mercato del fitness

Gli ultimi dati presentati al FIBO 2019 durante il convegno di EuropeActive,European Health and Fitness Forum”, a cura di Deloitte, rappresentano ad oggi la più vasta ricerca sul mercato europeo del fitness e wellness. L’Italia è tra i primi 5 Paesi leader del mercato europeo, per membership, quota di mercato e numero di iscritti ai club. È al 4° posto dopo, nell’ordine, Germania, Inghilterra, Francia e prima della Spagna mentre i Paesi leader per penetrazione di mercato sono Svezia e Olanda. Questo significa che in tali Paesi la percentuale di persone attive sul totale della popolazione è estremamente alta se commisurata a quella di Paesi come l’Italia e la Francia: la Svezia guida la classifica con il 21,6% di penetrazione di mercato rispetto al circa 9% dell’Italia,più vicino al dato della Francia.

Italia: un mercato frammentato

La differenza tra il mercato italiano e quello francese e del resto d’Europa sta nel ruolo delle catene e dei low cost: se le revenue di Francia (2.556 milioni) e Germania (5.330 milioni) sono trainate dalle catene in franchising e dai low cost, in Italia i principali gruppi di mercato come Virgin e McFit hanno il 3% di mercato, come numero di club e il 9% come quota di mercato. E tutto il resto? È un mercato abitato da tante piccole e medio-grandi palestre e centri sportivi di proprietà interamente italiana, un unicuum del nostro Paese che va in controtendenza rispetto al mercato dominante.

Se infatti guardiamo al mercato del fitness europeo che si conferma il primo mercato al mondo per revenue e numero di iscritti ai club, scopriamo un trend dilagante: a macchia d’olio, le grandi catene, trainate dalle low cost, hanno aumentato dal 2017 al 2018 il numero di iscritti di 1,5 milioni, un + 11,2%, raggiungendo 15,4 milioni di iscritti, se raggruppate tutte insieme. In pratica le loro quote di mercato sono aumentate vertiginosamente e anche le loro revenue: i primi 10 top operatori del mercato del fitness europeo, in termini di revenue, contengono 5 low cost, McFIT GLOBAL GROUP, Basic-Fit, PureGym, Fitness World and Clever fit.

Margine di crescita attuale e futuro

In Italia operano, secondo il report di EuropeActive e Deloitte, 7.700 club che ospitano 5,46 milioni di membri. Su una percentuale di popolazione attiva del 28% gli iscritti ai club sono il 9%, percentuale che sale al 10,5% in riferimento alla stessa popolazione al di sopra dei 15 anni. In media, ogni club ha circa 709 iscritti, un dato relativamente basso che rispecchia la bassa concentrazione del mercato italiano del fitness. Questa cifra bassa è dovuta al numero elevato di club più piccoli, di proprietà indipendente, dai quali il mercato italiano è caratterizzato e da unapercentuale relativamente bassa di operatori di catena e club in franchising.
Questo evidenzia nel mercato italiano un margine di crescita più ampio in termini di iscritti ai club se si considera la percentuale attuale rispetto alla popolazione fisicamente attiva.

Nei fatti però a questo panorama di poco più di 7.000 club registrati da EA e Deloitte sfugge il vasto mondo dei 12.000 impianti sportivi polivalenti in cui si pratica anche il fitness che, insieme alle altre associazioni e società sportive dilettantistiche dove si pratica l’esercizio fisico, dalla ginnastica a corpo libero finalizzata anche alla salute alle tante altre attività indoor e outdoor si arriva a contare circa 70.000 tra società e associazioni sportive dilettantistiche presenti nel Registro CONI. 

È necessario però sottolineare come il primo obiettivo da porsi di fronte ad un crescente tasso di obesità anche nel nostro Paese è quello di aumentare il numero di persone attive, un risultato che vede il coinvolgimento anche dei club, insieme alle politiche istituzionali che incoraggerebbero la crescita del settore a beneficio dell’economia del Paese e della salute dei cittadini.

club dell'anno forum club

In una Regione come la Sicilia, che presenta tra i maggiori tassi di sedentarietà in Italia e con una preoccupante crescita dell’obesità infantile, il club, affiliato ad ANIF, Body Studio Emilia, rappresenta un modello di wellness e salute, prima, di sport e fitness, poi , che ha saputo creare a Palermo una realtà sportiva dove medico, istruttore, personal trainer lavorano in modo integrato per garantire l’accesso alla salute per tutti attraverso l’attività fisica. Body Studio Emilia, con nostro grande orgoglio, è stato fra i club premiati al Forum Club 2019, a Bologna, dove ha ricevuto il premio prestigioso “Club dell’anno”. Per noi di ANIF, invece, ha vinto il premio wellness e salute per la sua sfida a tenere alta la bandiera dell’esercizio fisico come farmaco e prevenzione, una sfida che è nel DNA di ANIF.

Ci definiamo una società sportiva con un grande tasso d’innovazione ma a “conduzione familiare”

Abbiamo chiesto a Giorgio Trupiano, direttore tecnico e  motore instancabile del circolo, in che modo hanno conquistato i palermitani e convertiti in cittadini attivi. Se siete curiosi di conoscere nel dettaglio come fidelizzare i frequentatori di un club, chiedetelo a Giorgio Trupiano o proseguite nella lettura di questa intervista.

Giorgio, il premio nella categoria club dell’anno al Forum Club, che cosa rappresenta per voi?

Ricevere il riconoscimento del “Nuovo Club” per noi è motivo di grandissimo orgoglio. Ci definiamo una società sportiva con un grande tasso d’innovazione ma a “conduzione familiare”. Mi piace lavorare su questi 2 valori: Innovazione e Famiglia, per noi sono importantissimi.

A quale leva attribuite l’eccellenza del vostro club? A quale, pensate, invece i vostri frequentatori diano maggior valore, qual è il loro percepito?

Probabilmente l’aspetto che ci ha portato le migliori performance è l’area del Commerciale, la capacità dei nostri consulenti di motivare i potenziali iscritti ad uno stile di vita attivo è la caratteristica che ci garantisce il costante incremento di nuovi utenti. Da 4 anni lavoriamo con grande efficacia anche sui servizi a maggiore valore aggiunto, allenamenti personalizzati con trainer dedicati, piccoli gruppi di allenamento ecc. che, ad oggi, rappresentano oltre il 19% del fatturato dei nostri club (la media in Italia è di circa l’8%). I nostri soci scelgono i nostri centri probabilmente per 2 fattori: il primo è la nostra storia, 35 anni di attività hanno reso il brand “Body Studio” molto riconoscibile e di forte appeal; l’altro aspetto è lo staff tecnico, non solo scegliamo trainer molto specializzati ma lavoriamo costantemente sulla formazione (11 giornate di formazione interna obbligatorie). Questa strategia ci permette di controllare l’erogazione del servizio in maniera approfondita e soprattutto con una serie di step di controllo intermedi. Stiamo sviluppando una App dedicata esclusivamente a questo aspetto!

