sedentarietà

La notizia fa scalpore già prima di indagare le cause: il 72% degli italiani non fa sport rispetto alla media europea del 60%, una media già drammaticamente alta se si pensa che, secondo gli ultimi dati Eurobarometro, dal 2009 al 2017 purtroppo la sedentarietà è cresciuta dal 39% al 46%. Complice la vita lavorativa e il tempo libero sempre più ostaggio di strumenti digitali, fatto sta che tra smartphone, videogames, pc, tablet, social i bambini sono sempre meno dinamici e gli adulti, soprattutto dopo i 55, stanno a guardare i più giovani muoversi.

L’Italia inoltre è tra quei paesi del Sud Europa più colpiti dalla sedentarietà: dopo di noi ci sono solo Romania, Portogallo, Grecia e Bulgaria. Altro dato importante riguarda il coinvolgimento in attività fisiche alternative come spostarsi con la bici, il giardinaggio o il ballo, attività che vedono esclusi il 57% degli italiani.

Mancanza di cultura dell’attività fisica intesa come stile di vita giornaliero insieme ad una routine sedentaria che ci vede sempre più seduti anche per più di 8 ore al giorno creano un mix pericoloso ma le motivazioni vanno ricercate anche altrove.

Motivazioni a fare sport

La maggior parte degli italiani fa sport per migliorare la propria salute (43%), il proprio benessere (42%), per rilassarsi (36%). Questo significa che l’auto – consapevolezza del proprio stato di salute e della possibilità di incrementarlo con l’attività fisica può essere una forte motivazione a muoversi.

Le motivazioni non sembrano essere solo endogene perché, come dichiarato dagli intervistati, la fiducia nell’impegno delle autorità locali a coinvolgere i cittadini in uno stile di vita attivo è bassa considerando che il 55% degli italiani reputa che le istituzioni locali non fanno abbastanza in questa direzione. In Italia tale percentuale è al di sopra della media europea che non supera il 40%.

Il 40% di chi non fa sport invece dichiara di non avere tempo.

Inoltre in Italia il miglioramento dell’aspetto fisico è un incentivo di gran lunga maggiore rispetto agli altri paesi europei: conta per il 30% rispetto alla media europea del 20%.

E il divertimento, conoscere nuovi amici, la socializzazione, che fine hanno fatto? In Europa il 30% di chi fa sport lo fa per divertimento contro il 19% in Italia mentre la “scusa” delle nuove conoscenze ha un peso del 19%, identico alla media europea. Ma stringiamo il focus su altre caratteristiche come età e genere.

Gap uomini – donne, resta

Oltre al divario Nord – Sud il gap di accesso all’attività fisica resta alto tra uomini e donne: in Italia la fascia più rappresentativa di questo gap è quella 15-24 anni dove è ben il 45% delle ragazze a non praticare alcuno sport o attività fisica contro il 22% dei ragazzi. È un dato clamoroso che fa riflettere su quanto ancora contino politiche di promozione e sensibilizzazione sullo sport, tra i giovani, che non può continuare ad essere un problema di genere.

Età, livello d’istruzione e benessere economico

Secondo l’Eurobarometro, sono soprattutto i liberi professionisti e i manager a fare più sport mentre la tendenza a fare attività fisica diminuisce con il crescere dell’età. In Italia:

  • 88% degli uomini e il 95% delle donne sopra il 55 anni non fa sport;
  • tra i 25 e i 39 anni il dato si abbassa al 48% per gli uomini e al 57% per le donne;
  • tra i 40 e i 54 anni segue il 62% degli uomini e il 68% delle donne, che si dichiarano completamente inattive.

Cresce il dato dell’iscrizione a palestre

Mentre la fiducia nelle strutture pubbliche resta poca, in Italia è più alta, al contrario, quella nei centri sportivi. Un dato incoraggiante è la crescita in tutta Europa dei cittadini iscritti ad un fitness club o circolo sportivo:
• il 12% degli Europei sono soci di un circolo sportivo
• l’11% di una palestra o centro fitness

Il centro sportivo in ogni caso si riconferma il luogo adatto a promuovere l’attività fisica.

attività fisica cervello

Venerdì 2 marzo alle ore 18.00 parleremo di salute del cervello, come rendere efficiente la memoria e mantenere il cervello giovane a tutte le età! Naturalmente si parlerà anche del ruolo dell’attività fisica nel migliorare le prestazioni intellettive.

D’altronde il cervello va allenato proprio come un muscolo e a raccomandarcelo sarà un neurochirurgo di fama nazionale, il prof. Giulio Maira.

Si tratta di un evento totalmente GRATUITO per mettere a disposizione di tutti voi i risultati della scienza: a guidare il dibattito ci sarà la giornalista e conduttrice RAI, Vira Carbone e un testimonial sportivo d’eccezione. “Il cervello va in palestra” sarà una tappa di un ciclo di incontri voluti dalla Fondazione Atena insieme alla giornalista del Corriere della sera Margherita De Bac.

