Sbrollini, sia un ponte per realizzare la visione di un’Italia che cresce.

I Millennials stanno arrivando e stanno prendendo il posto di noi baby boomers

Questo cambiamento sta avvenendo adesso, non tra 20 anni ma tra 6 mesi, 12 mesi, continua Nerio Alessandri, presidente di Wellness Foundation ed è necessario misurarsi con questa nuova realtà che domani sarà già vecchia perchè è in continua evoluzione. Nerio Alessandri fa riferimento alla 4° rivoluzione industriale, la rivoluzione digitale che è il contesto entro cui è necessario imparare a muoversi. Sono cambiate le esigenze e i desideri dei consumatori, i millennials ed è ora di andargli incontro. Come e quale ruolo giocherebbe la legge di riforma dello sport dilettantistico?

Il mercato, i Millennials, la legge

Tre realtà contigue ma molto diverse, eppure con un unico obiettivo ed è il fine comune che secondo Nerio Alessandri giustifica la legge di riforma dello sport dilettantistico che vuole dare nuova dignità aziendale ad alcune realtà sportive che, strette tra la possibilità di fare impresa e quella di restare in un no profit che non le rappresenta più, finiscono per essere perseguite dall’amministrazione pubblica e dal fisco, solo perchè gli manca uno statuto che le tuteli. Il numero di queste realtà, secondo le nostre indagini ANIF, vanno dalle 12.000 alle 15.000 strutture.

Una tutela che permetterebbe di continuare a competere in modo leale su un mercato che cambia molto velocemente a partire dai suoi confini. Nerio Alessandri parla di rivoluzione del concetto di market space: il mercato non ha più dimensioni territoriali e come tale non serve una legge che difenda la fetta di mercato di ognuno. Ciò che mio e ciò che è tuo sono concetti obsoleti nell’epoca della digitalizzazione e dell’empowerment del cliente di un centro sportivo che è, prima di tutto una persona, costantemente connessa che può scegliere di fare fitness a casa come a lavoro come in palestra. Ecco che la concorrenza non è più la difesa di uno “spazio” perchè il cliente che si allena tra le mura domestiche non può certo essere considerato un concorrente ma un’opportunità che si gioca nella valorizzazione del suo tempo libero. La sharing economy tende ad abbattere i confini tra cliente e fornitore.

Ecco che deve cambiare il modello culturale della palestra e del centro sportivo: un modello che segua le persone 24 ore su 24 e non più solo all’interno del centro sportivo attraverso canali di connessione e socializzazione, il modello della sharing economy. Ed in questo sistema anche lo sconto, il free pass hanno i minuti contati per il fondatore della più grande azienda del wellness nel mondo. Lo sconto sul prezzo d’iscrizione è una filosofia miope e a breve termine: bisogna trovare un modello di coinvolgimento che vada oltre e crei valore per la persona H24.

La domanda, dunque, è: come si fa ad affermare un nuovo modello culturale se prima non cambia la cultura nazionale? Ed è qui che, secondo Nerio, subentra la legge di riforma per lo sport dilettantistico, nel promuovere l’adozione di stili di vita corretti che è appunto l’obiettivo comune di tutti: mercato, cittadini e politica. La legge dunque come leva del cambiamento culturale per gettare le basi di un’esigenza di benessere che abbracci in modo olistico la totalità della vita del cittadino.

Leggi anche sulle Health cities

Leggi gli obiettivi della legge

mercato fitness

Come sta il fitness mondiale? E come stanno i fitness club?

L’Economist ha realizzato un estratto significativo che semplifica in alcuni punti il mercato mondiale del fitness.

