legge sport

Breve sintesi dei motivi che hanno portato ANIF a promuovere la legge 205, del 27 dicembre 2017

L’ANIF, Associazione Nazionale degli Impianti Sportivi Italiani, ha sentito l’esigenza 4 anni fa di intraprendere la strada per un progetto di riforma, attraverso una legge quadro che si occupasse della gestione degli impianti sportivi dilettantistici.

Motivi del progetto

  1. Maggiore chiarezza sull’attuale normativa che comprende:
    a. le associazioni sportive dilettantistiche senza fini di lucro (ASD);
    b. le società sportive dilettantistiche a r. l. senza fini di lucro (SSD).
  2. Ridurre le continue verifiche fiscali e lavoristiche, frutto di interpretazioni troppo discrezionali dell’attuale normativa.
  3. Cominciare a prevedere una copertura previdenziale inizialmente ridotta per i contratti di compenso sportivo e amministrativo, oggi inesistente.
  4. Introdurre una terza via di gestione per un impianto sportivo dilettantistico, quella della Società Sportiva Dilettantistica Ordinaria, poi chiamata dal Ministero delle Finanze “Lucrativa”. La nuova società rinuncia, rispetto alle altre (ASD/SSD) nel dettaglio:
    1. alle agevolazioni dell’IVA che passa da 0 a 10%;
    2. all’agevolazione della tassazione sul reddito, che passa da 0 al 50% dell’imponibile. In aggiunta, per la nuova Società Sportiva Dilettantistica Ordinaria (lucrativa), si inserisce la contribuzione previdenziale sui sopraddetti contratti di compenso sportivo ed amministrativo, che passa da 0 al 50% per i primi 5 anni, per andare poi a regime.
  5. La prima stesura della legge era molto più ampia e si occupava anche della salute dando incentivi fiscali, per ora riservati alla fascia d’età dai 5 ai 18 anni, a tutti i cittadini che fanno attività fisica.
  6. Durante il percorso legislativo sono stati tagliati tanti articoli che reputiamo adatti ad una legge quadro e sono stati approvati solo gli articoli che riguardano gli aspetti finanziari della normativa.
  7. La legge quadro sullo sport creerebbe emersione, trasparenza e sicurezza applicativa, dando la possibilità ai tantissimi impianti sportivi, frutto di importanti investimenti privati, di poter continuare ad investire senza i timori di vedersi chiudere l’impianto, a causa di arbitrarie interpretazioni. Esistono infatti in Italia circa 70.000 centri sportivi dilettantistici, tra associazioni sportive e società sportive, dei quali circa 15.000 di medie e grandi dimensioni. Tali impianti, con uno statuto come quello attuale che prevede l’assenza di lucro, hanno notevoli difficoltà con il credito, con i finanziamenti e con gli investimenti. Sono infatti tutti organizzati in una doppia struttura societaria, una immobiliare e l’altra dilettantistica, in affitto tra loro: risulta quindi più agevole e trasparente che esista una sola società sportiva dilettantistica ordinaria (lucrativa).
  8. Se aderissero 10.000 delle 70.000 ASD e SSD al nuovo progetto si avrebbe un gettito, rispetto a IVA, tassazione e previdenza, di un miliardo di euro.
  9. L’iter della legge si è svolto in più fasi:
    1. stesura condivisa con i vertici del CONI, l’Agenzia delle Entrate e il Ministero del Lavoro;
    2. il percorso della legge è passato attraverso almeno tre governi, ricominciando ogni volta daccapo;
    3. quando è stata approvata, come già detto, la legge aveva subito parecchi tagli facendole perdere le caratteristiche originarie. Infatti la trasformazione è diventata più costosa e quindi di interesse minore per le ASD e le SSD che intendano trasformarsi.

Secondo noi, comunque, gli articoli approvati sono integrabili e migliorabili, in modo da attrarre verso questa strada il maggior numero possibile dei centri sportivi lasciando totalmente nello stato normativo attuale tutte le ASD e SSD che non ritengono di poter affrontare tali oneri. Qualora, come preannunciato dal sottosegretario Giorgetti, la decisione fosse quella di tagliare gli articoli dal 353 al 361, andrebbero comunque salvati il 358 e parte del 359 che sono interamente a vantaggio normativo delle attuali ASD e SSD (migliore qualificazione dei contratti di compenso sportivo e amministrativo in modo che non vengano attaccati, come avviene oggi, dall’INPS che li ritiene contratti per professionisti a partita IVA).

In conclusione, crediamo che questa legge, pur con i suoi limiti dovuti ai tanti passaggi che ha dovuto subire, sia un’ottima base per arrivare a quella legge quadro tanto auspicata.

Nei 6 mesi che l’Associazione ha dedicato alla diffusione della legge, ci siamo resi conto che l’interesse della base è fortissimo e che le uniche voci contrarie erano quelle di alcune federazioni ed enti di promozione sportiva (spesso per motivi ideologici) che non sono però i soggetti a cui era destinata.

