palestre chiuse covid 19

Come si stanno comportando i club durante questa crisi? Abbiamo inaugurato una sere di veloci interviste che possano inquadrare come i centri sportivi stanno reagendo a questa situazione di chiusura forzata. La formula più utilizzata dai centri sportivi in Italia, come all’estero, è stata quella della riscoperta delle piattaforme online per mantenersi connessi anche “umanamente” con i propri iscritti.

Abbiamo chiesto ad Andrea Antoniazzi, titolare Body Evidence di Conegliano e Vittorio Veneto, in provincia di Treviso, che armi ha messo in campo il suo club contro il COVID – 19, per accorciare le distanze con i suoi frequentatori.


Anche se sembra ineliminabile il contatto umano, la relazione interpersonale in una palestra, sembra che a Body evidence siano riusciti nell’impresa.

“Abbiamo attivato una specie di smart working. Le nostre receptionist hanno contattato tutti i tesserati, collegandosi da remoto al gestionale aziendale, per fargli sentire principalmente la nostra vicinanza – racconta Andrea Antoniazzi – chiedendogli come stanno ed allo stesso tempo, fornendogli informazioni sulla situazione degli abbonamenti.

Inoltre, abbiamo attivato tramite whatsapp business un servizio con il quale avvisiamo tutti i tesserati della possibilità di avere un percorso di allenamento personalizzato, in base alle proprie esigenze, contando sui piccoli attrezzi che si possono utilizzare in casa.

Il tesserato risponde ad un messaggio, con un semplice questionario di screening ed i suoi dati, in debita osservanza della normativa privacy, vengono inviati ai trainer. Grazie al programma di Technogym ogni tesserato sarà così seguito in modo professionale nonostante la chiusura dei centri.”

Un ottimo servizio che permette di proseguire l’allenamento come se non fosse mai stato interrotto e di garantire un servizio utile a non trascurare il proprio benessere in questo periodo inedito. Come ci spiega Andrea, non è l’allenamento online il segreto quanto “mantenere il legame con il tesserato” perchè “l’allenamento online non è di per sè vincente anche se è uno strumeento utile”.

Vale a dire che è il club che deve entrare nelle case degli sportivi con tutto il suo calore umano, non dei semplici esercizi di allenamento. Ed è questo il valore aggiunto.

“Abbiamo creato – continua Andrea – un palinsesto di lezioni live che i nostri istruttori svolgono da casa. Inoltre, postiamo sui social due video – tutorial al giorno di esercizi che si possono fare a casa a corpo libero o con piccoli attrezzi.” E i risultati sono arrivati. “Le live – prosegue Andrea – piacciono, e sono più attrattive rispetto ai classici video tutorial che hanno una già vasta diffusione sul mercato.”

Con quali strategia Body Evidence pensa di affrontare la ripresa?

“Più che strategie, credo che dobbiamo far capire al nostro popolo di sportivi che sarà difficile riuscire a restituirgli tutto il tempo perso con un semplice accredito in coda agli abbonamenti. Allo stesso tempo non è giusto che sia il frequentatore finale a rimetterci.  Il messaggio che deve passare è che stiamo lavorando per fare il possibile, ma è necessario anche quantificare gli strumenti che il Governo ci darà per affrontare questa crisi.

In ogni caso, il frequentatore va tutelato e faremo in modo che non si senta mai tradito dalla “promessa” targata Body Evidence.

Doveroso chiedere a questo punto: cosa chiedete alle istituzioni per tenere alta la produttività del settore sport?

“Abbiamo chiesto: aiuti concreti. Il nostro è un settore meravigliosamente unico. In questi giorni, su tutte le reti, prima di ogni pubblicità passa un messaggio del Governo inerente all’emergenza Coronavirus. Il primo consiglio che viene diffuso è stare a casa, il secondo è mantenersi in movimento. E’ la prima cosa che appare sullo schermo.

L’esercizio fisico e il movimento sono e saranno sempre fondamentali. Più la gente sarà sana e meno impatterà sulla comunità, sui costi sociali e sanitari.

Il movimento può abbassare moltissimo il rischio per la nostra salute.