Esistono molti modi per ottenere il massimo dal nostro cervello aumentandone le prestazioni: avere più memoria, riuscire a concentrarsi di più, sfruttare a fondo la creatività, imparare a usare meglio il ragionamento, rafforzare la logica. Ma cos’è davvero la memoria? Qual è il miglior antidoto per contrastare efficacemente l’invecchiamento cerebrale? E’ possibile mantenere il cervello giovane e sano? C’è differenza tra dimenticare e non ricordare? Uomini e donne ricordano allo stesso modo? Quali sono le differenze tra il cervello dell’Uomo e quello della Donna?

Il miglior antidoto per contrastare efficacemente l’invecchiamento cerebrale è usare costantemente il “muscolo-cervello”, perché l’inattività lo indebolisce. Come la ginnastica fortifica i muscoli, così l’attività mentale rafforza il cervello. E’ poi scientificamente dimostrato che più ci si impegna a mantenere una buona forma generale, anche attraverso un’attività fisica quotidiana, più il cervello risulta essere ben ossigenato e funzionante.

Questi alcuni dei temi che saranno affrontati dall’iniziativa ospitata dal Forum sport Center e promossa dalla Fondazione Atena onlus, presieduta dal prof Giulio Maira, professore di Neurochirurgia presso lstituto Humanitas di Milano, cha sarà intervistato dalla Giornalista e conduttrice RAI Vira Carbone.

convegno

fitness trend

L’Europa è il primo mercato Fitness al mondo per:

  1. numero di consumatori, 52,4 milioni vs 55,3 milioni in America;
  2. strutture, 51.200 vs 36.180 americane;
  3. 26,7 bilioni di revenue vs 23,2 bilioni in America;
  4. lavoratori, 650.000 vs 279.100 in America.

Allora perchè il 60% degli adulti europei è in sovrappeso e 1 bambino su 3 tra i 6 e i 9 anni è in sovrappeso o obeso? C’è qualcosa che stiamo sbagliando e i dati sulla tipologia d’offerta ai clienti nel settore fitness e salute e sulla formazione europea di istruttori e personal trainer ci danno una misura dell’errore.

Tutte le strategie di marketing che si rispettino e che mirano alla crescita di una determinata industry si basano sui flussi di crescita demografica attuale e futura e sulle aree di opportunità da presidiare. Nell’attività fisica questi dati acquisiscono un valore sanitario, di prevenzione e terapia di molte malattie croniche, come da sempre si sgola la OMS ma, sapete quanto i Paesi seguono le famose linee guida della OMS sui 150 minuti settimanali di attività fisica? Il 41% delle persone in Europa non segue queste raccomandazioni contro il 48% degli statunitensi, il 54% dei canadesi e il 33% degli australiani.

E’ evidente che non basta ciò che è stato fatto fin ora e che qualsiasi politica nuova dovrà partire da un’analisi a 360° del settore perchè non può più esserci fitness senza health (salute).

Dallo studio presentato all’International Standards Meeting a Roma il 23 e 24 novembre 2017 da parte di Alexis Batrakoulis, educatore internazionale nel settore fitness e salute, membro del comitato per le credenziali di Exercise is Medicine per ACSM (American College of Sport medicine), emerge un’interessante analisi sulle relazioni tra principali trend del fitness, cambiamenti demografici e previsioni sulle malattie a maggiore a diffusione tra la popolazione. Mentre una stretta relazione sembra esserci tra lo status demografico corrente della popolazione globale e i risultati di un sondaggio su quelli che saranno le imminenti tendenza del fitness da cavalcare, emerge al contempo un gap tra le attuali competenze fitness e quelle che i trend suddetti richiederebbero.

La buona notizia è che siamo davanti ad una consapevolezza da parte degli addetti ai lavori sulle opportunità reali per i lavoratori nel fitness, cioè la reale risposta ai problemi demografici e la cattiva è che attualmente non siamo pronti a coglierle, sia per un gap educativo e sia, di riflesso, per un gap di offerta di servizi da parte di istruttori e personal trainer.

4 caratteristiche della popolazione globale

  1. Invecchiamento della popolazione.
  2. Popolazione obesa e in sovrappeso.
  3. Inattività fisica.
  4. Prevalenza di condizioni croniche.

Queste 4 caratteristiche sono legate alle nuove competenze richieste agli istruttori fitness e personal trainer: le skills più richieste in futuro ad un trainer, secondo il sondaggio, sono quelle necessarie a gestire le persone in sovrappeso, quelle rivolte ai bambini e alla terza età, l’attività fisica per la salute e quelle necessarie ad occuparsi delle persone diabetiche. Il sondaggio è stato rivolto agli addetti al settore di fitness e salute nella seguente percentuale: 81,2% istruttori, 6% operatori di settore, 1,4% fornitori, 4,9% enti di formazione, 3,8% instituti di elevata educazione, 2,7% associazioni nazionali.