In conclusione, l’ANIF, proprio perché rappresenta le migliaia di centri sportivi che ogni giorno ricevono cittadini di tutte le fasce d’età, dai bambini delle scuole sportive ai giovani agonisti e campioni anche olimpionici, fino allo sport di base amatoriale che accompagna adulti e anziani verso un sano stile di vita, ha lottato per vedere attuato un progetto che crei investimenti sicuri, crescita dei livelli occupazionali e crescita dell’intero settore.

Ribadiamo ulteriormente che le SSDL avranno un maggior carico di tasse, IVA e contributi in cambio di poter essere aziende sportive dilettantistiche, creando notevole sviluppo. Invece le ASD e SSD rimarranno esattamente come sono sempre state, senza maggior onere burocratico, amministrativo, gestionale di nessun tipo e che anzi, grazie agli articoli 358 e 359 vedono riqualificati i contratti di compenso sportivo e amministrativo, ancora oggi, dopo quasi 20 anni, contestati dall’INPS.

Anche i temuti adeguamenti per il libro unico del lavoro erano stati risolti dal Ministero del Lavoro esonerando di fatto le sole ASD ed SSD da questa incombenza.
Il motivo per cui riteniamo che anche le società sportive dilettantistiche ordinarie (lucrative) debbano rimanere nel dilettantismo è che la loro origine e vocazione è e rimarrà sempre quella di operare nel mondo dilettantistico, agonistico e amatoriale.

Il nuovo panorama dei centri sportivi diverrebbe il seguente: associazioni sportive dilettantistiche – ASD, società sportive dilettantistiche a r. l. – SSD e società sportive dilettantistiche lucrative, SSDL.

oro aerobica

Camuzzago è il centro fitness ANIF che lancia nell’olimpo questa disciplina

Una storia nostra, entrata nella storia d’Italia, una narrazione che fa eco da Guimarães, in Portogallo e ci riporta ad un fitness club di provincia, dove tutto è cominciato. Una storia che ci riguarda da vicino e che ci rende orgogliosi perché quel centro fitness, da associato ANIF, ha portato il nome dello sport dilettantistico nel mondo. Il centro fitness club di Camuzzago a Bellusco (MB) è l’oggi e il domani dello sport: oggi è oro per Davide Donati e Michela Castoldi, allenati dai titolari Gloria Cappai e Andrea Brambilla, storici soci ANIF, coppia mista italiana ai campionati del mondo di ginnastica aerobica che hanno conquistato il podio il 3 giugno a Guimarães, domani lo sarà per tutti i campioni dello sport e del fitness che le società sportiva continuerà ad allenare.

Il 3 giugno questa coppia di atleti eccezionali ha confermato il titolo di campioni del mondo, per la seconda volta consecutiva, dopo aver vinto l’oro in Coppa del mondo di inizio 2018 a Cantanhede (POR). Una doppia impresa che ha anche il merito di portare alla ribalta in Italia uno sport fuori dal mainstream, poco noto, a cui Davide e Michela hanno contribuito a restituire il palcoscenico di una paternità sportiva, riconosciuta a pieno titolo ma lontano dai riflettori mediatici.

Troppo spesso ci dimentichiamo che lo sport è una delle pagelle che qualifica il nostro Paese, biglietto da visita nel mondo e quando è il fitness a ricordarcelo o meglio una disciplina sportiva che nasce da quel fitness che negli anni ’80 appariva blasonato e disimpegnato, la lezione si fa più insolita, quasi epica perchè le nuove reclute dell’aerobica, ultime arrivate nel mondo della ginnastica, hanno dimostrato tutta la passione sportiva di cui questa disciplina è capace.

Inoltre questa coppia fantasmagorica, Davide Donati e Michela Castoldi, ha replicato l’impresa del 2016 a Incheon in cui segnò il primato assoluto dell’Aerobica azzurra incoronando l’aerobica mondiale con l’oro italiano.
Tutto questo non sarebbe stato possibile senza il lavoro di Andrea Brambilla e Gloria Cappai, titolari del fitness club Camuzzago che uniscono il talento di mentori ed educatori dello sport a quello di allenatori e che rappresentano l’ago della bilancia per molti atleti che in Italia spesso faticano a perseverare nonostante gli impegni scolastici e professionali.

Noi come ANIF ben sappiamo che queste società sportive sono ancora delle oasi di coltura di talenti, dentro e fuori l’agonismo, delle scuole di vita, di inclusione, integrazione e trasmissione di valori senza tempo. Non solo, sono un patrimonio nazionale che esporta lo sport nel mondo e simboleggia la nostra identità.

Spesso è difficile comprendere la dedizione e il grande valore sociale che c’è dietro un fitness club, di metropoli, città o piccola provincia che sia ma, di fronte alla perfezione di un gesto atletico impresso nei primati mondiali, tutto diventa più chiaro!

Campagna di sensibilizzazione per i club, i manager e i gestori di centri sport e fitness promossa da Let’s #BeActive in collaborazione con ANIF Eurowellness.

sedentarietà

La notizia fa scalpore già prima di indagare le cause: il 72% degli italiani non fa sport rispetto alla media europea del 60%, una media già drammaticamente alta se si pensa che, secondo gli ultimi dati Eurobarometro, dal 2009 al 2017 purtroppo la sedentarietà è cresciuta dal 39% al 46%. Complice la vita lavorativa e il tempo libero sempre più ostaggio di strumenti digitali, fatto sta che tra smartphone, videogames, pc, tablet, social i bambini sono sempre meno dinamici e gli adulti, soprattutto dopo i 55, stanno a guardare i più giovani muoversi.