Servono degli aiuti economici immediati per i collaboratori dello sport, per poter far fronte ai compensi di questi mesi. Partiamo con il rendere gratuiti i certificati medici non agonistici, col poter scaricare la totalità delle spese sostenute per lo svolgimento di attività sportiva. Aumentare le ore di ginnastica nelle scuole.

Dobbiamo creare la cultura che muoversi fa bene a tutti!

Grazie ad Andrea Antoniazzi, Body Evidence

centri sportivi e COVID 19

Il 23 febbraio 2020, si può definire, in Italia, la data in cui tutto è cominciato: siamo bruscamente passati, per l’aumento preoccupante dei casi di contagio da Coronavirus, da una socialità piena, corale, fatta di convivialità, abbracci, serate e l’immancabile allenamento in palestra, alla rimozione di tutte queste cose dalle nostre vite.

I centri sportivi, che rientrano tra i luoghi di socialità e aggregazione per eccellenza, hanno cooperato subito a diffondere, nelle Regioni dove l’apertura era ancora consentita, le norme anti-contagio ministeriali, adeguando le strutture ad una opportuna soglia sanitaria ma, da subito, hanno visto le sale svuotarsi.

Nessuno è mai preparato ad una pandemia, dove bisogna mettere da parte lo sportivo e l’imprenditore e reagire da cittadino.

Si sono successivamente uniformati alla chiusura con spirito di unione civile e nazionale e hanno reagito con spirito sportivo attivando strategie di contatto digitale con i frequentatori perché non abbandonassero quella che è una routine salutare.

Oramai, però, da un mese, sono tra i settori produttivi più colpiti dalla crisi.

Abbiamo chiesto ad un imprenditore di grande successo ed esperienza come Giampaolo Duregon, titolare di alcuni centri sportivi a Roma, tra i quali il Forum Sport Center, insieme a Walter Casenghi, quali difficoltà deve affrontare un centro sportivo in questo momento.

piscine covid 19

Quali sono i primi pensieri che assalgono chi gestisce un’attività sportiva da anni di fronte a una chiusura inaspettata?

Si tratta di affrontare un evento a cui si è totalmente impreparati. Da sportivo quale sono, prima che titolare, si può dire che sono un esperto nel pianificare e portare a termine un obiettivo e a prevedere i possibili inciampi di percorso ma nessuno lo è di fronte ad una pandemia, dove bisogna mettere da parte lo sportivo e l’imprenditore e reagire da cittadino.

All’inizio, da frequentatori di strutture sportive e, dunque, da persone che conducono una vita sana, ci siamo sentiti meno colpiti, quasi immuni dal poter diffondere un’epidemia ma abbiamo dovuto ricrederci subito, quando l’epidemia ha cominciato a camminare a passi rapidi.

Allora è subentrato preponderante lo spirito del cittadino, ci siamo adeguati all’obbligo di combattere il virus con l’unica arma a disposizione, l’assenza di contatto, e quindi abbiamo dovuto doverosamente chiudere degli spazi ricreativi in cui si fa vita sociale e sportiva insieme.

Un centro sportivo dilettantistico non ha mai scorte economiche per crisi impreviste.

palestre covd 19

Quanto può sopravvivere un centro sportivo a questa situazione?

Noi gestori sappiamo che l’entrata delle quote è un flusso economico vitale per l’esistenza di una palestra o centro sportivo. Senza le quote di frequenza è impensabile andare avanti. Per evitare lo spettro, paventato da questa crisi, della chiusura definitiva, occorre trovare dei sussidi.

Una società sportiva dilettantistica, attraverso le entrate, deve in pratica coprire tutte le spese e se c’è un surplus di gestione, solitamente esiguo, bisognerà reinvestirlo nella società stessa, via via per migliorare l’impianto. Ecco perché un centro sportivo dilettantistico non ha mai scorte economiche per crisi impreviste.

Quali sono le voci di spesa più rilevanti per un centro sportivo?

Un impianto medio – grande incassa un 1 milione di euro l’anno e spende poco meno. Diciamo che se consideriamo 2 mesi di chiusura le perdite, in assenza totale di ricavi, ammonterebbero a circa 160.000 euro.