  1. CRESCITA: il fitness è uno dei mercati mondiali più in crescita.
  2. POPOLARITA‘: andare in palestra non è mai stato popolare come negli ultimi 10 anni, circa.
  3. NEL MONDO: nel mondo ci sono 180.000 fitness club con 140 milioni di membri.
  4. IN EUROPA: nel Regno Unito, una persona su 7 frequenta un fitness club mentre in America il dato sale a 1 su 5.
  5. ASIA E MEDIORIENTE: l’Arabia Saudita è il secondo paese con i più alti introiti nel mercato dei fitness club e solo il Sud Africa performa meglio.
  6. QUANTO COSTA: il settore che cresce più velocemente è quello dei fitness club low cost che sono cresciuti del 200% dal 2011.
  7. CICLO DI VITA: il 60% dei nuovi iscritti ad inizio anno, a gennaio, abbandona i buoni propositi e con essi la palestra, già entro il mese di febbraio.

mercato fitness

L’Europa è il primo mercato del fitness al mondo e occupa oltre 1/3 del mercato mondiale. E’ questo un buon indicatore dello stato di salute del settore, in Europa? Evidentemente no, in quanto vanno analizzate altre variabili, soprattutte quelle, ad esempio, che hanno determinato, a fronte di una crescita del 4% degli iscritti in centri fitness e salute, un aumento del prezzo per singolo iscritto fitness molto più contenuto.

Se aggiungiamo che il prezzo medio di iscrizione/associazione ad un centro fitness mensile è calato di – 1, 3% insieme alla volontà di investire da parte dei proprietari nelle strutture sportive, diminuita del 13,6%, allora è necessario fermarsi un attimo e ripartire.

Da dove? Dall’origine: la domanda, il consumatore. Quali sono i nostri target e cosa vogliono dal loro planning di fitness e sport, partendo dal dato di fatto che questo mercato si divide in più competitors: centri sportivi, circoli sportivi, palestre, sport all’aperto e a casa, medical fitness ecc.

Il comparto del fitness infatti va analizzato tutto insieme perchè i competitor vanno al di là di quelli diretti per comprendere ad esempio le ASL che offrono servizi di medical fitness, le palestre convenzionate, i centri fisioterapici che promuovono sport e salute, insieme alla palestra di body building e al circolo sportivo con il suo target di soci affezionati e non.

Questo ed altro è ciò di cui si parlerà a Colonia nella 4° edizione di EHFF, European Healh & Fitness Forum che si terrà il 5 aprile 2017 all’Exhibition Centre di Colonia, un evento che per la 4° volta apre il Fibo, la più grande kermesse annuale di visitatori ed espositori  del settore sport e salute, rivolta principalmente agli addetti al settore, al btb. Noi di ANIF saremo presenti e sarà un’occasione di aggiornamento di rilevanza internazionale. L’impegno da parte nostra sul piano europeo attraverso la partnership con Europeactive che continua ad investire di eccellenza la nostra mission vede questo momento d’incontro come una delle milestone del nostro percorso.

Lo European Health & Fitness Forum è stato voluto e organizzato appunto da EuropeActive, organizzazione attiva nella promozione della salute e dell’attività fisica in Europa in cooperazione anche con la Commissione europea.

European Health & Fitness Forum: il programma

Grande attesa per la presentazione dello EuropeActive Health & Fitness Market Report 2017, il report sul mercato del fitness che EuropeActive presenta su base annuale.

Oltre a statistiche e tendenze generali, alcune sessioni monografiche e case histories completeranno l’orizzonte “fitness club 2017”: tra queste, le strategie di customer engagement, direttamente dalla IESE Business School di Barcellona e l’importanaza dell’innovazione in un club, a cura di Emma Barry, Fitness Director di Equinox and Soulcycle.