In alcune province della Sicilia, oltre il 70% della popolazione non pratica attività sportiva, siamo nelle prime posizioni in Italia per tasso di obesità infantile

Da 1 a 4 club e ora state aprendo il 5: qual è il “fattore metabolico” che vi contraddistingue?

Il 5° club nasce da una collaborazione con un grande gruppo alberghiero che sta valorizzando, con un progetto di riqualificazione urbanistica, un’ex area industriale della città. Abbiamo uno standard interno che ci permette di replicare il format “Body Studio” in altri impianti. Fatte le debite distinzioni in termini geografici, i club si rivolgono tutti ad una clientela medio – alta. Modifichiamo, in funzione del quartiere di riferimento, il posizionamento dell’abbonamento Open e teniamo invariati i prezzi dei servizi personal.

Qual è la vostra ricetta/strategia di fidelizzazione?

La ricetta è semplice: Multidisciplinarietà = Frequenza = Fidelizzazione. Lavoriamo con i neofiti, soprattutto durante i primi 45 giorni, con una serie di lezioni dedicate che si articolano in small group, da massimo 6 persone. Il trainer li allena sottolineando, in ogni lezione, un aspetto della multidisciplinarietà: CARDIO, TONO, FLESSIBILITA’ e CORE.

 

È possibile individuare un modello di business distintivo nel vostro club? Qual è l’asset o gli asset di crescita?

Sicuramente l’aspetto tecnico ci offre un vantaggio distintivo rispetto alla concorrenza. Abbiamo riflettuto molto su una strategia per valorizzare i format ed alla fine abbiamo elaborato la seguente: nei giorni di maggiore frequenza (lunedì, mercoledì e venerdì), nelle fasce orarie del pranzo e alle 19.00 i nostri trainer ruotano, in modo tale che gli iscritti seguano protocolli di allenamento “Body studio” con 4 istruttori, a rotazione. Lo scopo è quello di spostare il focus dall’istruttore al contenuto tecnico della lezione per evitare che la persona si focalizzi su un’unica routine di allenamento. E’ stato semplice? Assolutamente no! Ma con determinazione abbiamo continuato a scommettere su questa innovazione tecnica e adesso offriamo un servizio che i nostri competitor non sono in grado di erogare.

Siete l’esempio che il fitness può davvero essere un ammortizzatore sociale, portando benessere, integrazione, salute alle persone. Nel vostro caso grazie al medical fitness… Volete raccontarcelo?

L’attività sportiva è un farmaco! E come tale deve essere somministrata da un medico: nel nostro caso il dott. Angelo Vetro, medico Fisiatra con una grandissima esperienza nel settore sportivo, fortemente convinto che il futuro della riabilitazione (nella sua ultima fase) debba essere il reinserimento del paziente nella pratica sportiva. Siamo partiti da questa riflessione per ragionare sul protocollo tecnico ed oggi il nuovo centro Body studio Emilia ha oltre 1300 iscritti che lavorano con protocolli di allenamento specifici per le loro patologie. Toglierci la tuta ed indossare il camice, potrebbe essere la chiave di volta del fitness del futuro. Offriamo servizi integrati di allenamento i cui player sono medico, fisioterapista, personal trainer, istruttore di sala corsi e attrezzi.

Lo scopo è quello di spostare il focus dall’istruttore al contenuto tecnico della lezione

In che modo si può definire un mercato difficile la Sicilia e come consigli di affrontarlo ad un gestore di centro fitness?

Conosco bene il mercato: oltre a gestire l’aspetto tecnico dei nostri centri lavoro come “consulente esterno” in altri centri fitness in Sicilia e non solo.
Le prime parole che mi vengono in mente per definire il nostro mercato è “guerra tra poveri” perché, negli anni di crisi, abbiamo assistito ad una guerra sul prezzo infernale. Oggi, grazie ad una forte crescita della domanda di Fitness e benessere, il prezzo sta tornando a crescere, anche se in alcune zone della Sicilia trovare abbonamenti annuali ad un costo maggiore di 250 euro l’anno è impossibile. Questo ci fa capire quanto siamo indietro in termini di posizionamento e valore attribuito al nostro servizio. Il mio consiglio è rendere il proprio servizio unico, speciale, solo così riusciremo a trasferire una unicità capace di creare valore.

Qual è la cultura dell’attività fisica in Sicilia e, in particolare, a Palermo?

In alcune province della Sicilia, oltre il 70% della popolazione non pratica attività sportiva, siamo nelle prime posizioni in Italia per tasso di obesità infantile. Credo sia un mercato difficile anche per capacità di spesa: in termini di Pil pro-capite, se prendiamo in considerazione quello della Lombardia, 38.000 euro annui, e lo paragoniamo con quello della Sicilia, con 17.400 euro ci rendiamo conto che probabilmente lavoriamo in un contesto sfavorevole. Da addetto ai lavori, però, riconosco che, con molta lentezza e con enormi difficoltà, anche burocratiche, il mercato registra una forte crescita: sono fiducioso perché fare impresa in Sicilia è un’ eccezionale “palestra … di Vita”.

forum club 2019

Chiarezza sul piano legislativo e creazione di valore su quello dei servizi offerti, sono le due facce dello sport dilettantistico emerse durante il Convegno sulla Gestione dei centri sportivi, tenuto da ANIF Eurowellness lo scorso venerdì 15 febbraio al Forum club di Bologna, di fronte a 150 partecipanti.

Quest’anno non era facile catalizzare l’attenzione dei circa 150 operatori sportivi, gestori e titolari di impianti sportivi che hanno seguito i lavori del convegno, tenuto conto che il Forum Club e Forum Piscine è il più importante evento B2B di riferimento in Italia per il fitness, wellness, piscine e spa; evento denso quindi di congressi, approfondimenti, workshop, corsi di formazione per manager, istruttori e proprietari. Si tratta in sostanza di un’importante occasione per essere sempre aggiornati e pronti ad affrontare le nuove sfide del mercato confrontandosi con i più grandi esperti del settore.