L’Italia inoltre è tra quei paesi del Sud Europa più colpiti dalla sedentarietà: dopo di noi ci sono solo Romania, Portogallo, Grecia e Bulgaria. Altro dato importante riguarda il coinvolgimento in attività fisiche alternative come spostarsi con la bici, il giardinaggio o il ballo, attività che vedono esclusi il 57% degli italiani.

Mancanza di cultura dell’attività fisica intesa come stile di vita giornaliero insieme ad una routine sedentaria che ci vede sempre più seduti anche per più di 8 ore al giorno creano un mix pericoloso ma le motivazioni vanno ricercate anche altrove.

Motivazioni a fare sport

La maggior parte degli italiani fa sport per migliorare la propria salute (43%), il proprio benessere (42%), per rilassarsi (36%). Questo significa che l’auto – consapevolezza del proprio stato di salute e della possibilità di incrementarlo con l’attività fisica può essere una forte motivazione a muoversi.

Le motivazioni non sembrano essere solo endogene perché, come dichiarato dagli intervistati, la fiducia nell’impegno delle autorità locali a coinvolgere i cittadini in uno stile di vita attivo è bassa considerando che il 55% degli italiani reputa che le istituzioni locali non fanno abbastanza in questa direzione. In Italia tale percentuale è al di sopra della media europea che non supera il 40%.

Il 40% di chi non fa sport invece dichiara di non avere tempo.

Inoltre in Italia il miglioramento dell’aspetto fisico è un incentivo di gran lunga maggiore rispetto agli altri paesi europei: conta per il 30% rispetto alla media europea del 20%.

E il divertimento, conoscere nuovi amici, la socializzazione, che fine hanno fatto? In Europa il 30% di chi fa sport lo fa per divertimento contro il 19% in Italia mentre la “scusa” delle nuove conoscenze ha un peso del 19%, identico alla media europea. Ma stringiamo il focus su altre caratteristiche come età e genere.

Gap uomini – donne, resta

Oltre al divario Nord – Sud il gap di accesso all’attività fisica resta alto tra uomini e donne: in Italia la fascia più rappresentativa di questo gap è quella 15-24 anni dove è ben il 45% delle ragazze a non praticare alcuno sport o attività fisica contro il 22% dei ragazzi. È un dato clamoroso che fa riflettere su quanto ancora contino politiche di promozione e sensibilizzazione sullo sport, tra i giovani, che non può continuare ad essere un problema di genere.

Età, livello d’istruzione e benessere economico

Secondo l’Eurobarometro, sono soprattutto i liberi professionisti e i manager a fare più sport mentre la tendenza a fare attività fisica diminuisce con il crescere dell’età. In Italia:

  • 88% degli uomini e il 95% delle donne sopra il 55 anni non fa sport;
  • tra i 25 e i 39 anni il dato si abbassa al 48% per gli uomini e al 57% per le donne;
  • tra i 40 e i 54 anni segue il 62% degli uomini e il 68% delle donne, che si dichiarano completamente inattive.

Cresce il dato dell’iscrizione a palestre

Mentre la fiducia nelle strutture pubbliche resta poca, in Italia è più alta, al contrario, quella nei centri sportivi. Un dato incoraggiante è la crescita in tutta Europa dei cittadini iscritti ad un fitness club o circolo sportivo:
• il 12% degli Europei sono soci di un circolo sportivo
• l’11% di una palestra o centro fitness

Il centro sportivo in ogni caso si riconferma il luogo adatto a promuovere l’attività fisica.

LEGGE SPORT

Venerdì 23 marzo, a Milano, si è conclusa, intorno alle 17.00, la nuova tappa del ciclo di Convegni indirizzati alla presentazione della Società sportiva dilettantistica lucrativa (SSDL), il nuovo soggetto giuridico che si aggiunge allo status giuridico degli enti sportivi dilettantistici esistenti (Associazioni/Società sportive dilettantistiche), senza sostituirli.

Una nuova opportunità per chi opera nel settore che permette finalmente di uscire dai confini esistenti tra profit e no profit, a vantaggio di un’invocata chiarezza nell’ambito dello sport dilettantistico. La SSDL nasce dall’emanazione della legge n. 205 di Bilancio 2018 contenente la Riforma sullo Sport Dilettantistico, promossa da ANIF-Eurowellness, depositata alla Camera dall’On. Daniela Sbrollini e recepita dal Ministro Luca Lotti nel cosiddetto “Pacchetto Sport” della Legge di Bilancio 2018.

La formula del convegno ANIF, di presentazione istituzionale ed aggiornamento tecnico – gestionale sulla legge, ha preso piede anche a Milano dove, presso il Cosmo hotel di Cinisello Balsamo, la mattinata è stata scandita da interventi sulla funzione sociale, salutistica e di crescita del Sistema – paese, dello Sport, tenuti da relatori che rappresentano il settore nella sua polivalenza.