Anticipazioni sul Report di EHFF: i 10 trend sociodemografici del 2017

  1. Le persone sono sempre più sole e vedono il centro fitness come il “Terzo Spazio” ovvero il luogo dove passare il tempo libero.
  2. L’affermazione della greying population, che può essere identificata con la terza età, sempre più attiva nel fitness.
  3.  L’aumento dell’età pensionabile per cui le persone hanno bisogno di stare in forma più a lungo.
  4. L’urbanizzazione, le grandi città stimolano lo sviluppo del fitness.
  5. Le assicurazioni sulla salute che richiedono più responsabilità verso i pazienti.
  6. I datori di lavoro promuovono la salute e desiderano che i loro dipendenti restino in forma.
  7. Le politiche per la salute dei Governi che significano più investimento in prevenzione.
  8. Più tempo libero che equivale a più tempo per la palestra.
  9. Edonismo, i Millennials desiderano apparire bene e con un corpo in forma.
  10. Individualismo che porta a svolgere attività fisica anche da soli, da autodidatti.

Non perderti neanche un nostro convegno

Iscriviti al convegno EHFF sul sito di EuropeActive

sedentarietà italia

Italiani, popolo di sportivi e di sedentari, non secondo l’ISTAT che ha pubblicato di recente l’indagine sulla pratica sportiva in Italia. Quando si parla di sport e sedentarietà infatti, le prime domande da porci sono due: cosa si intende per sportivi e cosa per sedentari altrimenti si rischia di semplificare il problema in modo dicotomico.

Le tre fasce della pratica sportiva secondo l’ISTAT

Dal punto di vista della pratica sportiva la popolazione nle 2016 si divide nei gruppi che seguono.

  • Sportivi: sono il 25,1% nel 2016 e svolgono attività fisica in modo continuativo.
  • Attivi fisicamente: costituiscono il 34,8% della popolazione dove il 9,7% fa sport in modo saltuario mentre il 25,7%  fa qualche attivitò fisica random
  • Sedentari: sono ancora il 39,2% del totale in Italia, non praticano alcuno sport nè fanno attività fisica.

Chi sono i sedentari

Nel 1959 lo sport era un’attività per pochi e praticata principalmente da maschi, più del 90% dei praticanti. Oggi chiaramente le cose sono molto cambiate e dal 2013 al 2016 la sedentarietà è scesa di 2 punti percentuale passando dal 41,2% al 39,2% della popolazione italiana. Alcune differenze ancora permangono, come quelle di genere con il 20,8% delle donne che svolgono in modo continuativo attività fisica rispetto al 29,7% degli uomini ma un dato positivo è cha tra il 2013 e il 2016 la maggiore crescita percentuale di attivi fisicamente si attesta nella fascia giovanile tra i 18 e il 19 anni e che i bambini tra i 6 e i 10 anni sono arrivati a comporre ben il 59,7% delle persone dai 3 anni in su che svolgono attività fisica in modo continuativo.

Che i buoni stili di vita siano diffusi tra i bambini è un’ottima notizia insieme a quella per cui in una popolazione come quella italiana con un alto tasso di invecchiamento il 34,8 % di popolazione attiva è un buon risultato!

Dove vivono in maggioranza i sedentari

Migliorabile di certo… soprattutto al Sud dove la crescita 2013-2016 c’è stata ma claudicante e a rallentatore con piccole inversioni tendenze, alle volte, ma fortunatamente mantenendo il trend di crescita. Eppure il 52,7% dei sedentari risiedono al Sud, concentrati prevalentemente in Sicilia, in Campania e in Calabria.

L’incremento maggiore di sportivi c’è stato nel Nord-Ovest con un + 5,1% mentre il Nord-est si conferma come la parte del Belpaese meno sedentaria!

I fattori che influiscono sulla sedentarietà

L’Italia nonostante i progressi resta ancora indietro rispetto all’Europa in quanto si colloca al terzultimo posto per numero di sportivi che seguono le linee guida del OMS: 150 minuti di attività fisica a settimana. Anche in questo caso le donne sono il fanalino di coda e l’Italia detiene la quarta posizione in Europa per il gap più elevato tra maschi e femmine nel seguire lo stile di vita salutare prescritto dalla OMS (con i 150 minuti di attività fisica).

