fitness h24

Si fa presto a dire palestra, le ultime tendenze ci dicono che la moltiplicazione dell’offerta wellness ci è quasi sfuggita di mano e le vecchie categorie non sono più adatte a descrivere il magmatico attuale mondo. La segmentazione classica di centri sport e fitness basata su elementi del marketing mix tradizionale, come prezzo, dimensioni e tipologia di offerta potrebbe non essere più così rigida. Se pensiamo infatti solo al tema della fluidità degli spazi e dell’esperienza, vissuta dal nuovo popolo di sportivi che tende a dilatare gli spazi in cui si fa fitness e a portare, grazie alla tecnologia e all’outdoor, la palestra con il proprio gruppo ed il proprio istruttore preferito un po’dove desidera, già si capisce come le preferenze dei consumatori siano sempre più inafferrabili. Questo apre molte più opportunità sia nell’offerta di modelli di successo ai nuovi frequentatori di palestre e circoli sportivi sia nel moltiplicare le possibilità di crescita del business.

I modelli organizzativi di un centro sportivo potrebbero essere tanti quante sono i bisogni del cliente: ogni club ricerca la sintesi che ritiene di maggior valore per il suo target. In particolare vi proponiamo 5 modelli di successo che al di là delle alterne fortune e posizionamenti di mercato rappresentano delle tendenze da osservare e monitorare, se non altro perché se ne parla sempre di più.

Streming live e on demand in palestra

fitness in streaming

Se sei un istruttore e sogni di diventare un vero presenter probabilmente lo streaming dei corsi fitness che insegni, diffuso live oppure on demand, dalla tua palestra, potrebbe essere un buon canale. Se, invece, sei un titolare di un centro sportivo, introdurre questa forma di allenamento virtuale accanto a quella vis a vis può essere una strategia di fidelizzazione: da un lato, inserire nell’abbonamento al club anche la possibilità di partecipare da remoto alle lezioni e di farlo live può essere un incentivo per ritardatari cronici e per chi viaggia per lavoro, così da non perdersi neanche una lezione; dall’altro, potrai vendere questo servizio anche agli esterni, non abbonati, allargando la platea dei fruitori.

Uno dei vantaggi dello streaming è quello di trasformare il club, percepito come una factory di corsi fitness, a volte indifferenziata, in un brand la cui fruizione avviene in momenti e in luoghi diversi, una nuova strategia di posizionamento nella mente del tuo frequentatore.

Fitness boutique

fitness boutique

I fitness studio o fitness boutique sono una realtà in forte crescita, soprattutto a Londra e in Inghilterra. La filosofia che ne è alla base è molto interessante e rappresenta un modello di business che può essere calato nella realtà di ogni centro sportivo, anche perché le fitness boutique si prestano a vari format (insieme di professionisti, società di capitale, attività collegata a un club ecc.). Sono la moderna evoluzione dello studio da personal trainer: piccoli centri caratterizzati dall’elevata personalizzazione del servizio ai clienti. Nella fitness boutique si vende un’esperienza integrata di benessere che viene quasi cucita addosso al frequentatore: l’offerta avviene sulle specifiche esigenze dello sportivo che viene messo al centro del processo. Si creano una serie di servizi che vanno dalla cura del corpo ad un’attività fisica personalizzata, impostati in seguito ad un’anamnesi precisa di obiettivi ed esigenze a monte a cui segue la verifica dei risultati.

Dunque, le caratteristiche principali sono un’elevata attenzione ai dettagli e una spinta customizzazione dei servizi offerti.

Il medical fitness

medical fitness

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Anche questo modello può essere integrato nell’attività preesistente del club: l’importante è segnare un cambiamento d’investimento sia nella selezione del personale ed istruttori che dovranno essere formati per accogliere una clientela con bisogni specifici, sia come macchinari/spazi, nei casi in cui non siano idonei da un punto di vista di illuminazione inadeguata, attrezzature, corretta aerazione fondamentale per eseguire gli esercizi di attività fisica per l’ossigenazione del sangue ecc.

Il medical fitness estende il fitness ad una platea di persone che necessitano di fare attività fisica come cura per alcune patologie, ad esempio obesità, diabete e ipertensione oltre che come prevenzione delle stesse.

La differenza con dei centri ASL o ospedalieri

Una differenza che sta proprio nell’esperienza offerta dai centri sportivi che sono meglio in grado di coniugare l’intrattenimento, la socialità con la parte prettamente di esercizio fisico: anche l’esperienza emotiva, si sa, d’altronde, è una forma di terapia. Il medical fitness non è altro che il fitness prescritto dal medico e quindi richiede la presenza dentro o fuori dal centro sportivo di una serie di figure legate alla cura ospedaliera come i fisioterapisti e gli stessi medici sportivi.