A partire da Simone Casiraghi, manager di Gclub Torri Bianche, che ha fatto gli onori di casa e Giampaolo Duregon, presidente di ANIF- Eurowellness, che ha ripercorso l’iter di consultazione e di approvazione della legge: un percorso che ha visto la concertazione di diversi enti come CSI, UNASS, Ministero del lavoro, Ministro dello Sport e CONI, un percorso prima laborioso che si è poi tradotto in una corsa, via via più snella, verso l’approvazione del 27 dicembre 2017.

“Dobbiamo essere coesi nel credere in questo grosso passo avanti per il settore” ha chiosato Giampaolo Duregon.

Ha preso poi la parola Vittorio Bosio, presidente di CSI nazionale, che ha insistito sulla coesione, con un appello alle istituzioni, CONI e Governo, perché facciano chiarezza, stabiliscano regole certe che governino l’associazionismo sportivo.

Il Convegno di Milano ha avuto il merito di declinare anche il tema dello sport inteso come tutela della salute che, grazie ad ANIF Lombardia, la prima delegazione territoriale ANIF, coinvolge sempre più il destino dei centri sportivi sul territorio. Ne ha parlato Massimo Cicognani, vicepresidente ANIF, che si occupa di sviluppare i rapporti con la Regione in un patto condiviso per il benessere dei cittadini. Il cittadino si ritrova al centro di un sistema di cura che include i centri sportivi, luoghi di prescrizione dell’attività fisica. Silvano Lopez, direttore sanitario di ATS Brianza ha aggiunto che il protocollo integra la filiera del sociale con quella sportiva e socio sanitaria: la palestra diventa un “presidio sanitario”, a seguito di un percorso di “modellizzazione” in cui si avviano i centri sportivi alla gestione del welfare.
La mattinata si è conclusa con Luca Businaro, presidente Confindustria Federvarie che ha parlato della necessità di una direzione del Paese chiara e forte dove anche lo sport trovi ampio respiro e spazio di manovra per la crescita del Paese.

Gli aggiornamenti del pomeriggio, portati avanti da i tre professionisti che sono oramai il cuore di questi momenti formativi di cui ANIF continua a farsi promotrice, per la crescita culturale dei centri sportivi, hanno affrontato dubbi e perplessità che, naturalmente, si accompagnano ad un nuovo soggetto giuridico, considerata l’importanza cruciale che la chiarezza normativa assume nello sport dilettantistico.

Alberto Succi, esperto di diritto sportivo, da sempre al fianco di ANIF e della sua base associativa, ha esaminato la legge e i punti di forza per il settore, tra cui, in particolare, la qualifica “ex lege” dei lavoratori sportivi come rapporti di collaborazione coordinata e continuativa.

Resta una questione aperta, quella con l’Ispettorato del lavoro su cui ANIF sta lavorando, in merito all’iscrizione al Lul. Vi terremo aggiornati su questo aspetto.

Yuri Zugolaro, esperto tributario fiscale in riferimento al trattamento fiscale (IRES al 50% e IVA al 10%) per la nuova SSDL si è soffermato sulla natura dei servizi di carattere di sportivo che beneficerebbero delle agevolazioni.

Andrea Mancino, coordinatore Commissione fiscale del CONI, ha chiarito in parte, in attesa della delibera ufficiale, le potenziali attività lavorative che rientrerebbero nel nuovo inquadramento contrattuale. E’ naturale che le caratteristiche di costanza e ripetitività dell’attività siano quelle maggiormente discriminanti.

attività fisica cervello

Venerdì 2 marzo alle ore 18.00 parleremo di salute del cervello, come rendere efficiente la memoria e mantenere il cervello giovane a tutte le età! Naturalmente si parlerà anche del ruolo dell’attività fisica nel migliorare le prestazioni intellettive.

D’altronde il cervello va allenato proprio come un muscolo e a raccomandarcelo sarà un neurochirurgo di fama nazionale, il prof. Giulio Maira.

Si tratta di un evento totalmente GRATUITO per mettere a disposizione di tutti voi i risultati della scienza: a guidare il dibattito ci sarà la giornalista e conduttrice RAI, Vira Carbone e un testimonial sportivo d’eccezione. “Il cervello va in palestra” sarà una tappa di un ciclo di incontri voluti dalla Fondazione Atena insieme alla giornalista del Corriere della sera Margherita De Bac.

Esistono molti modi per ottenere il massimo dal nostro cervello aumentandone le prestazioni: avere più memoria, riuscire a concentrarsi di più, sfruttare a fondo la creatività, imparare a usare meglio il ragionamento, rafforzare la logica. Ma cos’è davvero la memoria? Qual è il miglior antidoto per contrastare efficacemente l’invecchiamento cerebrale? E’ possibile mantenere il cervello giovane e sano? C’è differenza tra dimenticare e non ricordare? Uomini e donne ricordano allo stesso modo? Quali sono le differenze tra il cervello dell’Uomo e quello della Donna?