La sedentarietà e l’eccesso di peso rappresentano un forte rischio di salute per il 52% degli adulti: insieme a fumo e consumo in eccesso di alcol sono fattori che sembrano quasi tramandarsi di padre in figlio perchè la loro diffusione è maggiore tra i bambini e i ragazzi fino a 24 anni, figli di genitori che attuano tali comportamenti nocivi.

Oltre all’educazione/esempio familiare un fattore importante che influisce sulla sedentarietà è il reddito: a fronte di paesi come la Danimarca e la Svezia dove la diffusione dell’attività fisica raggiunge risultati quasi utopici, nella fascia d’età 18-29 anni, rispetto alla sua completa trasversalità per fasce di reddito tanto che le persone più indigenti praticano attività fisica in misura uguale a quelle più benestanti se non maggiore (il caso della Danimarca), in genere per tutti gli altri paesi dell’Unione europea il reddito rappresenta una forte discriminante nella frequentazioni di centri sportivi o iscrizione a qualche tipo di sport da parte dei ragazzi dai 18 ai 29 anni. Chi guadagna meno ha anche meno accesso alla salute in quanto fa meno sport, come ci riportano le statistiche dell’ISTAT.

L’uso del tempo libero è un altro indicatore di salute: il 5,7% del tempo libero tra bambini, ragazzi e adulti dai 3 ai 24 anni è dedicato all’attività fisica ma anche la distribuzione del tempo libero tende a variare in base ad età e genere.

Le donne ad esempio dedicano più tempo a leggere e a vedere televisione a scapito dell’attività fisica, rispetto ai maschi.

In definitiva molto resta da fare per favorire una pratica sportiva regolare tra la popolazione. Sono necessarie misure di promozione dello sport e di contrasto alla vita sedentaria, a partire dalla scuola.

 

 

 

arrampicata sportiva

Sapevi che l’arrampicata sportiva è nata in Italia e che debutterà alle olimpiadi di Tokyo del 2020? L’arrampicata metropolitana è uno sport tutto da scoprire: si potrebbe definire un inedito da città in quanto porta con sè le caratteristiche di resistenza, concentrazione, orientamento all’obiettivo tipico della scalata tradizionale in montagna ma adattandoli a pareti artificiali, a disciplina fitness e alle palestre di città.

Il vantaggio è che oggi questo sport è in forte ascesa proprio per il suo mix di fascino e accessibilità: è adrenalinico ma al contempo facile da praticare. I corsi di arrampicata sportiva infatti sono sempre più diffusi e basta spesso frequentare una normale palestra con parete attrezzata. I negozi che vendono l’attrezzatura per l’arrampicata sportiva si trovano a due passi dalle metropolitane del centro e non sono necessari viaggi ad alta quota per cominciare ad allenarsi e magari poi passare anche alla scalata su parete rocciosa.

Eppure il vantaggio da noi preferito è sempre quello sulla salute: si tratta infatti di uno sport completo che allena corpo e mente, anzi gli istruttori e i medici sportivi lo definiscono un vero e proprio training per la mente.

Allenamento di concentrazione e fonte di auto-stima

L’arrampicata sportiva si divide in:

  • Lead (specialità di difficoltà);
  • Speed (specialità di velocità),
  • Bouldering (arrampicata su massi).

Il percorso su parete deve essere “creato” dall’atleta che decide, passo dopo passo, quali appigli per le mani, tecniche di presa, appoggi per i piedi, scegliere per raggiungere il “top”, la vetta, l’ultimo gesto che fa vincere una gara, arrivando in cima. E’ questa disomogeneità dei movimenti, unita alla strategia e alla concentrazione che elimina lo stress, rinforza l’autostima e quindi si trasforma in allenamento per la mente.

Non bisogna sottovalutare, d’altra parte, la maggiore e migliore percezione del proprio corpo che deriva dal controllo dei movimenti  e dallo sviluppo della coordinazione, insieme alle caratteristiche di uno sport completo che allena ogni parte del corpo, dagli arti inferiori e superiori al core (lombare, addominali ecc.).