Oltre all’evidente aderenza alla popolazione reale bisogna aggiungere che intercettarne i bisogni non significa solo successo commerciale ma prevenzione nel campo della salute e risparmio sanitario. Le 4 caratteristiche demografiche ci parlano di una sempre maggiore importanza numerica nella società della popolazione speciale.

Che cos’è una popolazione speciale? persone che sono affette da condizione di salute croniche o temporanee che sono tipicamente classificate in base al sistema corporeo e alle implicazioni fisiologiche.

Cause di mortalità

Quali fattori di rischio impattano di più sull’aspettativa di vita? Tra le prime 6 posizioni ci sono, nell’ordine, diabete, inattività fisica, ipertensione e obesità, tutte cause che l’attività fisica combatte o previene. Ci troviamo di fronte al più potente farmaco per la salute che però fatica ad essere somministrato dai medici solo per un problema culturale. Infatti come ha affermato un medico di Harvard.

Se l’attività fisica fosse una pillola tutti la prenderebbero.

Per vincere queste resistenze culturali abbiamo bisogno di maggiore formazione ed educazione del personale nel fitness e nello sport perchè altro dato emerso è che manca personale specializzato dato che la maggior parte delle certificazioni dei corsi per istruttori riguardano: istruttore di gruppo, assistente fitness, insegnante pilates, istruttore fitness e personal trainer.

Ci troviamo di fronte al rovescio della piramide dei bisogni: abbiamo bisogno di specializzazioni avanzate per assistere la popolazione speciale e i patologici, in crescita preoccupante nella società, e non ci sono gli strumenti?

C’è bisogno di un’inversione di tendenza che con EuropeActive e il progetto EREPS, di uniformazione degli standard educativi europei nell’ambito fitness e salute, vogliamo portare avanti, per andare incontro al futuro anche in Italia tramite la nostra base di centri sportivi!

 

 

fitness istat

In cima al podio degli sport più praticati in Italia c’è la ginnastica, aerobica, il fitness (25,2% degli sportivi, pari a 5 milioni 97 mila persone) su un totale di 20 milioni di sportivi (persone di 3 anni e più che dichiarano di praticare uno o più sport con continuità). In particolare, a trainare questa percentuale sono le donne che svettano con un 38, 7% del totale del campione, nella pratica di ginnastica,  fitness e aerobica. Un dato che però non può non essere associato al doppio gap italiano che continua a perpetuarsi: il primo tra sedentari (persone che non fanno nè sport nè attività fisica) e sportivi, 39,1% vs 34,3%; il secondo tra donne e uomini nella pratica dell’attività fisica. Tra gli uomini il 29,5% pratica sport con continuità e l’11,7% saltuariamente. Per le donne le percentuali sono più basse, rispettivamente 19,6% e 8,1%.

La crescita del numero di persone che fa sport o attività fisica è comunque continua nel tempo, per entrambi i generi e in tutte le età: dal 15,9% del 1995 al 22,4% nel 2010 fino al 24,5% nel 2015.

Donne e uomini attivi

Le donne attive praticano, in primo luogo, aerobica, fitness, ginnastica. A seguire il 26,1% pratica sport acquatici/subacquei, il 17,1% atletica leggera, footing e jogging, il 16,8% danza e ballo e il 9% pallavolo.

L’atletica leggera compresi jogging e footing, è stata una grande rivelazione nel tempo e sta totalizzando una crescita straordinaria nel decennio 2006-2015, anche questa trainata dalle donne come per il fitness. Corsa e tutta l’atletica passano dall’11,3 al 16,8, cioè 3.398.000 italiani rispetto al milione e 947.000 praticanti di dieci anni prima. Fra le donne, i numeri salgono dal 10,8 al 17,1. Questa crescita è un vero boom come rivelano gli stessi numeri.

Sempre grazie alle donne attive il fitness supera il calcio (23%, 4 milioni 642 mila persone) che resta sempre il secondo sport praticato, prima degli sport acquatici (21,1%, 4 milioni 265 mila persone).

Tra gli uomini il primo amore è sempre il calcio: lo praticano il 38,5% seguito da sport acquatici e subacquei (17,6%), atletica leggera, footing e jogging (16,6%), aerobica e fitness (15,6%), sport ciclistici (15,2%).

Sport per età e motivazione

Il nuoto è il terzo sport più praticato anche se questa pratica si concentra tra i bambini dai 3 ai 10 anni (43,1%) mentre la fascia d’età in cui è più praticato il calcio è quella degli under 35. Per quanto riguarda invece gli “anta”, lo sport più praticato è la ginnastica, il fitness, l’aerobica e la cultura sportiva. La ginnastica è anche lo sport più praticato dagli over 60.