Le voci di spesa più rilevanti sono:

  1. personale e collaboratori (circa il 40%)
  2. fornitori, energia e consumi (circa il 25%)
  3. affitto (circa il 20%)
  4. varie per eventi, gare, tesseramenti, affiliazioni e spese per agonistiche (circa il 10%)
  5. 5% ( spese varie)

Se la gestione è stata ottimale il surplus diventerà il valore dell’investimento per l’anno successivo ma basta sforare di poco nelle spese per andare in passivo.

Questa crisi potrebbe mutare in modo inedito e imprevedibile le abitudini delle persone

campi sportivi covid 19

Potrebbe questa inedita situazione avere un impatto sul tasso di fidelizzazione dei frequentatori?

Essendo una situazione avversa in cui il centro non ha alcuna responsabilità, il rapporto con gli iscritti sembra essere ottimo e prevediamo che ci sarà ancora più voglia di tornare come succede spesso dopo un evento traumatico che tende ad avvicinare le persone, una volta che se lo sono lasciato alle spalle, e a far apprezzare la soddisfazione e la ricompensa che deriva dal fare attività fisica.

Diciamo che a lungo termine sarà stato vincente l’atteggiamento di chi non solo ha offerto corsi fitness ma ha lavorato per incoraggiare le persone ad adottare nuovi stili di vita, duri a morire…?

Proprio per questo è stato apprezzano il fatto che molti club abbiano organizzato dei corsi online: tutto questo, pur nella drammaticità di ciò che sta accadendo, avrà un ritorno positivo. Certo, bisognerà fare i conti con l’indubbia crisi economica che colpirà i cittadini, per i quali i centri sportivi dovranno sicuramente adoperarsi per rendere più facile la ripartenza.

Pensa che questa crisi possa ridefinire gli equilibri di mercato, nella distribuzione tra club premium, medium e low cost?

In questa crisi epocale, ne risentiranno di più i centri sportivi, non in ragione della grandezza o collocazione, ma di quanto hanno saputo lavorare bene sulla fidelizzazione e sul valore percepito dagli iscritti, sia tecnico, sia “umano”.

Secondo lei, rispetto al mercato sportivo, si può fare un paragone tra questa crisi ed altre, come ad esempio il terremoto che ha colpito il Centro Italia?

Non c’è mai stato un periodo di crisi così lungo, anche se vi sono state altre tragedie umane, ma in quei casi il problema era soprattutto la ricostruzione, mentre, in questo caso, il problema sarà il forte impatto, anche psicologico, sulla totalità dei cittadini e potrebbe mutare in modo inedito e imprevedibile le loro abitudini.

Possibile una previsione sulla riapertura?

A decidere sarà sola una  cosa: il COVID 19, perché solo da quando i contagi cominceranno a scendere, si potranno fare previsioni, a 2-3 settimane.

sport e coronavirus

Cari Colleghi,

a seguito del DPCM dell’8 Marzo 2020 sono entrate in vigore nuove misure restrittive per gestire l’emergenza Coronavirus. La priorità in questo momento resta il contenimento del virus COVID – 19 e la salute di tutto il Paese per cui tutti i settori produttivi sono chiamati a cooperare.

Come è noto, il DPCM dell’8 marzo ha disposto la chiusura dei centri sportivi della regione Lombardia e delle province di Modena, Parma, Piacenza, Reggio nell’Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Alessandria, Asti, Novara, Verbano-Cusio-Ossola, Vercelli, Padova, Treviso e Venezia, denominata zona gialla. Contemporaneamente le Ordinanze della Regione Lazio, Campania e Sicilia hanno rafforzato queste misure disponendo anche sul proprio territorio la chiusura di palestre, piscine, centri wellness.

Dunque, nel resto d’Italia i centri sportivi possono restare aperti e svolgere la loro attività, ma a quali condizioni?

Il prosieguo delle normali attività è subordinato al rispetto delle misure igieniche e di sicurezza ed, in particolare, come da articolo 1, lettera C del DPCM 4 marzo, alla seguente raccomandazione: mantenere una distanza interpersonale di 1 metro (allegato 1, lettera D).