Il miglior antidoto per contrastare efficacemente l’invecchiamento cerebrale è usare costantemente il “muscolo-cervello”, perché l’inattività lo indebolisce. Come la ginnastica fortifica i muscoli, così l’attività mentale rafforza il cervello. E’ poi scientificamente dimostrato che più ci si impegna a mantenere una buona forma generale, anche attraverso un’attività fisica quotidiana, più il cervello risulta essere ben ossigenato e funzionante.

Questi alcuni dei temi che saranno affrontati dall’iniziativa ospitata dal Forum sport Center e promossa dalla Fondazione Atena onlus, presieduta dal prof Giulio Maira, professore di Neurochirurgia presso lstituto Humanitas di Milano, cha sarà intervistato dalla Giornalista e conduttrice RAI Vira Carbone.

convegno

fitness trend

L’Europa è il primo mercato Fitness al mondo per:

  1. numero di consumatori, 52,4 milioni vs 55,3 milioni in America;
  2. strutture, 51.200 vs 36.180 americane;
  3. 26,7 bilioni di revenue vs 23,2 bilioni in America;
  4. lavoratori, 650.000 vs 279.100 in America.

Allora perchè il 60% degli adulti europei è in sovrappeso e 1 bambino su 3 tra i 6 e i 9 anni è in sovrappeso o obeso? C’è qualcosa che stiamo sbagliando e i dati sulla tipologia d’offerta ai clienti nel settore fitness e salute e sulla formazione europea di istruttori e personal trainer ci danno una misura dell’errore.

Tutte le strategie di marketing che si rispettino e che mirano alla crescita di una determinata industry si basano sui flussi di crescita demografica attuale e futura e sulle aree di opportunità da presidiare. Nell’attività fisica questi dati acquisiscono un valore sanitario, di prevenzione e terapia di molte malattie croniche, come da sempre si sgola la OMS ma, sapete quanto i Paesi seguono le famose linee guida della OMS sui 150 minuti settimanali di attività fisica? Il 41% delle persone in Europa non segue queste raccomandazioni contro il 48% degli statunitensi, il 54% dei canadesi e il 33% degli australiani.

E’ evidente che non basta ciò che è stato fatto fin ora e che qualsiasi politica nuova dovrà partire da un’analisi a 360° del settore perchè non può più esserci fitness senza health (salute).

Dallo studio presentato all’International Standards Meeting a Roma il 23 e 24 novembre 2017 da parte di Alexis Batrakoulis, educatore internazionale nel settore fitness e salute, membro del comitato per le credenziali di Exercise is Medicine per ACSM (American College of Sport medicine), emerge un’interessante analisi sulle relazioni tra principali trend del fitness, cambiamenti demografici e previsioni sulle malattie a maggiore a diffusione tra la popolazione. Mentre una stretta relazione sembra esserci tra lo status demografico corrente della popolazione globale e i risultati di un sondaggio su quelli che saranno le imminenti tendenza del fitness da cavalcare, emerge al contempo un gap tra le attuali competenze fitness e quelle che i trend suddetti richiederebbero.

La buona notizia è che siamo davanti ad una consapevolezza da parte degli addetti ai lavori sulle opportunità reali per i lavoratori nel fitness, cioè la reale risposta ai problemi demografici e la cattiva è che attualmente non siamo pronti a coglierle, sia per un gap educativo e sia, di riflesso, per un gap di offerta di servizi da parte di istruttori e personal trainer.

4 caratteristiche della popolazione globale

  1. Invecchiamento della popolazione.
  2. Popolazione obesa e in sovrappeso.
  3. Inattività fisica.
  4. Prevalenza di condizioni croniche.

Queste 4 caratteristiche sono legate alle nuove competenze richieste agli istruttori fitness e personal trainer: le skills più richieste in futuro ad un trainer, secondo il sondaggio, sono quelle necessarie a gestire le persone in sovrappeso, quelle rivolte ai bambini e alla terza età, l’attività fisica per la salute e quelle necessarie ad occuparsi delle persone diabetiche. Il sondaggio è stato rivolto agli addetti al settore di fitness e salute nella seguente percentuale: 81,2% istruttori, 6% operatori di settore, 1,4% fornitori, 4,9% enti di formazione, 3,8% instituti di elevata educazione, 2,7% associazioni nazionali.

Oltre all’evidente aderenza alla popolazione reale bisogna aggiungere che intercettarne i bisogni non significa solo successo commerciale ma prevenzione nel campo della salute e risparmio sanitario. Le 4 caratteristiche demografiche ci parlano di una sempre maggiore importanza numerica nella società della popolazione speciale.

Che cos’è una popolazione speciale? persone che sono affette da condizione di salute croniche o temporanee che sono tipicamente classificate in base al sistema corporeo e alle implicazioni fisiologiche.

Cause di mortalità

Quali fattori di rischio impattano di più sull’aspettativa di vita? Tra le prime 6 posizioni ci sono, nell’ordine, diabete, inattività fisica, ipertensione e obesità, tutte cause che l’attività fisica combatte o previene. Ci troviamo di fronte al più potente farmaco per la salute che però fatica ad essere somministrato dai medici solo per un problema culturale. Infatti come ha affermato un medico di Harvard.