Ma la credibilità, da un lato, che ANIF ha conquistato grazie all’impegno ventennale del suo presidente nella vasta area dello sport dilettantistico con particolare riferimento al fitness e, dall’altro, l’alto livello dei relatori che hanno qualificato i lavori del convegno hanno consentito ad ANIF di registrare un importante successo di pubblico e di contenuti impensabile se visto alla luce del prestigioso palcoscenico allestito quest’anno dal Nuovo Club.

Il presidente Giampaolo Duregon

Il presidente Giampaolo Duregon ha introdotto il convegno focalizzando subito l’attenzione sulla riapertura di quello che è il vaso di Pandora nel dilettantismo sportivo: esigenza di recuperare il discorso sulla definizione del rapporto di lavoro e, in generale, sulla chiarezza gestionale in un settore che, a seguito dell’abrogazione della riforma dello sport (legge 205, del 27 dicembre 2017) promossa da ANIF, ancora si trova in una terra di mezzo di leggi, circolari, regolamenti e sentenze che spesso si contraddicono. Le preoccupazioni del settore veicolate da ANIF sono in linea con il provvedimento del Consiglio dei Ministri che, con un disegno di legge, collegato alla legge di bilancio 2019, delega al Governo di legiferare quanto prima in materia di sport. La neo riforma dello sport invocata dal Consiglio dei Ministri, richiama l’attenzione su alcuni temi da sempre cavallo di battaglia di ANIF e già inseriti nella legge promossa: in particolare, la semplificazione gestionale e burocratica degli organismi sportivi e la riforma del rapporto di lavoro negli enti sportivi dilettantistici.

L’avv. Alberto Succi, nel suo intervento, ha analizzato la circolare n.18/E di agosto 2018 dell’Agenzia delle Entrate ponendo attenzione sulle contraddizioni che sembrano emergere dal punto di vista giuridico. Parlando infatti delle agevolazioni fiscali relative alla 398 del 1991, ha sottolineato l’esclusione di attività come la sauna, in quanto attività commerciali non connesse a scopi istituzionali.
Il tema del lavoro e della sua configurazione giuridica resta prioritario per evitare che lo sport dilettantistico venga associato al professionismo per assenza di una legge a sé dedicata. Non si può ancora continuare a definire come professionista a partita IVA l’istruttore del centro sportivo e una lunga serie di decreti ministeriali e di sentenze di corti d’appello, elencate da Succi lo confermano.

L’Avv. Alberto Succi

Michele Marchetti, direttore generale del CSI è intervenuto sul tema dei valori sportivi sottolineando come, in un momento ancora indefinito sul piano giuridico, sia prioritario serrare le fila di enti e associazioni che operano in un settore strategico.
“Alla guerre dei prezzi sul tesseramento, noi opponiamo il valore dei servizi. La serietà della formazione, la possibilità di ottenere, in cambio di un contributo simbolico, delle tutele necessarie per la gestione di un centro sportivo. Pensiamo alla polizza RCT che l’affiliazione ANIF e CSI offre in cambio del tesseramento e che protegge il frequentatore e il club in caso di morte e infortuni” – afferma Marchetti e continua su quanto è importante che il costo del tesseramento debba essere equiparato ai servizi che un ente è in grado di offrire ai tesserati: formazione con requisiti certi e standard di qualità perché è attraverso istruttori formati e preparati che possiamo davvero affermare a testa alta che lo sport dilettantistico espleta una funzione sociale, etica e salutistica.

Premazione “Club award” Body Studio Emilia “Club dell’anno”

ANIF ha anche ospitato la 13^ edizione del club award del Forum Club dove Giampaolo Duregon insieme a Davide Venturi, responsabile di redazione per Il Nuovo Club, hanno premiato i professionisti del settore fitness e wellness che, svolgendo bene e con passione il proprio lavoro, favoriscono la crescita del settore, fungendo da fonte di ispirazione, se non addirittura da modello, per altri operatori.

Due sono stati i club ANIF a ricevere il premio: il primo per l’Innovazione, è andato a Interamnia di Teramo e si è distinto per l’elevata fidelizzazione in un contesto difficile e drammatico come quello del terremoto in Abruzzo, fungendo anche da punto di riferimento in una situazione di crisi per gli abitanti; il secondo, Body Studio Emilia di Palermo, Club dell’anno, premio prestigioso che va ad una realtà di 1.700 mq, dotati di piscina, centro fisioterapico e area personal training e medical fitness che è in procinto di aprire il suo 5° centro. Per la categoria Speciale, il club award 2019 è andato a McFIT italia, il ramo italiano della catena tedesca fondata da Rainer Schaller, pioniere del segmento low cost nel settore. Questo brand si distingue per la coerenza del suo modello di business imprescindibile per un operatore low cost.

Enrico Guerra, direttore Ricerca e Sviluppo Elav e Angelo Desidera, Delegato ANIF in EuropeActive presentano EREPS Italia

Il pomeriggio è stato dedicato allo studio dei mercati internazionali con Fausto di Giulio di REX e al marketing relazionale con Edoardo Cognonato, esperto in Psicologia relazionale.

 

Fausto Di Giulio

Fausto Di Giulio ha tracciato alcune tendenze di club europei ed extra europei. Ricorrente sembra essere l’attenzione per i fitness studio e boutique e, in generale, la tendenza dei gruppi di grandi dimensioni a creare dei sub brand, differenziati su vari target: pensiamo alla fitness boutique aperta all’interno di un club premium, in Olanda, dove il mercato è composto da frequentatori molto giovani ed il tasso di penetrazione (18%) del fitness è altissimo. All’opposto, Di Giulio riporta l’esperienza di un club finlandese che, da premium, ha esteso la sua linea di offerta aggiungendo un low cost.

Edoardo Cognonato

Infine, Edoardo Cognonato ha incentrato il suo appassionato intervento da vero performer dell’arte della motivazione al cambiamento dello stile di vita. Cognonato pone l’accento sul ruolo motore dell’emozione nei comportamenti umani e, nello specifico, sulla necessità che il trainer faccia vivere un’esperienza unica e imperdibile al neo iscritto in palestra come argine al calo drastico di rinnovi che, generalmente, avviene allo scadere del primo anno di abbonamenti.