Ecco perché abbiamo stilato un vademecum che si rifà, per quanto riguarda le misure igienico sanitarie direttamente al DPCM del 4 marzo (allegato 1) e, per quanto riguarda gli spazi idonei in una struttura sportiva, ad una delibera del CONI sulle norme per l’impiantistica sportiva, che già soddisfa la distanza di sicurezza imposta dal Decreto, a riprova del fatto che i centri sportivi si sono dati già a monte dell’emergenza, delle regole di vivibilità e salubrità.

Ecco le 16 regole anti-virus

  1. Affollamento degli spazi di attività. Attenzione alla distanza tra i frequentatori. In piscina: è necessario in vasca lo spazio di 2 m quadri per persona. Negli impianti chiusi (corsi, sala pesi ecc.): 4 metri quadri per persona, che significa che in una sala di 100 mq al massimo possono essere accolti 25 frequentatori.
  2. No al contatto fisico. Consigliamo di sospendere gli sport a contatto fisico (ad esempio le arti marziali) e di mantenere nel planning solo la preparazione fisica all’allenamento: preparazione atletica. Mettere a disposizione più erogatori (nelle sale attrezzi, almeno 2) disinfettanti.
  3. Distribuire anche agli istruttori fitness dei disinfettanti
  4. Chiunque abbia sintomi di raffreddore/influenza è pregato di stare a casa, per una maggiore sicurezza per se e per gli altri.
  5. Lavarsi spesso le mani e mettere a disposizioni soluzioni idroalcoliche per il lavaggio delle mani.
  6. Evitare il contatto ravvicinato con persone che soffrono di infezioni respiratorie acute.
  7. Evitare abbracci e strette di mano.
  8. Mantenimento nei contatti sociali di una distanza interpersonale di almeno 1 metro.
  9. Igiene respiratoria. Starnutire e/o tossire in un fazzoletto evitando il contatto delle mani con le secrezioni respiratorie.
  10. Evitare l’uso promiscuo di bottiglie e bicchieri, in particolare durante l’attività sportiva.
  11. Non toccarsi occhi naso e bocca con le mani.
  12. Non prendere farmaci antivirali e antibiotici a meno che siano prescritti dal medico.
  13. Pulire le superfici con disinfettanti a base di cloro o alcol.
  14. Usare la mascherina solo se si sospetta di essere malati o si presta assistenza a persone malate.
  15. Ai soggetti con sintomatologia da infezione respiratoria e febbre (maggiore di 37,5° C) e’ fortemente raccomandato di rimanere
    presso il proprio domicilio e limitare al massimo i contatti sociali, contattando il proprio medico curante;
  16. Divieto assoluto di mobilita’ dalla propria abitazione o dimora per i soggetti sottoposti alla misura della quarantena ovvero
    risultati positivi al virus.
centri sportivi e coronavirus

Il contenimento del virus resta la priorità

Il DPCM, emanato il 4 marzo ha rafforzato le misure di contenimento del virus COVID – 19, sul resto del territorio nazionale ma, per il momento, è fatta salva la facoltà per i centri sportivi di restare aperti, nel limite del rispetto delle raccomandazioni igienico sanitarie.

Per la zona rossa (i comuni di Bertonico, Casalpusterlengo, Castelgerundo, Castiglione D’Adda, Codogno, Fombio, Maleo, San Fiorano, Somaglia, Terranova dei Passerini; in Veneto il comune di Vò ) e gialla (Emilia Romagna, la Lombardia, il Veneto, le province di Pesaro e Urbino, Savona) restano attive le stesse misure del decreto precedente del 1 marzo.

Ecco alcune tra le più rilevanti misure del DPCM del 4 marzo in merito al contenimento del virus