Il percorso

Il percorso prevede appigli che sono quelli a cui ci si aggrappa con le mani e appoggi che si utilizzano per avanzare con i piedi e sorreggerli: ogni colore degli appigli e degli appoggi segnala difficoltà differenti.

Il Bouldering permette di arrampicarsi ad esempio a dei massi di vari colori e forme, a seconda della difficoltà del percorso, senza imbracatura ma in presenza, a valle, di un materasso che attutisce l’eventuale caduta. Il Lead prevede invece resistenza e concentrazione nel raggiungere la vetta. Questa seconda specialità prevede imbracatura con corda, a partire di solito dal basso, e moschettoni per la tenuta dell’atleta.

Da sapere…

La parete di gara misura almeno 6 metri in larghezza e prevede minimo due itinerari da percorrersi contemporaneamente.

I tratti verticali previsti dalla parete, in gara, sono limitati al minimo.

La distanza tra gli ancoraggi o spit deve essere tale da garantire la completa sicurezza dell’atleta.

La parete artificiale di arrampicata deve essere collaudata e certificata con requisiti omologati.

Il punteggio viene assegnato così: se la presa viene impugnata si dà un valore positivo, se la presa, oltre ad essere impugnata viene utilizzata per impostare il movimento, cosa che consente di impugnare la presa successiva, il punteggio viene aumentato.

La gara si conclude con il “top”, che consiste nell’afferrare con le mani l’ultima presa.

colpi tennis

Se la finale degli Australian Open a Melbourne è stata un’ispirazione per tennisti amatoriali e agonisti bisogna anche dire che il gioco di Federer e Nadal è in continua evoluzione e difficile da etichettare, dal momento che ogni loro incontro finisce per riscrivere il loro modello di gioco o quanto meno a superarlo.

Ed è lì che un semplice match diventa spettacolo, quando l’uno costringe l’altro ad andare oltre il suo gioco, ad estremizzarlo. Difficile che quello sia il momento migliore per Federer per creare un nuovo colpo, come gli è già successo con il SABR, perchè il gioco serrato di Nadal lo costringe ad usare tattiche pre-studiate ma, quel che è certo, è che i due campioni si studiano a vicenda per adattare il gioco l’un l’altro, colpo su colpo.

Insieme al preparatore atletico Alex Ciuffa, abbiamo studiato, questa volta, noi i colpi del campione svizzero e spagnolo e ci siamo fatti consigliare gli allenamenti giusti per “fisici” alla Nadal e alla Federer!

I colpi di Federer

Federer è famoso per il servizio imbattibile con cui riesce anche a fare un ACE servendo anche a 150 h.

Si distingue anche per il suo gioco d’attacco a rete che spesso è stato messo in difficoltà da un Nadal pronto ricevere e a rilanciare a fondo campo. Durante il suo gioco rampante ha creato anche un nuovo colpo, il SABR che consiste nell’avvicinarsi a rete subito dopo il servizio avversario e colpire senza aspettare che rimbalzi la palla.

Il suo tweener è inoltre tra i più spettacolari: famoso è quello usato contro Novak Djokovic, negli US Open 2009.

I colpi di Nadal

Il colpo più famoso di Nadal è il dritto uncinato, in gergo, “banana shot“, che produce una parabola lungo linea che sembra uscire e rientrare nel campo avversario.

Anche il maiorchino ha dovuto modificare il suo gioco e, un esempio, è la “smorzata”, un colpo per lui inusuale, utilizzato contro Raoinic, una soluzione messa in campo anche per le caratteristiche fisiche di Raonic: la sua scarsa velocità e agilità gli permette di soffrire di più un tale colpo.

Allenarsi alla Nadal: consigli di preparazione atletica

Nadal ha un fisico molto muscoloso ed è un maratoneta, un corridore caparbio che non si arrende mai. Per avere delle gambe come le sue (che sorreggono i suoi 90 kl) è necessario avere una preparazione fisica di base notevole.