 

fitness h24

Si fa presto a dire palestra, le ultime tendenze ci dicono che la moltiplicazione dell’offerta wellness ci è quasi sfuggita di mano e le vecchie categorie non sono più adatte a descrivere il magmatico attuale mondo. La segmentazione classica di centri sport e fitness basata su elementi del marketing mix tradizionale, come prezzo, dimensioni e tipologia di offerta potrebbe non essere più così rigida. Se pensiamo infatti solo al tema della fluidità degli spazi e dell’esperienza, vissuta dal nuovo popolo di sportivi che tende a dilatare gli spazi in cui si fa fitness e a portare, grazie alla tecnologia e all’outdoor, la palestra con il proprio gruppo ed il proprio istruttore preferito un po’dove desidera, già si capisce come le preferenze dei consumatori siano sempre più inafferrabili. Questo apre molte più opportunità sia nell’offerta di modelli di successo ai nuovi frequentatori di palestre e circoli sportivi sia nel moltiplicare le possibilità di crescita del business.

I modelli organizzativi di un centro sportivo potrebbero essere tanti quante sono i bisogni del cliente: ogni club ricerca la sintesi che ritiene di maggior valore per il suo target. In particolare vi proponiamo 5 modelli di successo che al di là delle alterne fortune e posizionamenti di mercato rappresentano delle tendenze da osservare e monitorare, se non altro perché se ne parla sempre di più.

Streming live e on demand in palestra

fitness in streaming

Se sei un istruttore e sogni di diventare un vero presenter probabilmente lo streaming dei corsi fitness che insegni, diffuso live oppure on demand, dalla tua palestra, potrebbe essere un buon canale. Se, invece, sei un titolare di un centro sportivo, introdurre questa forma di allenamento virtuale accanto a quella vis a vis può essere una strategia di fidelizzazione: da un lato, inserire nell’abbonamento al club anche la possibilità di partecipare da remoto alle lezioni e di farlo live può essere un incentivo per ritardatari cronici e per chi viaggia per lavoro, così da non perdersi neanche una lezione; dall’altro, potrai vendere questo servizio anche agli esterni, non abbonati, allargando la platea dei fruitori.

Uno dei vantaggi dello streaming è quello di trasformare il club, percepito come una factory di corsi fitness, a volte indifferenziata, in un brand la cui fruizione avviene in momenti e in luoghi diversi, una nuova strategia di posizionamento nella mente del tuo frequentatore.

Fitness boutique

fitness boutique

I fitness studio o fitness boutique sono una realtà in forte crescita, soprattutto a Londra e in Inghilterra. La filosofia che ne è alla base è molto interessante e rappresenta un modello di business che può essere calato nella realtà di ogni centro sportivo, anche perché le fitness boutique si prestano a vari format (insieme di professionisti, società di capitale, attività collegata a un club ecc.). Sono la moderna evoluzione dello studio da personal trainer: piccoli centri caratterizzati dall’elevata personalizzazione del servizio ai clienti. Nella fitness boutique si vende un’esperienza integrata di benessere che viene quasi cucita addosso al frequentatore: l’offerta avviene sulle specifiche esigenze dello sportivo che viene messo al centro del processo. Si creano una serie di servizi che vanno dalla cura del corpo ad un’attività fisica personalizzata, impostati in seguito ad un’anamnesi precisa di obiettivi ed esigenze a monte a cui segue la verifica dei risultati.

Dunque, le caratteristiche principali sono un’elevata attenzione ai dettagli e una spinta customizzazione dei servizi offerti.

Il medical fitness

medical fitness

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Anche questo modello può essere integrato nell’attività preesistente del club: l’importante è segnare un cambiamento d’investimento sia nella selezione del personale ed istruttori che dovranno essere formati per accogliere una clientela con bisogni specifici, sia come macchinari/spazi, nei casi in cui non siano idonei da un punto di vista di illuminazione inadeguata, attrezzature, corretta aerazione fondamentale per eseguire gli esercizi di attività fisica per l’ossigenazione del sangue ecc.

Il medical fitness estende il fitness ad una platea di persone che necessitano di fare attività fisica come cura per alcune patologie, ad esempio obesità, diabete e ipertensione oltre che come prevenzione delle stesse.

La differenza con dei centri ASL o ospedalieri

Una differenza che sta proprio nell’esperienza offerta dai centri sportivi che sono meglio in grado di coniugare l’intrattenimento, la socialità con la parte prettamente di esercizio fisico: anche l’esperienza emotiva, si sa, d’altronde, è una forma di terapia. Il medical fitness non è altro che il fitness prescritto dal medico e quindi richiede la presenza dentro o fuori dal centro sportivo di una serie di figure legate alla cura ospedaliera come i fisioterapisti e gli stessi medici sportivi.

Il vantaggio è quello di aprirsi ad una platea di inattivi che non sono abituati a fare attività fisica ma che, se convertiti, potrebbero diventare i più assidui grazie al cambiamento di stile di vita.

Fitness h24

fitness h24

Una strategia, quella dell’apertura 24 ore su 24 che, da un lato, potrebbe avere il vantaggio di attrarre una clientela che ha rinunciato al fitness per mancanza di tempo a causa degli orari di lavoro o di impegni che richiedono orari molto elastici, dall’altro si scontra con diversi problemi organizzativi e legislazioni vigenti sulle attività a cui è concessa l’apertura notturna che spesso variano regionalmente. Se pensi di fare questo tipo di scelta è chiaro che molta attenzione andrà dedicata all’ergonomia e all’interior design della location che dovrà puntare su colori rilassanti, spazi per il relax e il leisure tanto da far concepire la palestra una sorta di grande sala hobby dove accanto al fitness sarà possibile sostare in aree relax dedicate, ascoltando un sottofondo musicale ad hoc; tutto dovrà girare intorno al concetto di wellness e relax.

Fitness + elettrostimolazione

fitness elettrostimolazione

L’elettrostimolazione rappresenta un’altra possibilità di scelta wellness. La stimolazione tramite elettrodi può essere utilizzata insieme all’attività cardiovascolare e di forza. La tecnologia alla base permette di migliorare le performance grazie all’utilizzo di un maggior numero di fibre muscolari. I vantaggi sono che il traninig è più breve perchè in soli 20 minuti si può svolgere un allenamento concluso. Scegliere di offrire questo servizio naturalmente comporta dei costi importanti da sostenere: ecco perché è necessario valutare nel proprio piano di marketing la potenziale risposta del nostro target per verificare se e quanto sia profittevole.