Misure contenimento virus e centri sportivi

  1. Fiere e convegni Sospensione di ogni attività convegnistica o congressuale
  2. Eventi Sospese manifestazioni, spettacoli, eventi di qualsiasi natura inclusi quelli cinematografici e teatrali.
  3. Competizioni sportive Gli eventi e le competizioni sportive sono sospese mentre si possono disputare le stesse negli impianti sportivi a porte chiuse o all’aperto in assenza di pubblico, come anche gli allenamenti, ma solo al di fuori della zona rossa.
  4. Precauzioni sportive Durante tali eventi e competizioni le associazioni e società sportive devono effettuare i controlli per contenere la diffusione del COVID – 19 tra gli atleti, i tecnici e i dirigenti, attraverso il personale medico.
  5. Zona rossa e gialla Nella zona rossa e gialla dunque restano valide le indicazione del precedente decreto del 1 marzo all’art. 1 e 2. (allegati 1, 2 e 3). Nella zona gialla le scuole restano chiuse mentre le competizioni sportive sono possibili solo a porte chiuse. Bar e ristoranti potranno espletare i servizi a condizione di servire solo clienti con il posto a sedere e gli avventori dovranno restare a un metro di distanza.
  6. Centri sportivi Le palestre, piscine e centri sportivi di ogni tipo restano aperti ma devono essere in grado di rispettare le raccomandazioni di cui all’allegato 1 lettera D., mantenere cioè nei contatti sociali una distanza interpersonale di almeno 1 metro.
  7. Formazione Sospese tutte le attività didattiche, dalle scuole fino all’Università e ai master, tranne i corsi post -universitari connessi all’esercizio di professioni sanitarie.
  8. Gite. Sospesi i viaggi d’istruzione, gite scolastiche, gemellaggi ecc
  9. Assistenza anziani L’accesso di parenti e visitatori alle strutture per gli anziani è consentita solo nei casi indicati dalla direzione della struttura.

Per approfondire tutte le misure scarica il Decreto

Misure di prevenzione e informazione

  1. Sanità il personale sanitario si attiene alle misure di prevenzione per la diffusione del virus dell’OMS
  2. Anziani e patologici Si consiglia alle persone anziane o affette da patologie cronche o immunodperesse di non uscire di casa se non per stretta necessità e di evitare i luoghi affollati.
  3. Prevenzione I sindaci e le associazioni di categoria promuovono le informazioni sulle misure igienico sanitarie

Scarica l’Allegato 1 sulle misure igienico – sanitarie

Scarica il vademecum dell’Ansa sulle misure anti – virus

cassazione attività sportiva

Caro Collega,

ultimamente stiamo assistendo ad un vero e proprio attacco ai centri sportivi da parte degli Organi di Controllo, volto a demolire lo “status giuridico” delle AS/SSD, attraverso il suo disconoscimento e l’attribuzione di una natura commerciale al fine di recuperarne le relative imposte.

ANIF, grazie all’ impegno personale del Presidente Giampaolo Duregon, si è prontamente attivata presso il MEF, per sollecitare l’istituzione di un tavolo di lavoro volto a chiarire i punti della normativa di riferimento, in particolare la legge 289 art.90 /2002 e legge 398/ 1991, che sono state, purtroppo, oggetto di interpretazioni più o meno fantasiose.

Ed oggi, in attesa che il tavolo di lavoro riesca ad inquadrare la normativa in un corretto ed esaustivo modus operandi, il Presidente Duregon comincia già a raccogliere i primi frutti del suo impegno istituzionale.

La Suprema Corte di Cassazione con la sentenza n. 2150/2020 ribadisce infatti la necessità di considerare il profilo sostanziale dell’attività di promozione sportiva dichiarata dalla AS/SSD ancorata ad un’effettiva attività promozionale dei valori sportivi. L’accertamento dei verificatori, se vuole resistere in giudizio – prosegue lo Corte – deve essere puntuale, non approssimativo, né sommario.

L’onere della prova spetta in sostanza all’ Organo di Controllo e non già al centro sportivo sotto verifica.

È questo, in sostanza, un primo importante passo avanti verso gli auspicabili chiarimenti che, attraverso il suddetto tavolo di lavoro, ANIF intende perseguire.

Il Corriere della Sera dell’11 febbraio u.s. ha commentato esaurientemente l’argomento nella pagina “Fisco e Costituzione” che ti invito a leggere attentamente.

Renderemo ovviamente noti gli sviluppi del nostro impegno nel costituendo Tavolo presso il MEF.

Cordiali saluti

Gianfranco Mazzia

Scarica l’articolo del Corriere della Sera

 

Nel 2018, in Italia, la popolazione attiva è cresciuta, attestandosi al 26% e, secondo i dati di Deloitte Italia, tra i fattori che hanno trainato la crescita vi sono anche le campagne anti sedentarietà che, come Let’s #Beactive, hanno convertito all’attività fisica i pigri d’Italia. Scopri come attrarre nuovi target di persone inattive nel tuo club: lo scorso anno, il 45,2% dei sedentari si sono “convertiti” in iscrizioni.