Il consiglio del nostro trainer è un buon allenamento di endurance, esplosivo, con rapidità delle gambe su brevi distanze. Per questa parte di preparazione atletica bastano: corsa, tapis roulant, percorsi con coppelle e cinesini, spostamenti rapidi in diagonale e verticale con aggiunta di colpi, limitando le pause a 20 secondi, simulando i tempi di gara.

Per potenziare i muscoli è necessario fare pesi in palestra, squat con bilancieri, leg press con stacchi esplosivi.

Allenarsi alla Federer: consigli di preparazione atletica

L’eccellenza di Federer sta nelle capacità coordinativa: trasformazione, equilibrio, differenziazione, reazione e coordinazione dei movimenti.
Un esempio di esercizi: salire sulla bosu, in piedi, in equilibrio, simulando e testando i colpi tecnici. D’altronde bisogna sempre allenare l’aspetto coordinativo e quello muscolare e di potenza in ogni tipo di gioco intensificando l’uno a scapito dell’altro rispetto alle proprie attitudini. Ad esempio, ad un Federer serve più un allenamento esplosivo che di resistenza.

alimentazione nuoto

La pasta migliora la performance, i legumi non vanno assunti prima di una gara

Che tu sia intenzionato a segnare un record da 100metrista o semplicemente a gareggiare con la tua motivazione sportiva, cosa mangiare prima di un allenamento di nuoto non può essere una scelta casuale e istintiva, soprattutto se ti stai allenando per una gara o vuoi tenere sotto controllo il tuo peso.

Ecco perché ti sveliamo alcuni consigli sull’alimentazione adatta al physique du role di un nuotatore provetto.

  1. Parola d’ordine nella nutrizione di un nuotatore è “selezione”. Soprattutto se si ha una gara, durante le prime ore del mattino, è impossibile mangiare grandi quantità di cibo sia per la posizione orizzontale che stimola l’afflusso di succhi gastrici, sia perché ogni sforzo fisico andrebbe svolto durante la fase di assimilazione e non di digestione.
  2. Essendo uno sport con allenamento “di spinta” e, al contempo, di resistenza, richiede una dieta univoca, ad hoc, per i nuotatori.
  3. Generalmente bisognerebbe mangiare dalle 2 alle 4 ore prima di nuotare, nel caso di pasti complessi, dai 30 minuti alle 2 ore, nel caso di uno spuntino veloce.

Di seguito vi indichiamo alcuni consigli pratici per voi nuotatori, amatori o agonisti, indicati dalla nostra Nutrizionista Dottoressa Federica Mastronardo, per un miglioramento della performance.

Cosa mangiare prima del tuffo di inizio

A cura della Dott.ssa Federica Mastronardo

Alimenti con basso Indice Glicemico (indicatore di quanto velocemente lo zucchero è digerito e trasformato in glucosio, il vero carburante per l’attività fisica): danno un rilascio lento di energia e quindi dovrebbero costituire il pasto principale prima di un allenamento.

Alimenti ad alto Indice Glicemico (facilmente trasformati in glucosio e quindi energia immediatamente disponibile per lo sforzo fisico): sono la scelta ideale per spuntini veloci nel caso di una gara esplosiva della durata di pochi minuti oppure vanno assunti subito dopo un allenamento intenso, entro 30 minuti dalla fine dell’attività, durata almeno 50 minuti, per ripristinare velocemente le scorte di glicogeno consumate.

    1. Esempi di un low GI (basso indice glicemico) pasto.
      Cereali integrali
      Frutta fresca
      Frutta secca
    2. Esempio di high GI (alto indice glicemico) pasto.
      Pasta o Riso e Cereali non integrali.
      Succhi di frutta
      Marmellata o miele

I cibi da evitare 2-4 ore prima dell’allenamento sono quelli ad eccesso di fibre quali legumi, tutte le verdure, che non forniscono energia ma possono causare disturbi digestivi e intestinali, quelli ricchi di grassi perché difficilmente digeribili e, ovviamente, gli alcolici.