La motivazione principale tra chi pratica sport è quella del piacere (60,3%), seguita da “per mantenersi in forma” (54,9%), svago (49,5%) e “per ridurre lo stress accumulato” (31,6%). Purtroppo i sedentari sono ancora in numero superiore arrivando a 23 milioni (39,1% della popolazione) e aumentando con l’età fino ad arrivare a quasi la metà della popolazione di 65 anni e più. E sono concentrati prevalentemente al Sud oltre a distribuirsi in modo crescente rispetto al titolo di studio: pratica sport il 51,4% dei laureati, il 36,8% dei diplomati, il 21,2% di chi ha un diploma di scuola media inferiore e solo il 7,3% di chi ha conseguito la licenza elementare o non ha titoli di studio.

Ci troviamo di fronte ad una situazione in cui finalmente gli italiani si stanno sensibilizzando, a tutte le età, alla pratica sportiva, anche se i sedentari su cui lavorare sono ancora in maggioranza.

Dunque su quali leve un centro sportivo deve agire per convincerli? Un’idea possiamo farcela scorrendo le “barriere motivazionali” all’attività fisica: non si pratica sport per mancanza di tempo (38,6%) o di interesse (32,8%), per l’età (23,5%), per stanchezza/pigrizia (16,1%), motivi di salute (15,9%), motivi familiari (15,1%), motivi economici (13,8%).

Infine esiste un 26,5% della popolazione che non pratica uno sport ma svolge attività fisica, come fare lunghe passeggiate a piedi o in bicicletta, giardinaggio, ecc. (15 milioni 640 mila persone). Stili di vita corretti a cui manca però l’assiduità e il valore dello sport come passione, integrazione, aggregazione, socialità e benessere umano e sociale.

 

Settimana europea dello sport

5 semplici passi per trasformare il tuo Open Day in un National Fitness Day!

Bambini, giovani, ragazzi, adulti, anziani, atleti, improvvisati e non, d’eccezione e sport-addicted, a tutti la Settimana europea dello Sport mette le scarpe da ginnastica e, come una fatina non convenzionale, in abiti comodi e sportivi, li trasforma in persone attive fisicamente. Metafora ottimistica della Settimana europea dello Sport, dal 23 al 30 settembre, l’evento ideato dalla Commissione Europea per sensibilizzare la popolazione di tutte le età e background sportivo all’attività fisica. Sarà un evento con molteplici risonanze, virtuali, su social e tutti i media digitali, reale, nelle scuole, piazze, parchi e centri sportivi, una grande festa dello sport dal 23 al 30 settembre con cui le istituzioni europee attraverso eventi sportivi, organizzati dal basso, ricordano quanto muoversi fa star bene e previene malattie da lievi a molto gravi.

Chiamati a fare la parte attiva chi poteva essere se non i centri sportivi per i quali #BeActive, il claim della manifestazione, rappresenta una costante quotidiana? In ogni città, provincia, contea, area metropolitana d’Europa palestre e fitness club sono chiamati a parlare, ognuno con le proprie iniziative locali, la voce dello Sport per tutti, creando eventi di sensibilizzazione, rigorosamente open, gratuiti che permettano a tutti di fare sport per un giorno o più: da qui la Settimana Europea dello Sport ha creato i National Fitness Days, per ricordare che anche un solo giorno è utile per convertire le persone all’attività fisica.

Centri sportivi: 5 semplici passi per partecipare ai National Fitness Days

  1. Visibilità. EuropeActive è l’organizzazione partner che si occupa di diffondere l’iniziativa alle Associazioni sportive nazionali, come ANIF-Eurowellness, e di coinvolgere attraverso di esse i centri sportivi locali. EuropeActive fa quindi da incubatrice centrale delle iniziative e mette a disposizione un kit di Visual Identity (loghi, hashtag per i social media, banner ecc) per uniformare la comunicazione visiva di tutti i centri sportivi e darle più risonanza presso la stampa locale, nazionale ed europea. Nel caso più immediato basta utilizzare l’hashtag #BeActive sui social per promuovere le tue attività, mentre se vai sul sito di EuropeActive trovi il kit intero da scaricare e da utilizzare in tutte le forme di comunicazione. Il tuo team creativo potrà utilizzarlo per trasformare il tuo Open Day in un National Fitness Day: usa il materiale grafico per creare locandine, banner, newsletter e comunicare con la brand identity della Commissione Europea e della Settimana Europea dello Sport.
  2. Tour/Open day. Organizza il tuo Open day tra il 23 e il 30 settembre e fai in modo di attirare nuovi clienti con sconti sull’iscrizione, prove gratuite dei corsi e dei servizi del centro sportivo e ricorda di utilizzare il kit grafico per brandizzare l’evento come al punto 1.
  3. Associazione di Categoria. Comunica alla tua Associazione di categoria, in questo caso ANIF – Eurowellness, come membro del Board di EuropeActive per l’Italia, che parteciperai e invia materiale come foto, video e articoli che testimoniano la tua partecipazione. Potrà condividerli su suoi canali mediatici.
  4. Istituzioni. ANIF-Eurowellness si occuperà di comunicare alle Istituzioni europee e ai Governi locali la tua iniziativa che rientrerà nei National Fitness Days, un’occasione di instaurare connessione con le Istituzioni Europee e far conoscere la propria attività, il proprio ruolo di promotori della salute attraverso lo sport.
  5. Save the date. Fai conoscere il tuo evento, promuovilo presso la stampa locale, e organizza un lancio pubblicitario che invogli a partecipare, facendo il countdown sui tuoi strumenti di comunicazione: sito web, social (facebook, twitter, instagram, ecc.).