Nel 2018 – 2019 vi sono stati alcuni cambiamenti che impatteranno in questo 2019 – 2020 in merito a legislazione, fiscalità e regolamenti sportivi. Quali?

formazione fitness

Tra i key trend più significativi del mercato del fitness in Italia c’è la personalizzazione dell’allenamento, alla base della crescita delle boutique fitness (+ 32 unità nel 2018), scelta sposata anche dai club medium che, cominciano a “pensare” come le boutique, modificando il proprio modello di offerta. Un’offerta sempre più personalizzata richiede anche maggiori livelli di specializzazione formativa per gli istruttori.

L’attenzione di ANIF al lavoro nello sport su un piano giuslavoristico si è estesa anche alla formazione, in linea con le priorità dell’Unione europea che, anche in virtù dei cambiamenti di mercato sopra menzionati, ha messo in atto dei processi che mirano a nuovi sistemi di qualificazione e formazione. Tra questi c’è l’EQF (European Qualification Network), un quadro europeo di qualifiche che vuole uniformare i livelli formativi, nei vari paesi, necessari per ricoprire un ruolo e/o competenza lavorativa.

ANIF ha già anticipato, nel mondo dello sport l’adesione a questo sistema. Dopo la presentazione al Rimini Wellness, il 12 luglio, si riunisce per la prima volta il quartier generale di EREPS, il registro europeo degli istruttori del fitness, che si ispira al sistema EQF. Il percorso intrapreso è stato possibile grazie al lavoro di guida e coordinamento di Angelo Desidera, delegato del Presidente di ANIF, Giampaolo Duregon, in EuropeActive, il responsabile dei progetti di ANIF in Europa.

Che cos’è EREPS

EREPS è un processo indipendente di registrazione di tutti gli istruttori, trainers e insegnanti che lavorano in Europa nel settore dell’esercizio fisico e del fitness. Creato da EuropeActive, permette agli istruttori che oggi non hanno un sistema di riconoscimento univoco, di veder riconosciute le loro qualifiche per lavorare in Italia e in Europa secondo standard predefiniti. Gli standard di EREPS sono sviluppati da EuropeActive attraverso un quadro di qualificazione del settore fitness suddiviso in 8 livelli (SQF), rispettando e ispirandosi pienamente al Quadro europeo di qualificazione (EQF).

L’istruttore, per iscriversi in REPs Italia, così si chiama il registro a livello nazionale, può frequentare scuole di formazione, accreditate da EuropeActive, tra le quali figurano ELAV e ISSA. Scuola e relativo percorso di formazione, in quanto entrambe rispondenti a degli standard, sono sottoposti ad un controllo incrociato di qualità che alza l’asticella del sistema formativo in Italia, se non altro perché lo uniforma a specifiche richieste di competenze lavorative.

EREPS rappresenta dunque una doppia tutela: l’istruttore, a valle di un percorso formativo, spesso, lungo e faticoso, riceve finalmente una qualifica autorevole per lavorare in Italia e in Europa; il frequentatore dei centri sport e fitness, dove lavorano istruttori iscritti nel Registro, migliorerà il suo allenamento e avrà risultati veloci e sicuri. La garanzia del risultato, nel raggiungere un obiettivo, aumenterà la motivazione della persona a tornare nel club.

Alla prima riunione di venerdì 13 luglio, per dare piena attuazione al progetto, saranno presenti i partner che hanno firmato a Rimini il protocollo di adesione per lo sviluppo di REPs Italia: Giampaolo Duregon, presidente ANIF Eurowellness, Julian Berriman, direttore del comitato degli standard formativi presso EuropeActive, Michele Marchetti, Direttore generale CSI, Enrico Guerra, Direttore Ricerca e Sviluppo ELAV, Adriano Borelli, presidente ISSA Europe e Francesco Bertiato, Wellness Institute manager.