Ultimo ma fondamentale consiglio per chi nuota è quello di non eliminare mai la pasta dalla propria alimentazione quotidiana: è noto che grazie a questo importante alimento si ha maggior produzione di trigliceridi muscolari, la vera fonte energetica per la contrazione dei muscoli in un nuotatore che garantisce esplosività, resistenza ed efficienza fisica anche per allenamenti lunghi e ripetuti.

allenamento presciistico

Cominciano i preparativi per la settimana bianca e il consiglio è di non dimenticare, insieme a scarponi, sci e doposci, un bagaglio fondamentale per vivere la vacanza in spensieratezza ed evitare incidenti: l’allenamento presciistico.

Il consiglio arriva dalla SIOT, la società italiana di ortopedia e traumatologia e dai dati pubblicati lo scorso anno sui traumi causati da sci e snowboard in aumento del 10%. Il popolare sport invernale si è conquistato le attenzioni di ortopedici e traumatologi in quanto responsabile del 45% di distorsioni, il 22 % di forti contusioni, il 15% di fratture e il 18% tra lussazioni e trauma cranico, nel 2015.

Un curriculum che potrebbe minarne la reputazione se la SIOT stessa non invitasse a considerare il problema dal punto di vista della prevenzione: come per tutti gli sport anche per lo sci e lo snowboard occorre prepararsi in anticipo.

Bastano poche ore di ginnastica pre-sciistica.

Infortuni da sci e snowboard: quando e perché

Lo sci non richiede solo uno sforzo muscolare ma anche flessibilità per i cambi repentini di direzione, tecnica, controllo e una grande coordinazione neuromuscolare. Nel caso di un principiante, soprattutto, bisogna aggiungere a questi elementi una forte spesa energetica che è tanto più elevata quanto maggiore è l’effetto – freno che egli oppone all’aumento della velocità.

Arrivare impreparati fisicamente sugli piste da sci può causare lesioni ai legamenti del ginocchio, come il crociato, che possono sopraggiungere anche in mancanza di cadute, oltre ai traumi, derivanti dagli scontri sulle piste ad alta densità. Per le discese libere, infine, è necessario non sottovalutare l’uso del casco.

I cultori dello snowboard faranno attenzione alla velocità e dovranno gestire quella competitività che anima la fascia dei più giovani, solitamente più attratti dalla tavola: spalla, braccia e polsi sono i più esposti a fratture e lussazioni.

Prima di scendere in pista: requisiti atletici

Innanzitutto bisogna arrivare con un buon allenamento cardio-vascolare orientato alla endurance con livelli di resistenza moderata e una buona forza muscolare delle gambe che va combinata con flessibilità e mobilità. La discesa, infatti, coniuga due movimenti: la torsione del busto e la flesso-estensione delle gambe.

Quanto tempo prima e come allenarsi

Sono sufficienti due mesi di allenamento prima di indossare sci e racchettoni o la tavola da snow con:
• allenamento cardiovascolare con Ergometro per far lavorare braccia e gambe;
Leg Press orizzontale per la forza muscolare agli arti inferiori

Due esercizi consigliati da Technogym per lo sci di discesa

CARDIOVASCOLARE: 10-20 minuti di esercizio con Ellittico o Step impostando la resistenza adatta ad eseguire un ciclo (gamba destra e sinistra) in 1 secondo (frequenza cardiaca fino all’85% della FC max teorica che si ottiene con: 220 – età)

FORZA MUSCOLARE: Leg Press, risalendo al proprio carico massimo teorico per il quale è necessario chiedere al proprio istruttore. Il carico deve permettere 10-12 ripetizioni in 2 serie di riscaldamento, per iniziare, e poi incrementando il carico per altre 4 serie.