 

 

 

 

nerio alessandri legge sport

“Manca l’ultimo miglio” e la legge di riforma dello sport dilettantistico può esserne lo strumento di percorrenza. Nerio Alessandri, al convegno ANIF, “Una riforma per lo sport dilettantistico“, del 1 giugno, al Rimini Wellness, interviene come relatore appassionato, massimo esperto e imprenditore illuminato del fitness e come socio fondatore di ANIF- Eurowellness. Due anime e due passioni che coabitano nell’uomo che ha esportato il wellness nel mondo e ha dato cittadinanza al wellness in Italia: al convegno a Rimini ha confermato la sua volontà di portare avanti il suo impegno nel settore sport dilettantistico facendo in modo che la legge , tramite ANIF e l’On. Daniela Sbrollini, sia un ponte per realizzare la visione di un’Italia che cresce.

I Millennials stanno arrivando e stanno prendendo il posto di noi baby boomers

Questo cambiamento sta avvenendo adesso, non tra 20 anni ma tra 6 mesi, 12 mesi, continua Nerio Alessandri, presidente di Wellness Foundation ed è necessario misurarsi con questa nuova realtà che domani sarà già vecchia perchè è in continua evoluzione. Nerio Alessandri fa riferimento alla 4° rivoluzione industriale, la rivoluzione digitale che è il contesto entro cui è necessario imparare a muoversi. Sono cambiate le esigenze e i desideri dei consumatori, i millennials ed è ora di andargli incontro. Come e quale ruolo giocherebbe la legge di riforma dello sport dilettantistico?

Il mercato, i Millennials, la legge

Tre realtà contigue ma molto diverse, eppure con un unico obiettivo ed è il fine comune che secondo Nerio Alessandri giustifica la legge di riforma dello sport dilettantistico che vuole dare nuova dignità aziendale ad alcune realtà sportive che, strette tra la possibilità di fare impresa e quella di restare in un no profit che non le rappresenta più, finiscono per essere perseguite dall’amministrazione pubblica e dal fisco, solo perchè gli manca uno statuto che le tuteli. Il numero di queste realtà, secondo le nostre indagini ANIF, vanno dalle 12.000 alle 15.000 strutture.

Una tutela che permetterebbe di continuare a competere in modo leale su un mercato che cambia molto velocemente a partire dai suoi confini. Nerio Alessandri parla di rivoluzione del concetto di market space: il mercato non ha più dimensioni territoriali e come tale non serve una legge che difenda la fetta di mercato di ognuno. Ciò che mio e ciò che è tuo sono concetti obsoleti nell’epoca della digitalizzazione e dell’empowerment del cliente di un centro sportivo che è, prima di tutto una persona, costantemente connessa che può scegliere di fare fitness a casa come a lavoro come in palestra. Ecco che la concorrenza non è più la difesa di uno “spazio” perchè il cliente che si allena tra le mura domestiche non può certo essere considerato un concorrente ma un’opportunità che si gioca nella valorizzazione del suo tempo libero. La sharing economy tende ad abbattere i confini tra cliente e fornitore.

Ecco che deve cambiare il modello culturale della palestra e del centro sportivo: un modello che segua le persone 24 ore su 24 e non più solo all’interno del centro sportivo attraverso canali di connessione e socializzazione, il modello della sharing economy. Ed in questo sistema anche lo sconto, il free pass hanno i minuti contati per il fondatore della più grande azienda del wellness nel mondo. Lo sconto sul prezzo d’iscrizione è una filosofia miope e a breve termine: bisogna trovare un modello di coinvolgimento che vada oltre e crei valore per la persona H24.

La domanda, dunque, è: come si fa ad affermare un nuovo modello culturale se prima non cambia la cultura nazionale? Ed è qui che, secondo Nerio, subentra la legge di riforma per lo sport dilettantistico, nel promuovere l’adozione di stili di vita corretti che è appunto l’obiettivo comune di tutti: mercato, cittadini e politica. La legge dunque come leva del cambiamento culturale per gettare le basi di un’esigenza di benessere che abbracci in modo olistico la totalità della vita del cittadino.