Lo scopo di EuropeActive e di ANIF è di promuovere lo sviluppo e migliorare la qualità dell’istruzione e della formazione per il sistema del fitness, di chi vi lavora e di chi lo pratica.

lazio youth card

We GIL, l’ex GIL restituito ai cittadini romani grazie alla Regione Lazio, il 13 giugno, è stato teatro della conferenza stampa, voluta dal Presidente Nicola Zingaretti, di lancio del pacchetto turistico e tempo libero della Lazio Youth Card, la nuova carta giovani della Regione Lazio, dedicata ai giovani tra i 14 e i 30 anni.

ANIF come partner del settore sport, ancora in fase di sviluppo della carta, era presente tra il pubblico a testimoniare la sua completa adesione ad un’iniziativa che prevede sconti, omaggi e tutta una serie di vantaggi per promuovere cultura, viaggi e sport tra i giovani. Non potevamo mancare ad un progetto fatto dai giovani, il giovanissimo Lorenzo Sciarretta che ha moderato l’evento ne è il promotore, per i giovani, un target ancora in parte pericolosamente escluso dalla fruizione dello sport. I

n particolare i dati più preoccupanti sono quelli relativi all’abbandono da parte dei ragazzi dell’attività fisica in età adulta e quel 45% delle ragazze tra i 15 e i 24 anni che non pratica sport (dati Eurobarometro 2017).

Anche se la situazione sta migliorando, con una forte crescita nel 2018, in cui la popolazione attiva ha raggiunto il 26% della popolazione, noi di ANIF continuiamo a sensibilizzare sul tema dell’attività fisica a partire dai giovani.

Il Presidente Nicola Zingaretti che non è potuto essere presente al We GiL per un altro impegno, ha avocato a sé la gestione delle politiche giovanili che, come affermato dal suo capo di gabinetto Albino Ruberti, è un tema trasversale a cui Zingaretti tiene davvero tanto. A presentare l’iniziativa, oltre al capo gabinetto, Mauro Alessandri, Assessore ai Lavori Pubblici e Tutela del Territorio, Mobilità, e Lorenza Bonaccorsi, Assessore Turismo e Pari Opportunità.

Il principio a cui si ispira la Lazio Youth Card è lo scambio di idee, di saperi, di cultura e valorizzazione di talenti, di cui i giovani hanno bisogno: la card è una app dove chi è tra i 14 e i 30 anni può reperire tutta una serie di agevolazioni grazie alle strutture convenzionate. Ad oggi, l’app conta 18.000 iscritti tra i giovani e la Lazio Youh Card ha stretto già 735 convenzioni in ambito turistico tra cui player nazionali come Alitalia, Best Western, IH Hotels, AVIS-Budget, ostelli AIG, Eurostar Hotel per un totale di 2000 esercenti partner. A questi si sommano teatri, concerti, eventi sportivi come gli Internazionali di tennis ai quali i giovani hanno potuto assistere gratuitamente.

Il progetto di diffusione della cultura tra i giovani si inserisce in un piano di recupero e valorizzazioni degli spazi che sta portando alla nascita di molti ostelli nella capitale: uno spazio simbolo tra tutti è il Castello di Santa Severa, oggetto di un grande recupero da parte della Regione che sabato 15 giugno è stato il vero teatro di lancio ufficiale dell’iniziativa. Si è tenuto infatti un evento per i giovani per una giornata di musica, street food, sport. Tra i personaggi ospiti che incontreranno i ragazzi all’evento il campione romano di surf Alessandro Marcianò e Marco Rissa chitarrista e fondatore dei Thegiornalisti.

ANIF invita i centri sportivi affiliati ad aderire all’iniziativa ed aprire le porte degli impianti ad un target, quello dei millennial, sempre più padrone della scena che non può essere lasciato indietro dalle politiche di marketing. Potreste anche voi entrare a far parte dei 2.000 esercenti che, riservando sconti e convenzioni ai giovani, hanno un canale di visibilità privilegiata nell’app Lazio Youth Card.

L’app che dopo soli 6 mesi conta già 18.000 iscritti sarà oggetto, inoltre, in diverse occasioni di campagne comunicazione dedicate ed eventi come quello di sabato 15 giugno al Castello di Santa Severa.