Se vuoi far crescere il tuo centro sportivo affiliati ad ANIF

formazione fitness

Con La Delibera della Giunta Nazionale n. 308 del 18 luglio 2017 il CONI ha adottato gli standard europei della formazione nell’ambito dello sport dilettantistico. Si tratta del brevetto SNaQ, Sistema Nazionale delle qualifiche degli Operatori sportivi, il quadro generale di riferimento adottato dal CONI che dà seguito agli accordi relativi alla Strategia di Lisbona.

Lo SNaQ è dunque un sistema di standard definiti a livello europeo ai quali il CONI ha adeguato anche la formazione in ambito sport dilettantistico. Anche allo sport, se vuole crescere a livello di sistema, di industry e, soprattutto, garantire al frequentatore la necessaria qualità di servizi, tale da rendere appetibile e competitiva l’organizzazione sportiva, è richiesto di affrontare le sfide delle competenze nel mercato del lavoro europeo.

I vantaggi sono molteplici e coinvolgono i tre attori principali: centro sportivo, istruttore e frequentatore/atleti.

Vantaggi per il centro sportivo

L’equiparazione dei titoli dei propri tecnici allo SNaQ –  CONI garantisce un’uniformità qualitativa dei servizi erogati. Il riconoscimento, dunque, dei titoli tecnico-didattico-sportivi può avvenire solo attraverso enti di promozione e federazioni sportive, riconosciuti dal CONI. Solo nel momento in cui gli enti di promozione sportiva richiederanno alle società e associazioni sportive nelle domande di affiliazione  i nominativi dei tecnici abilitati, i certificati SNaQ potrebbero diventare obbligatori.

ANIF, grazie al protocollo d’intesa con il CSI, collaborerà al rilascio del brevetto intervenendo anche nella riduzione del prezzo richiesto all’istruttore, appartenente ai centri sportivi a sé affiliati. Infatti il costo annuale di adeguamento dei tecnici dei suoi centri sportivi allo SNaQ è di soli 30 euro, un prezzo dimezzato rispetto a quello rilasciato da altri Enti, una scelta dettata dalla volontà di rendere questo importante adeguamento formativo il più accessibile possibile e fare in modo di accelerare un cambiamento necessario per la sua base di centri sportivi affiliati.

Vantaggi per l’istruttore

L’istruttore, equiparando i suoi titoli allo SNaQ, vedrà riconosciuto non solo il suo curriculum formativo tout court ma anche la sua esperienza sul campo che acquisirà un valore maggiore e una validità spendibile in tutte le realtà sportive del registro CONI. Finalmente potrà avere un brevetto valido in Italia e anche all’estero, in Europa.

Vantaggi per il frequentatore

La sicurezza è importante e affidarsi in mani esperte e sentirsi più sicuro di entrare in un centro sportivo e svolgere la propria lezione di aerobica, zumba, step con un tecnico qualificato rappresenta appunto una maggiore sicurezza per chi fa attività fisica, soprattutto per il neofita.

Come ottenere il Brevetto tecnico-didattico-sportivo SNaQ

I collaboratori sportivi che sono interessati a ricevere il Brevetto SNaQ sono invitati ad contattare la nostra Segreteria allo 06 61522722 ed inviare curricula contenti i titoli acquisiti ed anche le eventuali esperienze lavorative maturate nel settore.

I Curricula verranno esaminati da una Commissione Tecnica ANIF “ad hoc” costituita con il coinvolgimento diretto di professionisti del settore.
La Commissione può infine, laddove necessario, su specifica richiesta, svolgere anche Corsi di Formazione finalizzati al rilascio dell’Attestato SNaQ.

Quanto ai costi del Servizio è prevista l’applicazione di una tariffa particolarmente agevolata solo a favore dei tecnici che operano nei Centri Sportivi affiliati ad ANIF di 30 euro.

Da ultimo, ci corre l’obbligo precisare che tale Attestato sarà a breve richiesto, attraverso le Domande di affiliazione inoltrate dalle ASD/SSD, da tutti gli Organismi riconosciuti dal CONI quindi consigliamo di adeguarsi in tempo utile.

legge sport

Breve sintesi dei motivi che hanno portato ANIF a promuovere la legge 205, del 27 dicembre 2017

L’ANIF, Associazione Nazionale degli Impianti Sportivi Italiani, ha sentito l’esigenza 4 anni fa di intraprendere la strada per un progetto di riforma, attraverso una legge quadro che si occupasse della gestione degli impianti sportivi dilettantistici.

Motivi del progetto

  1. Maggiore chiarezza sull’attuale normativa che comprende:
    a. le associazioni sportive dilettantistiche senza fini di lucro (ASD);
    b. le società sportive dilettantistiche a r. l. senza fini di lucro (SSD).
  2. Ridurre le continue verifiche fiscali e lavoristiche, frutto di interpretazioni troppo discrezionali dell’attuale normativa.
  3. Cominciare a prevedere una copertura previdenziale inizialmente ridotta per i contratti di compenso sportivo e amministrativo, oggi inesistente.
  4. Introdurre una terza via di gestione per un impianto sportivo dilettantistico, quella della Società Sportiva Dilettantistica Ordinaria, poi chiamata dal Ministero delle Finanze “Lucrativa”. La nuova società rinuncia, rispetto alle altre (ASD/SSD) nel dettaglio:
    1. alle agevolazioni dell’IVA che passa da 0 a 10%;
    2. all’agevolazione della tassazione sul reddito, che passa da 0 al 50% dell’imponibile. In aggiunta, per la nuova Società Sportiva Dilettantistica Ordinaria (lucrativa), si inserisce la contribuzione previdenziale sui sopraddetti contratti di compenso sportivo ed amministrativo, che passa da 0 al 50% per i primi 5 anni, per andare poi a regime.
  5. La prima stesura della legge era molto più ampia e si occupava anche della salute dando incentivi fiscali, per ora riservati alla fascia d’età dai 5 ai 18 anni, a tutti i cittadini che fanno attività fisica.
  6. Durante il percorso legislativo sono stati tagliati tanti articoli che reputiamo adatti ad una legge quadro e sono stati approvati solo gli articoli che riguardano gli aspetti finanziari della normativa.
  7. La legge quadro sullo sport creerebbe emersione, trasparenza e sicurezza applicativa, dando la possibilità ai tantissimi impianti sportivi, frutto di importanti investimenti privati, di poter continuare ad investire senza i timori di vedersi chiudere l’impianto, a causa di arbitrarie interpretazioni. Esistono infatti in Italia circa 70.000 centri sportivi dilettantistici, tra associazioni sportive e società sportive, dei quali circa 15.000 di medie e grandi dimensioni. Tali impianti, con uno statuto come quello attuale che prevede l’assenza di lucro, hanno notevoli difficoltà con il credito, con i finanziamenti e con gli investimenti. Sono infatti tutti organizzati in una doppia struttura societaria, una immobiliare e l’altra dilettantistica, in affitto tra loro: risulta quindi più agevole e trasparente che esista una sola società sportiva dilettantistica ordinaria (lucrativa).
  8. Se aderissero 10.000 delle 70.000 ASD e SSD al nuovo progetto si avrebbe un gettito, rispetto a IVA, tassazione e previdenza, di un miliardo di euro.
  9. L’iter della legge si è svolto in più fasi:
    1. stesura condivisa con i vertici del CONI, l’Agenzia delle Entrate e il Ministero del Lavoro;
    2. il percorso della legge è passato attraverso almeno tre governi, ricominciando ogni volta daccapo;
    3. quando è stata approvata, come già detto, la legge aveva subito parecchi tagli facendole perdere le caratteristiche originarie. Infatti la trasformazione è diventata più costosa e quindi di interesse minore per le ASD e le SSD che intendano trasformarsi.