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Leggi gli obiettivi della legge

intolleranze alimentari

Al nostro appuntamento con la salute e l’alimentazione del venerdi, la dott.ssa Federica Mastronardo discute di un tema attuale e spesso affrontato in modo nebuloso. Ne parliamo con la dott.ssa Fede per fare chiarezza!

L’importanza che ha assunto negli ultimi anni la cura dell’alimentazione  ha generato nuove tendenze a correlare stati patologici più o meno gravi con l’assunzione di cibo.

Se, da un lato, l’attenzione rivolta a questo argomento ha portato a nuovi studi e ricerche in merito, dall’altro si è venuta a creare una sorta di pregiudizio sulla veridicità del problema: possibile che ciò che si assume con una dieta equilibrata può fare male? Lucrezio sentenziò che “ciò che per qualcuno è nutrimento per altri è veleno…”. La questione, dunque, è più antica di quanto si possa pensare. In realtà parlare oggi di intolleranza significa scontrarsi con un argomento ancora non del tutto chiaro scientificamente.

L’esperienza degli ultimi trent’anni ha però condotto ormai alla certezza che alcune sostanze contenute nei cibi di uso quotidiano possono generare disturbi fisici a chi le assume.

Non si tratta di vere e proprie reazioni allergiche, le cui peculiarità sono note e ben riconoscibili: liberazione di istamina con conseguenti reazioni sistemiche quali asma, eritema, orticaria, angioedema fino allo shock anafilattico. L’intolleranza è un evento che prende origine nelle pareti dell’intestino la cui reazione può verificarsi anche 72 ore dopo l’assunzione della sostanza e non colpisce un solo organo, bensi può cambiare bersaglio di volta in volta provocando disturbi diversi fra loro, spesso non correlabili.

E’ spesso “nascosta”, mascherata dal benessere provocato dall’assunzione del cibo incriminato. Per queste ragioni è di difficile individuazione e a volte non bene accolta da chi ne è colpito. Perché attribuire proprio a quel nutrimento di cui si è ghiotti la causa di un “banale” mal di testa? Lo stesso vale per numerosi disturbi comuni che spesso sono associati a momenti di stress psico-fisico: colon irritabile, reazioni cutanee, attacchi di ansia, obesità, disbiosi e malassorbimento intestinale, carenze di vitamine e minerali fino ad arrivare ai disturbi comportamentali quali epilessia, schizofrenia, autismo, iperattività nei bambini, fotofobia o problemi di performance fisica nello sport agonistico.

E’ doveroso precisare che quando si presentano i sintomi tipici di un malessere cronico, prima di effettuare una diagnosi di intolleranza a determinati cibi è bene escludere altre patologie con il proprio medico; soltanto dopo, accertate le buone condizioni di salute, sarebbe opportuno indagare sul probabile contributo che gli alimenti hanno sulle condizioni di salute.

Colui che decida di intraprendere l’indagine sulla propria tolleranza ad alcuni cibi si ritroverà a scegliere tra diversi metodi diagnostici oggi molto discussi perché carenti di basi scientifiche.

Pertanto, il metodo più certo e affidabile rimane il test ematico, vista la reale visibilità della reazione citotossica da parte del linfociti a contatto con le sostanze in esame. Inutile poi è estendere la ricerca su nutrienti di raro consumo alimentare: meglio soffermare la propria attenzione sui principali gruppi di alimenti che quotidianamente rientrano in una dieta più o meno equilibrata.

Il risultato di un indagine di questo tipo consentirà al nutrizionista di proporre al paziente un trattamento nutrizionale personalizzato che prevede la sostituzione di alcuni alimenti con quelli non tollerati: in questo modo, senza squilibrare il fabbisogno settimanale dei nutrienti, si consentirà al fisico di smaltire l’eccesso della sostanza incriminata.

Superato un primo periodo di astinenza, i sintomi dell’intolleranza scompariranno fino a quando il paziente sarà nuovamente pronto ad assimilare l’alimento senza dover rinunciare all’assunzione di nutrienti essenziali per l’organismo.

Di certo questa strategia è molto accurata e richiede tempo: è spesso più facile dare dei farmaci. Tuttavia il risultato è entusiasmante e incita a proseguire sulla strada del benessere.

Dott.ssa Federica Mastronardo

industria dello sport

Conoscere le routine e le soluzioni dell‘industria dello sport: come attirare più clienti? Come sono cambiati i bisogni dei clienti dei centri sportivi e delle palestre? Come la tecnologia interagisce con lo sport e con i consumatori, come medica fitness & health? Anche questo troverai ad Elevate, non a caso chiamata arena dell’attività fisica, dove si alterneranno 200 speakers in 2 giorni, il 10 e l’11 maggio.