Per informazioni e contatti:
ANIF Eurowellness:
e – mail: marketing@anifeurowellness.it
tel: 06 61522722

LazioCrea
e-mail: lazioyouthcard@laziocrea.it
tel: 06/51681647 – 1721-1803 – 1784

mercato fitness

Come si stanno riorganizzando i centri fitness rispetto alle scelte di consumo della popolazione fitness: è quanto emerge dall’analisi dei trend di mercato in Italia di Deloitte, in collaborazione con EuropeActive che Tommaso Nastasi, Partner di Deloitte Financial Advisory e del Value Creation Services in Italia, ha mostrato e commentato alla Convention di EuropeActive del 30 maggio al Rimini Wellness. Con il titolo “Experience the Power of Innovation” la convention, promossa e coordinata anche da ANIF Eurowellness, interlocutrice di EuropeActive per l’Italia come Associazione che rappresenta i centri sport e fitness, numerosi di questi presenti in sala, si è rivolta a titolari dei club e club manager mirando a fornire concept innovativi nella gestione di un centro fitness.

Italia: un mercato frammentato e polarizzato

Il mercato italiano ha mostrato segnali di crescita in termini di popolazione attiva, numero di club e numero di membri per club negli ultimi anni, raggiungendo 2,3 miliardi di euro nel 2018. Considerando i primi 10 paesi Europei per valore di mercato nel 2018, l’Italia si attesta 4° in termini di dimensione e 5° in termini di crescita percentuale tra il 2016 e il 2018 con un CAGR del +2,0%, dietro Polonia (+8,2%), Svizzera (+2,9%), Germania (+2,7%) e Spagna (+2,7%). La peculiarità del panorama fitness nel Belpaese è la frammentazione del mercato dei club. Esso, infatti, è caratterizzato da un basso livello di penetrazione delle grandi delle catene (come Virgin, David Lloyd ecc.) che si attesta intorno al 21%, mentre nei primi 6 mercati europei in termini dimensionali può raggiungere anche il 44%. Pertanto, il mercato italiano presenta un buon potenziale di crescita per le catene, ad oggi ancora inespresso.

Il processo di trasformazione della domanda e la conseguente segmentazione di mercato da parte dei club, che appare più matura in altri paesi europei, sta investendo anche l’Italia: uno degli effetti di questo fenomeno è la polarizzazione tra offerta premium (rappresentata in Italia dalle boutique) e low cost. In Italia la crescita maggiore ha riguardato infatti queste due tipologie che sono aumentate, rispettivamente, di + 32 e di + 27 unità tra il 2017 e il 2018. Di fronte alla crescita dei low cost, la reazione dei centri fitness generalisti è stata quella di specializzarsi sempre più offrendo una maggiore personalizzazione. Ecco che i club della categoria medium generalisti stanno ridisegnando l’esperienza offerta, assomigliando sempre più a dei premium, pur mantenendo una fascia di prezzo da operatore generalista.

Popolazione attiva: gap da colmare

La popolazione attiva in Italia è aumentata e, nel 2018, ha raggiunto il 26% della popolazione. In particolare questa crescita è trainata da alcune tendenze tra i millennials, come una maggiore attenzione all’apparenza fisica, l’incremento d’uso dei social network e da una più diffusa consapevolezza dei benefici dell’attività fisica sulla salute. Sono infatti aumentate le campagne anti-obesità e quelle per l’adozione di stili di vita corretti. Resta inalterato il proverbiale gap tra le città del Nord e quelle del Sud: chi si allena di più risiede a Milano (28,5%), Trieste (28,1%), Verona (27,8%), concentratati prevalentemente al Nord, con la sola eccezione di Roma che comunque raggiunge il 27,3% contro, ad esempio, il 24,7% di Torino.

Trend di consumo nel fitness

Ecco i key trend più significativi del mercato attuale del fitness in Italia.

  1. La crescita dei low cost ha impattato sull’offerta dell’esperienza fitness, riducendo anche la media delle revenue mensili per iscritto.
  2. Il segmento medium tende a ridisegnare il suo business model verso una maggiore specializzazione: questo crea una polarizzazione dell’offerta low cost- premium.
  3. I 4 trend del fitness sono: group training, interval training, medical fitness e wearable design.
  4. Nuove partnership tra aziende e club.
  5. Cambiamento dei lifestyle behaviour: più attenzione alla salute ma anche più attenzione all’aspetto fisico, da parte dei millennials.