Secondo noi, comunque, gli articoli approvati sono integrabili e migliorabili, in modo da attrarre verso questa strada il maggior numero possibile dei centri sportivi lasciando totalmente nello stato normativo attuale tutte le ASD e SSD che non ritengono di poter affrontare tali oneri. Qualora, come preannunciato dal sottosegretario Giorgetti, la decisione fosse quella di tagliare gli articoli dal 353 al 361, andrebbero comunque salvati il 358 e parte del 359 che sono interamente a vantaggio normativo delle attuali ASD e SSD (migliore qualificazione dei contratti di compenso sportivo e amministrativo in modo che non vengano attaccati, come avviene oggi, dall’INPS che li ritiene contratti per professionisti a partita IVA).

In conclusione, crediamo che questa legge, pur con i suoi limiti dovuti ai tanti passaggi che ha dovuto subire, sia un’ottima base per arrivare a quella legge quadro tanto auspicata.

Nei 6 mesi che l’Associazione ha dedicato alla diffusione della legge, ci siamo resi conto che l’interesse della base è fortissimo e che le uniche voci contrarie erano quelle di alcune federazioni ed enti di promozione sportiva (spesso per motivi ideologici) che non sono però i soggetti a cui era destinata.

In conclusione, l’ANIF, proprio perché rappresenta le migliaia di centri sportivi che ogni giorno ricevono cittadini di tutte le fasce d’età, dai bambini delle scuole sportive ai giovani agonisti e campioni anche olimpionici, fino allo sport di base amatoriale che accompagna adulti e anziani verso un sano stile di vita, ha lottato per vedere attuato un progetto che crei investimenti sicuri, crescita dei livelli occupazionali e crescita dell’intero settore.

Ribadiamo ulteriormente che le SSDL avranno un maggior carico di tasse, IVA e contributi in cambio di poter essere aziende sportive dilettantistiche, creando notevole sviluppo. Invece le ASD e SSD rimarranno esattamente come sono sempre state, senza maggior onere burocratico, amministrativo, gestionale di nessun tipo e che anzi, grazie agli articoli 358 e 359 vedono riqualificati i contratti di compenso sportivo e amministrativo, ancora oggi, dopo quasi 20 anni, contestati dall’INPS.

Anche i temuti adeguamenti per il libro unico del lavoro erano stati risolti dal Ministero del Lavoro esonerando di fatto le sole ASD ed SSD da questa incombenza.
Il motivo per cui riteniamo che anche le società sportive dilettantistiche ordinarie (lucrative) debbano rimanere nel dilettantismo è che la loro origine e vocazione è e rimarrà sempre quella di operare nel mondo dilettantistico, agonistico e amatoriale.

Il nuovo panorama dei centri sportivi diverrebbe il seguente: associazioni sportive dilettantistiche – ASD, società sportive dilettantistiche a r. l. – SSD e società sportive dilettantistiche lucrative, SSDL.

Campagna di sensibilizzazione per i club, i manager e i gestori di centri sport e fitness promossa da Let’s #BeActive in collaborazione con ANIF Eurowellness.

fitness trend

L’Europa è il primo mercato Fitness al mondo per:

  1. numero di consumatori, 52,4 milioni vs 55,3 milioni in America;
  2. strutture, 51.200 vs 36.180 americane;
  3. 26,7 bilioni di revenue vs 23,2 bilioni in America;
  4. lavoratori, 650.000 vs 279.100 in America.

Allora perchè il 60% degli adulti europei è in sovrappeso e 1 bambino su 3 tra i 6 e i 9 anni è in sovrappeso o obeso? C’è qualcosa che stiamo sbagliando e i dati sulla tipologia d’offerta ai clienti nel settore fitness e salute e sulla formazione europea di istruttori e personal trainer ci danno una misura dell’errore.

Tutte le strategie di marketing che si rispettino e che mirano alla crescita di una determinata industry si basano sui flussi di crescita demografica attuale e futura e sulle aree di opportunità da presidiare. Nell’attività fisica questi dati acquisiscono un valore sanitario, di prevenzione e terapia di molte malattie croniche, come da sempre si sgola la OMS ma, sapete quanto i Paesi seguono le famose linee guida della OMS sui 150 minuti settimanali di attività fisica? Il 41% delle persone in Europa non segue queste raccomandazioni contro il 48% degli statunitensi, il 54% dei canadesi e il 33% degli australiani.

E’ evidente che non basta ciò che è stato fatto fin ora e che qualsiasi politica nuova dovrà partire da un’analisi a 360° del settore perchè non può più esserci fitness senza health (salute).

Dallo studio presentato all’International Standards Meeting a Roma il 23 e 24 novembre 2017 da parte di Alexis Batrakoulis, educatore internazionale nel settore fitness e salute, membro del comitato per le credenziali di Exercise is Medicine per ACSM (American College of Sport medicine), emerge un’interessante analisi sulle relazioni tra principali trend del fitness, cambiamenti demografici e previsioni sulle malattie a maggiore a diffusione tra la popolazione. Mentre una stretta relazione sembra esserci tra lo status demografico corrente della popolazione globale e i risultati di un sondaggio su quelli che saranno le imminenti tendenza del fitness da cavalcare, emerge al contempo un gap tra le attuali competenze fitness e quelle che i trend suddetti richiederebbero.