Vi ricordiamo che partecipare ad Elevate è gratuito e che per qualsiasi informazione di prenotazione potete rivolgervi ai contatti che trovate in fondo alla pagina.

Entriamo nell’arena per voi e scopriamo in anteprima per voi i temi più succosi della fiera – arena.

Come essere competitivi nello sport

L’attività fisica aggiunge ogni anno 39 miliardi di dollari all’economia britannica e la metà di questo è dovuta al coinvolgimento dei singoli individui nello sport di base.

Qual è il bello dello sport? Perchè si differenzia dalle altre economie?

Più l’economia sportiva è efficace, più persone sono fisicamente attive e viceversa! La crescita di provider privati di sport, di palestre a basso costo e nuove tecnologie al servizio dello sport fino alla drammatica trasformazione delle aree svantaggiate, dimostra che lo sport è fondamentale per il successo economico.

Ma per essere comptetitivi in questo settore, in un momento in cui crescono pressioni finanziarie su tutti i settori commerciali e non commerciali, gli sportivi, i professionisti del tempo libero e dell’attività fisica devono accrescere il valore per il cliente, aumentare l’efficienza, fornire soddisfazione dei clienti, dare priorità agli investimenti e massimizzare le risorse nuove e esistenti. Ad Elevate, i seminari di business saranno rivolti a esperti del settore che forniscono approfondimenti sul marketing, la finanza, la politica, l’economia, le operazioni, i partenariati strategici, le proposte digitali e la gestione delle strutture ed esploreranno come le mutevoli esigenze dei consumatori stanno trasformando l’attività dello sport e dell’attività fisica.

Alla base del benessere c’è l’attività fisica

L’attività fisica è fondamentale per migliorare la salute e il benessere delle nazioni. I livelli di obesità, il diabete, la demenza, i problemi di salute mentale e altre condizioni associate all’inattività sono in aumento, a un costo di 7,4 miliardi di euro l’anno.

L’attività fisica di regolare e moderata di intensità ha notevoli benefici per la salute, riducendo il rischio di e prevenendo malattie cardiovascolari, malattie cardiache coronarie, diabete, alcuni tumori, ictus e malattie muscolo-scheletriche. L’attività fisica ha anche un effetto positivo sulla salute mentale e sul benessere, sull’autostima.

I seminari di Elevate forniranno le prove e le evidenze sul ruolo di prevenzione e quello di cura dell’attività fisica.

Più attivi, più ricchi in salute: come?

In una sola generazione, l’attività fisica è diminuita del 20 per cento e si prevede di diminuire un ulteriore 15 per cento entro il 2030. Le tendenze sociali ed economiche incoraggiano una vita e un lavoro sedentario.

L’industria dell’attività fisica ha lavorato duramente per aiutare molte persone a essere regolarmente attivi, ma c’è ancora molto da fare per sovvertire il trend inattivo della società.

I benefici sociali sono dirompenti: l’attività fisica influisce sul benessere fisico e mentale, sullo sviluppo individuale, della comunità e dell’economia. 

Elevate esaminerà come l’industria dell’attività fisica e i suoi più ampi stakeholder possano raggiungere e influenzare gli inattivi, esplorando come creare opportunità per le persone ad essere attive in modi che si adattino alla loro vita quotidiana e ai loro interessi. Saranno indagate soluzioni e strategie di miglior pratica per affrontare gli stili di vita sempre più sedentari come il ruolo della tecnologia, il cambio di comportamento, il design, la collaborazione e gli approcci locali per raggiungere gli inattivi.

Per partecipare contattare

Angelo Desidera

AD consulting
Angelo Desidera angdesi@gmail.com
0039 392 9427779

Italian Chamber of Commerce and Industry for the UK
Chiara Fornelli trainee2@italchamind.org.uk

 

Entriamo dentro l’arena per voi in

 

nuoto salute

Non è mai troppo tardi per fare il tuo gioco, nella vita come nello sport: spesso lo sport giusto per te è una metafora della tua personalità o l’espressione delle tue passioni oppure una risposta a precisi obiettivi di forma fisica. Può essere molto stimolante imparare un nuovo sport ad ogni età oppure riprendere le scarpette da calcio o la racchetta che avevi appeso al chiodo e rispolverare una tecnica che già conosci ma che avevi scelto di accantonare per impegni più stringenti.

La passione sportiva può essere riscoperta e noi con alcuni consigli mirati possiamo mettere in luce ciò che ti sei perso fin ora per rimetterti in moto e in salute!

Ecco alcuni ottime ragioni a favore di tre degli sport più amati.

Vuoi dimagrire? Fai un corso di nuoto!