Se l’attività fisica fosse una pillola tutti la prenderebbero.

Per vincere queste resistenze culturali abbiamo bisogno di maggiore formazione ed educazione del personale nel fitness e nello sport perchè altro dato emerso è che manca personale specializzato dato che la maggior parte delle certificazioni dei corsi per istruttori riguardano: istruttore di gruppo, assistente fitness, insegnante pilates, istruttore fitness e personal trainer.

Ci troviamo di fronte al rovescio della piramide dei bisogni: abbiamo bisogno di specializzazioni avanzate per assistere la popolazione speciale e i patologici, in crescita preoccupante nella società, e non ci sono gli strumenti?

C’è bisogno di un’inversione di tendenza che con EuropeActive e il progetto EREPS, di uniformazione degli standard educativi europei nell’ambito fitness e salute, vogliamo portare avanti, per andare incontro al futuro anche in Italia tramite la nostra base di centri sportivi!

 

 

personal trainer mercato

Lo studio sui Personal trainer di ISM 2017

Statistiche, analisi e dati, sembra che siano fluttuanti algoritmi che tendono ad annullarsi tra loro senza poi fornire una chiara lettura di un fenomeno: la differenza la fa la correlazione perchè ad una semplice occhiata possiamo non renderci conto dell’importanza di alcune statistiche ma poi se incrociamo i dati il focus si delinea in modo netto.

Niels Gronau, fondatore di un’importante società di ricerca tedesca, ha esposto i risultati di uno studio sui Personal trainer in Europa, durante l’8° International Standards Meeting che si è tenuto a Roma, al Forum Sport Center. L’evento, incentrato sugli standard della formazione di istruttori e personal trainer, ha fornito spunti di dibattito interessanti su un mercato ancora avvolto un po’ nella nebbia della conoscenza.

Sono emersi alcuni aspetti che tracciano dei solchi culturali da riempire a tutti i costi se l’obiettivo di questo settore è quello di aumentare le cifre della crescita. La popolazione cambia: valori, stili di vita e aspettative e, come spesso accade, nella legge della domanda e dell’offerta, la seconda spesso perde il fine tuning con la prima e finisce per perdere di vista aree di opportunità.

Chi è il personal trainer

Identikit PT in Europa. Il personal trainer in Europa è un lavoro che tende a differire molto, da paese a paese, su alcune variabili mentre su altre presenta delle forti regolarità. Ad esempio, in base alla ricerca effettuata, la maggiore presenza di questa figura si registra nel Regno Unito, confermando una consolidata tradizione del fitness anglosassone, seguita dall’Italia e dall’Olanda. Grande discrepanza si registra in merito al genere: se nei paesi scandinavi (Finlandia e Norvegia) la maggior parte dei personal sono donne, paesi dell’area mediterranea, come Italia e Spagna, ha una percentuale quasi schiacciante di uomini rispetto alle donne. Per quanto riguarda il paese che possiamo definire un avamposto del settore, il Regno Unito, anche qui la distribuzione è a favore degli uomini che sono circa il 70% del totale (dei partecipanti alla ricerca).

Età dei personal trainer e location dove si trovano ad esercitare sono due variabili uniformi in Europa: il PT in Europa ha un’età compresa tra i 21 e i 40, mentre dopo i 40 il personal trainer tende ad abbandonare o a cambiare lavoro. Inoltre sembra che la maggiore distribuzione dei nostri promotori della forma fisica sia in città con più di 500.000 abitanti.

Inoltre la maggior parte dei personal trainer hanno un lavoro part time ma la percentuale di lavoratori del settore a tempo pieno cresce in Gran Bretagna dove più del 50% dei personal lavorano full time, indice di un mercato ben sviluppato.

La concorrenza. Le tariffe più basse sono applicate dai PT che vivono in Irlanda (30 euro), Spagna ed Italia (35 euro) che sono al di sotto della media Europa di 50 euro mentre i personal più esosi sono in Svizzera con una tariffa media di 119, 2 euro. Colpisce il dato del Regno Unito di 42, 7 euro che è indicativo anche di una forte crescita del mercato e, di conseguenza, dell’alto livello concorrenziale che non ha portato ad un aumento dei prezzi esponenziale.

Soddisfazione verso il proprio lavoro. L’85, 7% dei Personal trainer ritiene estremamente importanti le soft skills nel proprio lavoro ovvero le capacità comunicative e relazionali. Pochi però si rendono conto di quanto queste siano collegate alle tecniche di vendita in quanto le possibilità di guadagno sono all’ultimo gradino delle ragioni che alimentano la loro soddisfazione sul lavoro. Cos’è che li rende soddisfatti di svolgere questa attività lavorativa, dunque? Principalmente si tratta di motivazioni intrinseche che non hanno a che vedere con la remunerazione tanto che un alto livello di soddisfazione nel proprio lavoro si registra anche laddove le tariffe si mantegono bassine: in Irlanda infatti c’è una soddisfazione elevata tanto quanto in Svizzera.

Il 61,9% dei PT intervistati ritiene che la possibilità di aiutare altre persone è ciò che li rende più soddisfatti insieme alla passione ed il lato divertente di lavorare nello sport.