La buona notizia è che siamo davanti ad una consapevolezza da parte degli addetti ai lavori sulle opportunità reali per i lavoratori nel fitness, cioè la reale risposta ai problemi demografici e la cattiva è che attualmente non siamo pronti a coglierle, sia per un gap educativo e sia, di riflesso, per un gap di offerta di servizi da parte di istruttori e personal trainer.

4 caratteristiche della popolazione globale

  1. Invecchiamento della popolazione.
  2. Popolazione obesa e in sovrappeso.
  3. Inattività fisica.
  4. Prevalenza di condizioni croniche.

Queste 4 caratteristiche sono legate alle nuove competenze richieste agli istruttori fitness e personal trainer: le skills più richieste in futuro ad un trainer, secondo il sondaggio, sono quelle necessarie a gestire le persone in sovrappeso, quelle rivolte ai bambini e alla terza età, l’attività fisica per la salute e quelle necessarie ad occuparsi delle persone diabetiche. Il sondaggio è stato rivolto agli addetti al settore di fitness e salute nella seguente percentuale: 81,2% istruttori, 6% operatori di settore, 1,4% fornitori, 4,9% enti di formazione, 3,8% instituti di elevata educazione, 2,7% associazioni nazionali.

Oltre all’evidente aderenza alla popolazione reale bisogna aggiungere che intercettarne i bisogni non significa solo successo commerciale ma prevenzione nel campo della salute e risparmio sanitario. Le 4 caratteristiche demografiche ci parlano di una sempre maggiore importanza numerica nella società della popolazione speciale.

Che cos’è una popolazione speciale? persone che sono affette da condizione di salute croniche o temporanee che sono tipicamente classificate in base al sistema corporeo e alle implicazioni fisiologiche.

Cause di mortalità

Quali fattori di rischio impattano di più sull’aspettativa di vita? Tra le prime 6 posizioni ci sono, nell’ordine, diabete, inattività fisica, ipertensione e obesità, tutte cause che l’attività fisica combatte o previene. Ci troviamo di fronte al più potente farmaco per la salute che però fatica ad essere somministrato dai medici solo per un problema culturale. Infatti come ha affermato un medico di Harvard.

Se l’attività fisica fosse una pillola tutti la prenderebbero.

Per vincere queste resistenze culturali abbiamo bisogno di maggiore formazione ed educazione del personale nel fitness e nello sport perchè altro dato emerso è che manca personale specializzato dato che la maggior parte delle certificazioni dei corsi per istruttori riguardano: istruttore di gruppo, assistente fitness, insegnante pilates, istruttore fitness e personal trainer.

Ci troviamo di fronte al rovescio della piramide dei bisogni: abbiamo bisogno di specializzazioni avanzate per assistere la popolazione speciale e i patologici, in crescita preoccupante nella società, e non ci sono gli strumenti?

C’è bisogno di un’inversione di tendenza che con EuropeActive e il progetto EREPS, di uniformazione degli standard educativi europei nell’ambito fitness e salute, vogliamo portare avanti, per andare incontro al futuro anche in Italia tramite la nostra base di centri sportivi!

 

 

personal trainer mercato

Lo studio sui Personal trainer di ISM 2017

Statistiche, analisi e dati, sembra che siano fluttuanti algoritmi che tendono ad annullarsi tra loro senza poi fornire una chiara lettura di un fenomeno: la differenza la fa la correlazione perchè ad una semplice occhiata possiamo non renderci conto dell’importanza di alcune statistiche ma poi se incrociamo i dati il focus si delinea in modo netto.

Niels Gronau, fondatore di un’importante società di ricerca tedesca, ha esposto i risultati di uno studio sui Personal trainer in Europa, durante l’8° International Standards Meeting che si è tenuto a Roma, al Forum Sport Center. L’evento, incentrato sugli standard della formazione di istruttori e personal trainer, ha fornito spunti di dibattito interessanti su un mercato ancora avvolto un po’ nella nebbia della conoscenza.

Sono emersi alcuni aspetti che tracciano dei solchi culturali da riempire a tutti i costi se l’obiettivo di questo settore è quello di aumentare le cifre della crescita. La popolazione cambia: valori, stili di vita e aspettative e, come spesso accade, nella legge della domanda e dell’offerta, la seconda spesso perde il fine tuning con la prima e finisce per perdere di vista aree di opportunità.

Chi è il personal trainer

Identikit PT in Europa. Il personal trainer in Europa è un lavoro che tende a differire molto, da paese a paese, su alcune variabili mentre su altre presenta delle forti regolarità. Ad esempio, in base alla ricerca effettuata, la maggiore presenza di questa figura si registra nel Regno Unito, confermando una consolidata tradizione del fitness anglosassone, seguita dall’Italia e dall’Olanda. Grande discrepanza si registra in merito al genere: se nei paesi scandinavi (Finlandia e Norvegia) la maggior parte dei personal sono donne, paesi dell’area mediterranea, come Italia e Spagna, ha una percentuale quasi schiacciante di uomini rispetto alle donne. Per quanto riguarda il paese che possiamo definire un avamposto del settore, il Regno Unito, anche qui la distribuzione è a favore degli uomini che sono circa il 70% del totale (dei partecipanti alla ricerca).

Età dei personal trainer e location dove si trovano ad esercitare sono due variabili uniformi in Europa: il PT in Europa ha un’età compresa tra i 21 e i 40, mentre dopo i 40 il personal trainer tende ad abbandonare o a cambiare lavoro. Inoltre sembra che la maggiore distribuzione dei nostri promotori della forma fisica sia in città con più di 500.000 abitanti.

Inoltre la maggior parte dei personal trainer hanno un lavoro part time ma la percentuale di lavoratori del settore a tempo pieno cresce in Gran Bretagna dove più del 50% dei personal lavorano full time, indice di un mercato ben sviluppato.

La concorrenza. Le tariffe più basse sono applicate dai PT che vivono in Irlanda (30 euro), Spagna ed Italia (35 euro) che sono al di sotto della media Europa di 50 euro mentre i personal più esosi sono in Svizzera con una tariffa media di 119, 2 euro. Colpisce il dato del Regno Unito di 42, 7 euro che è indicativo anche di una forte crescita del mercato e, di conseguenza, dell’alto livello concorrenziale che non ha portato ad un aumento dei prezzi esponenziale.