Nei centometri che staccano i chili di troppo dal physique du role di un atleta c’è il nuoto ad abbassare l’asticella dei sacrifici frapponendosi tra te e i grassi in eccesso! Con le 10.000 calorie medie al giorno, bruciate da un nuotatore agonista e le circa 715 calorie in un’ora bruciate a livello di esercizio vigoroso, iscriverti ad un corso di nuoto rinvigorirà i tuoi muscoli facendoti dimagrire, più di altri sport.

Hai più di 50 anni? Regalati un corso di tennis!

Il tennis è stato ribattezzato da uno dei medici responsabili della nazionale azzurra, come uno sport evergreen e cioè adatto a tutte le età. Bisogna sempre fare una distinzione tra sport agonistico e sport amatoriale: nel primo caso il tennis può configurarsi come uno sport micro-traumatico per la ripetitività del gesto; nel secondo caso ha degli effetti benefici sulla salute, a livello cardiocircolatorio e metabolico. Dunque non è l’età a rappresentare un discrimine tra la scelta di iscriversi o no ad un corso di tennis ma, ad esempio, possono esserlo le condizioni fisiche, dei fattori di rischio che sopraggiungono in modo differente ad età identiche.

La valutazione deve essere sempre dunque affidata ad un medico.

Un’altra ottima ragione per praticare il tennis, ad ogni età è che è lo sport che allunga di più la vita, dimezzando il rischio di morte, seguito da nuoto, aerobica e ciclismo. Lo afferma una ricerca della Sydney Medical School e pubblicato dal British Journal of Sport Medicine secondo cui sono stati seguiti, tra il 1994 e il 2008, 80mila persone di età medi di 52 anni: in base allo sport che praticavano sono stati osservati differenti rischi di morte. Per il tennis il rischio di morte è stato minore del 47% e, in generale, gli sport di racchetta hanno segnato un altro punto di vantaggio nel match con altri sport (calcio, aerobica, ciclismo) attribuendosi un minor richio di morte per problemi cardiovascolari.

La stessa ricerca però mette in luce come anche a calcio, aerobica, ciclismo, nuoto sia associata la diminuzione del rischio di morte. Questi risultati dimostrano che fare uno sport può avere dunque grandi benefici per la salute pubblica.

Fatti nuovi amici con un corso di calcio!

Il calcio è, prima di tutto, uno sport di squadra e chiunque giochi la partitella di calcio con gli amici sa benissimo quanto l’aspetto di goliardia e socialità sia quasi connaturato a questo sport. Allora perchè non provare il contrario? Si può giocare a calcio con i propri amici oppure trovare dei nuovi amici iscrivendosi ad un corso di calcio! Mentre ci pensate vediamo quali sono gli altri benefici dello sport più vezzeggiato dagli italiani, oltre allo spirito aggregativo.

  1. Giocare a calcio con regolarità, due o tre volte a settimana, migliora la crescita e la forza muscolare e cardiocircolatoria.
  2. Migliora la resistenza: percorrere diversi chilometri in un tempo di un’ora e mezza induce a sviluppare maggiore resistenza.
  3. Aumenta la massa muscolare e quindi migliora il metabolismo.
fatica muscolare

La Dott.ssa Fede, nella nostra rubrica #healthyfriday, oggi ci parla della fatica muscolare, in particolare esaminerà per voi la “fatica centrale“.

Molte discipline sportive di squadra (come il calcio) o individuali (come il tennis) prevedono un’alternanza di scatti (anaerobi) a momenti di arresto. In queste condizioni è necessario poter reintegrare le scorte di glicogeno in maniera costante ed efficace per ottenere un ottimo recupero; ciò può avvenire sia durante la gara stessa (momenti di pausa prevedono di reintegrare liquidi, sali e glucosio) ma, cosa più importante, è necessario avvenga nel periodo post-gara.

Dopo un esercizio di questo tipo insorge una forma di fatica detta “Centrale”. Si tratta di un meccanismo di difesa dell’organismo che tende a risparmiare proteine ed energie residue.

La ‘Fatica Centrale‘ sembra essere legata al venir meno del livello plasmatico di aminoacidi ramificati (BCAA) i quali non sarebbero più in grado di contrastare il passaggio di altri aminoacidi al cervello tra i quali il Triptofano, responsabile della sensazione di fatica fisica.

Per questo motivo, in atleti di alto livello, l’uso di integratori di BCAA pre e post gara impedisce l’innescarsi di questo meccanismo e quindi previene lo stato di affaticamento generale.

Non dimentichiamo però che i BCAA ( leucina, isoleucina, valina) sono contenuti in primis nei nostri cibi proteici di consumo quotidiano in particolare le carni bianche e i legumi, di cui quindi la nostra alimentazione non deve mai essere priva specie in seguito ad una qualsiasi attività fisica.

Grazie alla Dott.ssa Federica Mastronardo!