Aree di opportunità e sviluppo

Se si analizzano le aree di offerta prevalente e quelle in cui i personal trainer individuano maggiore opportunità attuali e future, si rileva un certo gap: l’offerta di servizi si concentra su functional training, consulenza nutrizionale, cardio ecc. tutte aree poco specialistiche, rivolte ad una popolazione generalizzata.

Se, al contrario, si chiede ai personal trainer di indicare le aree di maggiore opportunità ecco che la maggiore rilevanza viene data a: prevenzione e cura della salute, popolazione anziana, stili di vita, insomma l’area del fitness medicale che interessa una popolazione “speciale”, sempre più crescente a causa del dilagare delle patologie metaboliche e dell’invecchiamento della popolazione europea.

Dunque, sono gli stessi PT ad avvertire questo gap tra i servizi che tendono a erogare e quelli che, pur rappresentando un’opportunità di crescita, sono carenti.

Cosa bisognerebbe fare per colmare questo gap? Questi dati sono importanti perchè segnano un’onda di crescita, non ancora cavalcata e devono suggerire anche i relativi mezzi per cavalcarla, quali?

  • Migliorare le policy educative per i trainer e i personal trainer, integrando i programmi con una formazione più specialistica che un operatore del fitness medicale deve possedere.
  • Maggiore sensibilizzazione sul piano istituzionale perchè le istituzioni prevedano programmi  e finanziamenti al settore sport e attività fisica per il suo valore di tutela della salute.

Con EuropeActive stiamo portando avanti proprio questi temi che, parallelamente alla sensibilizzazione sociale e istituzionale, sono sempre più declinati nelle policy formative, negli standard educativi come ad esempio quelli certificati da EREPS, che aspirano proprio ad uniformare il livello educativo degli istruttori fitness in Europa.

fitness istat

In cima al podio degli sport più praticati in Italia c’è la ginnastica, aerobica, il fitness (25,2% degli sportivi, pari a 5 milioni 97 mila persone) su un totale di 20 milioni di sportivi (persone di 3 anni e più che dichiarano di praticare uno o più sport con continuità). In particolare, a trainare questa percentuale sono le donne che svettano con un 38, 7% del totale del campione, nella pratica di ginnastica,  fitness e aerobica. Un dato che però non può non essere associato al doppio gap italiano che continua a perpetuarsi: il primo tra sedentari (persone che non fanno nè sport nè attività fisica) e sportivi, 39,1% vs 34,3%; il secondo tra donne e uomini nella pratica dell’attività fisica. Tra gli uomini il 29,5% pratica sport con continuità e l’11,7% saltuariamente. Per le donne le percentuali sono più basse, rispettivamente 19,6% e 8,1%.

La crescita del numero di persone che fa sport o attività fisica è comunque continua nel tempo, per entrambi i generi e in tutte le età: dal 15,9% del 1995 al 22,4% nel 2010 fino al 24,5% nel 2015.

Donne e uomini attivi

Le donne attive praticano, in primo luogo, aerobica, fitness, ginnastica. A seguire il 26,1% pratica sport acquatici/subacquei, il 17,1% atletica leggera, footing e jogging, il 16,8% danza e ballo e il 9% pallavolo.

L’atletica leggera compresi jogging e footing, è stata una grande rivelazione nel tempo e sta totalizzando una crescita straordinaria nel decennio 2006-2015, anche questa trainata dalle donne come per il fitness. Corsa e tutta l’atletica passano dall’11,3 al 16,8, cioè 3.398.000 italiani rispetto al milione e 947.000 praticanti di dieci anni prima. Fra le donne, i numeri salgono dal 10,8 al 17,1. Questa crescita è un vero boom come rivelano gli stessi numeri.

Sempre grazie alle donne attive il fitness supera il calcio (23%, 4 milioni 642 mila persone) che resta sempre il secondo sport praticato, prima degli sport acquatici (21,1%, 4 milioni 265 mila persone).

Tra gli uomini il primo amore è sempre il calcio: lo praticano il 38,5% seguito da sport acquatici e subacquei (17,6%), atletica leggera, footing e jogging (16,6%), aerobica e fitness (15,6%), sport ciclistici (15,2%).

Sport per età e motivazione

Il nuoto è il terzo sport più praticato anche se questa pratica si concentra tra i bambini dai 3 ai 10 anni (43,1%) mentre la fascia d’età in cui è più praticato il calcio è quella degli under 35. Per quanto riguarda invece gli “anta”, lo sport più praticato è la ginnastica, il fitness, l’aerobica e la cultura sportiva. La ginnastica è anche lo sport più praticato dagli over 60.

La motivazione principale tra chi pratica sport è quella del piacere (60,3%), seguita da “per mantenersi in forma” (54,9%), svago (49,5%) e “per ridurre lo stress accumulato” (31,6%). Purtroppo i sedentari sono ancora in numero superiore arrivando a 23 milioni (39,1% della popolazione) e aumentando con l’età fino ad arrivare a quasi la metà della popolazione di 65 anni e più. E sono concentrati prevalentemente al Sud oltre a distribuirsi in modo crescente rispetto al titolo di studio: pratica sport il 51,4% dei laureati, il 36,8% dei diplomati, il 21,2% di chi ha un diploma di scuola media inferiore e solo il 7,3% di chi ha conseguito la licenza elementare o non ha titoli di studio.