Soddisfazione verso il proprio lavoro. L’85, 7% dei Personal trainer ritiene estremamente importanti le soft skills nel proprio lavoro ovvero le capacità comunicative e relazionali. Pochi però si rendono conto di quanto queste siano collegate alle tecniche di vendita in quanto le possibilità di guadagno sono all’ultimo gradino delle ragioni che alimentano la loro soddisfazione sul lavoro. Cos’è che li rende soddisfatti di svolgere questa attività lavorativa, dunque? Principalmente si tratta di motivazioni intrinseche che non hanno a che vedere con la remunerazione tanto che un alto livello di soddisfazione nel proprio lavoro si registra anche laddove le tariffe si mantegono bassine: in Irlanda infatti c’è una soddisfazione elevata tanto quanto in Svizzera.

Il 61,9% dei PT intervistati ritiene che la possibilità di aiutare altre persone è ciò che li rende più soddisfatti insieme alla passione ed il lato divertente di lavorare nello sport.

Aree di opportunità e sviluppo

Se si analizzano le aree di offerta prevalente e quelle in cui i personal trainer individuano maggiore opportunità attuali e future, si rileva un certo gap: l’offerta di servizi si concentra su functional training, consulenza nutrizionale, cardio ecc. tutte aree poco specialistiche, rivolte ad una popolazione generalizzata.

Se, al contrario, si chiede ai personal trainer di indicare le aree di maggiore opportunità ecco che la maggiore rilevanza viene data a: prevenzione e cura della salute, popolazione anziana, stili di vita, insomma l’area del fitness medicale che interessa una popolazione “speciale”, sempre più crescente a causa del dilagare delle patologie metaboliche e dell’invecchiamento della popolazione europea.

Dunque, sono gli stessi PT ad avvertire questo gap tra i servizi che tendono a erogare e quelli che, pur rappresentando un’opportunità di crescita, sono carenti.

Cosa bisognerebbe fare per colmare questo gap? Questi dati sono importanti perchè segnano un’onda di crescita, non ancora cavalcata e devono suggerire anche i relativi mezzi per cavalcarla, quali?

  • Migliorare le policy educative per i trainer e i personal trainer, integrando i programmi con una formazione più specialistica che un operatore del fitness medicale deve possedere.
  • Maggiore sensibilizzazione sul piano istituzionale perchè le istituzioni prevedano programmi  e finanziamenti al settore sport e attività fisica per il suo valore di tutela della salute.

Con EuropeActive stiamo portando avanti proprio questi temi che, parallelamente alla sensibilizzazione sociale e istituzionale, sono sempre più declinati nelle policy formative, negli standard educativi come ad esempio quelli certificati da EREPS, che aspirano proprio ad uniformare il livello educativo degli istruttori fitness in Europa.

centri sportivi

Qual è la percezione tra manager e titolari dei centri sportivi della propria attività? Quale sono le variabili considerate strategiche e quelle da migliorare nel prossimo anno? Acquanetwork ha realizzato una vasta analisi trasversale sul piano geografico tra i titolari e manager di centri sportivi in Italia per sensibilizzare sullo sviluppo del settore, su quelle componenti che ne frenano la crescita e su quelle che la incentivano.

Ne è emerso un quadro molto realistico del business del settore sport e wellness in cui a fronte di una grande consapevolezza delle proprie potenzialità c’è anche una forte presa d’atto dei limiti per lo più strutturali.

Norme e Istituzioni devono cambiare

L’esigenza di un cambiamento è avvertito in quasi tutte le regioni e le categorie al pari della burocrazia che viene segnalata come area più critica da gestire, con una crescita di indicazioni che la attesta al 45,7% del 2017 contro il 36,40 % del 2016, tra le maggiori criticità di gestione di una società sportiva.

Ancora il fisco viene percepita insieme ai costi (fissi e di utenze) come la variabile più problematica da gestire. In discesa libera la comunicazione nella top ten delle criticità, segno che si comincia a familiarizzare di più, nell’era digitale, con questo strumento oramai must have.

Redditività, numero iscritti vs valore assoluto

Nonostante la competizione dei club low cost e una congiuntura economica non ancora in ripresa il fitness non sembra stare così male a giudizio dei titolari dei centri sportivi intervistati in quanto sale il giudizio positivo, con oltre il 71% che giudica fra eccellente e buono il numero di iscritti e soci a centri fitness e piscine, mentre l’industria indica una crescita di fatturato del 10,1% contro il 9,7% di 8 mesi fa. La media del valore che i centri sportivi attribuiscono ad iscrizioni e soci, in una scala da 1(min) a 5(max) è di 3,61, dato veramente eccellente se comparato alla contrazione generale dei consumi. Però, sui ricavi, club e società di gestione manifestano sì un dato positivo (63% degli intervistati propende fra eccellente e buono), ma non in valore assoluto: le tariffe di fatto sono congelate e la crescita è dovuta al buon trend di iscritti.

La piscina è la strategia!

La piscina sembra confermarsi in modo plebiscitario come elemento strategico nell’offerta sportiva : se a settembre 2016 il panel di imprenditori del wellness si era pronunciato assai favorevolmente con l’84,4%, ora siamo all’89,4% di opinioni che si attestano fra eccellente (73,8%) e buono, con una media di giudizio pari a 4,66 su un massimo di 5.

Il futuro della piscina è decisamente in grande crescita.

Il ruolo positivo dell’istruttore

Un traguardo raggiunto: lo staff tecnico viene unanimamente percepito di elevata qualità mentre il personale in generale e lo staff vendite sono elementi ambivalenti, che non devono essere sottovalutati perchè possono determinare anche un impatto negativo.

Qualità e innovazione

Al quesito “In quali aree intervenire per migliorare il settore?”, Qualità e Innovazione restano ampiamente le priorità da parte degli operatori, anche se resta un po’ eterogeneo e incongruente la considerazione e percezione della Qualità, che al contrario è molto netta per il cliente/consumatore.

Se la gestione dei rapporti con le Istituzioni e le Norme sono un problema su cui intervenire indistintamente per tutte le categorie, sale per tutti l’importanza di dare vita a partnership e di fare leva sulle Associazioni di Categoria, indicazione che a settembre scorso era ben più velata. L’Agonismo, non è un problema per nessuno, perché conferisce reale valore sociale alle varie intraprese, anche se i costi stanno diventando insostenibili: serve trovare nuove forme di finanziamento e risorse, che co-marketing e co-business con Industria, Finanza e Multinazionali possono favorire, come è emerso nettamente.