Ci troviamo di fronte ad una situazione in cui finalmente gli italiani si stanno sensibilizzando, a tutte le età, alla pratica sportiva, anche se i sedentari su cui lavorare sono ancora in maggioranza.

Dunque su quali leve un centro sportivo deve agire per convincerli? Un’idea possiamo farcela scorrendo le “barriere motivazionali” all’attività fisica: non si pratica sport per mancanza di tempo (38,6%) o di interesse (32,8%), per l’età (23,5%), per stanchezza/pigrizia (16,1%), motivi di salute (15,9%), motivi familiari (15,1%), motivi economici (13,8%).

Infine esiste un 26,5% della popolazione che non pratica uno sport ma svolge attività fisica, come fare lunghe passeggiate a piedi o in bicicletta, giardinaggio, ecc. (15 milioni 640 mila persone). Stili di vita corretti a cui manca però l’assiduità e il valore dello sport come passione, integrazione, aggregazione, socialità e benessere umano e sociale.

 

Settimana europea dello sport

5 semplici passi per trasformare il tuo Open Day in un National Fitness Day!

Bambini, giovani, ragazzi, adulti, anziani, atleti, improvvisati e non, d’eccezione e sport-addicted, a tutti la Settimana europea dello Sport mette le scarpe da ginnastica e, come una fatina non convenzionale, in abiti comodi e sportivi, li trasforma in persone attive fisicamente. Metafora ottimistica della Settimana europea dello Sport, dal 23 al 30 settembre, l’evento ideato dalla Commissione Europea per sensibilizzare la popolazione di tutte le età e background sportivo all’attività fisica. Sarà un evento con molteplici risonanze, virtuali, su social e tutti i media digitali, reale, nelle scuole, piazze, parchi e centri sportivi, una grande festa dello sport dal 23 al 30 settembre con cui le istituzioni europee attraverso eventi sportivi, organizzati dal basso, ricordano quanto muoversi fa star bene e previene malattie da lievi a molto gravi.

Chiamati a fare la parte attiva chi poteva essere se non i centri sportivi per i quali #BeActive, il claim della manifestazione, rappresenta una costante quotidiana? In ogni città, provincia, contea, area metropolitana d’Europa palestre e fitness club sono chiamati a parlare, ognuno con le proprie iniziative locali, la voce dello Sport per tutti, creando eventi di sensibilizzazione, rigorosamente open, gratuiti che permettano a tutti di fare sport per un giorno o più: da qui la Settimana Europea dello Sport ha creato i National Fitness Days, per ricordare che anche un solo giorno è utile per convertire le persone all’attività fisica.

Centri sportivi: 5 semplici passi per partecipare ai National Fitness Days

  1. Visibilità. EuropeActive è l’organizzazione partner che si occupa di diffondere l’iniziativa alle Associazioni sportive nazionali, come ANIF-Eurowellness, e di coinvolgere attraverso di esse i centri sportivi locali. EuropeActive fa quindi da incubatrice centrale delle iniziative e mette a disposizione un kit di Visual Identity (loghi, hashtag per i social media, banner ecc) per uniformare la comunicazione visiva di tutti i centri sportivi e darle più risonanza presso la stampa locale, nazionale ed europea. Nel caso più immediato basta utilizzare l’hashtag #BeActive sui social per promuovere le tue attività, mentre se vai sul sito di EuropeActive trovi il kit intero da scaricare e da utilizzare in tutte le forme di comunicazione. Il tuo team creativo potrà utilizzarlo per trasformare il tuo Open Day in un National Fitness Day: usa il materiale grafico per creare locandine, banner, newsletter e comunicare con la brand identity della Commissione Europea e della Settimana Europea dello Sport.
  2. Tour/Open day. Organizza il tuo Open day tra il 23 e il 30 settembre e fai in modo di attirare nuovi clienti con sconti sull’iscrizione, prove gratuite dei corsi e dei servizi del centro sportivo e ricorda di utilizzare il kit grafico per brandizzare l’evento come al punto 1.
  3. Associazione di Categoria. Comunica alla tua Associazione di categoria, in questo caso ANIF – Eurowellness, come membro del Board di EuropeActive per l’Italia, che parteciperai e invia materiale come foto, video e articoli che testimoniano la tua partecipazione. Potrà condividerli su suoi canali mediatici.
  4. Istituzioni. ANIF-Eurowellness si occuperà di comunicare alle Istituzioni europee e ai Governi locali la tua iniziativa che rientrerà nei National Fitness Days, un’occasione di instaurare connessione con le Istituzioni Europee e far conoscere la propria attività, il proprio ruolo di promotori della salute attraverso lo sport.
  5. Save the date. Fai conoscere il tuo evento, promuovilo presso la stampa locale, e organizza un lancio pubblicitario che invogli a partecipare, facendo il countdown sui tuoi strumenti di comunicazione: sito web, social (facebook, twitter, instagram, ecc.).