Il vantaggio è quello di aprirsi ad una platea di inattivi che non sono abituati a fare attività fisica ma che, se convertiti, potrebbero diventare i più assidui grazie al cambiamento di stile di vita.

Fitness h24

fitness h24

Una strategia, quella dell’apertura 24 ore su 24 che, da un lato, potrebbe avere il vantaggio di attrarre una clientela che ha rinunciato al fitness per mancanza di tempo a causa degli orari di lavoro o di impegni che richiedono orari molto elastici, dall’altro si scontra con diversi problemi organizzativi e legislazioni vigenti sulle attività a cui è concessa l’apertura notturna che spesso variano regionalmente. Se pensi di fare questo tipo di scelta è chiaro che molta attenzione andrà dedicata all’ergonomia e all’interior design della location che dovrà puntare su colori rilassanti, spazi per il relax e il leisure tanto da far concepire la palestra una sorta di grande sala hobby dove accanto al fitness sarà possibile sostare in aree relax dedicate, ascoltando un sottofondo musicale ad hoc; tutto dovrà girare intorno al concetto di wellness e relax.

Fitness + elettrostimolazione

fitness elettrostimolazione

L’elettrostimolazione rappresenta un’altra possibilità di scelta wellness. La stimolazione tramite elettrodi può essere utilizzata insieme all’attività cardiovascolare e di forza. La tecnologia alla base permette di migliorare le performance grazie all’utilizzo di un maggior numero di fibre muscolari. I vantaggi sono che il traninig è più breve perchè in soli 20 minuti si può svolgere un allenamento concluso. Scegliere di offrire questo servizio naturalmente comporta dei costi importanti da sostenere: ecco perché è necessario valutare nel proprio piano di marketing la potenziale risposta del nostro target per verificare se e quanto sia profittevole.

Se vuoi far crescere il tuo centro sportivo affiliati ad ANIF

sport longevità

Fare sport fa vivere meglio e più a lungo: migliorare infatti la qualità delle nostre vite potrebbe renderci anche più longevi. Sono molti gli studi che ne parlano, dopotutto un tema come quello dell’invecchiamento attivo è un vero e proprio topic mondiale tanto è vero che gli anglosassoni hanno coniato un’espressione, successful ageing, che riguarda le strategie da mettere in atto per invecchiare felici. In realtà, non serve elaborare particolari piani strategici, in quanto le regole di un invecchiamento sano sono quelle che già conosciamo: fare attività fisica, seguire una sana alimentazione, fare prevenzione medica e combattere lo stress con una vita sociale attiva orientata al wellness ovvero al benessere psico-fisico.

Per comprendere fino in fondo l’importanza del successful ageing bisogna conoscere le relazioni tra longevità e movimento e i fondamentali aspetti clinici coinvolti. Percepire concretamente i risultati positivi sulla cura e prevenzione di specifiche patologie legate all’invecchiamento e, quindi, all’aspettativa di vita, attraverso l’attività fisica, è utile per calare moniti e programmatiche raccomandazioni nella vita di tutti i giorni. Ecco i 5 motivi per cui fare attività fisica allunga la vita. 

Cuore. Quando facciamo attività fisica il cuore accelera i propri battiti e noi stiamo meglio perché respiriamo di più, il sangue è in grado di trasportare più ossigeno ai tessuti, organi e muscoli, e i battiti cardiaci si mantengono nel tempo sotto i livelli di guardia. Allontanare malattie cardiovascolari ha un’incidenza, come si può facilmente ipotizzare, notevole, sulla longevità.

Alzheimer. È accertato dalla società italiana di geriatria che fare attività fisica può allontanare anche il rischio di ammalarsi di Alzheimer. Quello che potrebbe sembrare un collegamento arbitrario, se analizzato a livello medico, svela le correlazioni sottostanti. L’attività fisica, unita ad alimentazione corretta e prevenzione cardiovascolare è alla base della salute del cervello per migliorare le performance cognitive, riducendo l’insorgenza di forme di demenza tra cui l’Alzheimer. Secondo uno studio pubblicato su Neurology Clinical Practice, è emerso che tutte le attività aerobiche, anaerobiche e di tipo wellness come yoga e tai chi aumentano l’attenzione e la velocità dei processi legati alle abilità intellettive, sia nei soggetti sani sia in quelli in cui è già in corso un deterioramento mentale.

Arterosclerosi. Uno studio scientifico condotto sulle scimmie ha dimostrato che fare sport proteggeva i simpatici primati dalla arterosclerosi e dalle sue gravi complicanze cliniche. Fare movimento aiuta a bruciare i grassi che, negli anziani, si depositano sulle pareti dei vasi, specialmente delle arterie, provocando appunto l’arterosclerosi.

Complicanze arterosclerosi.
L’arterosclerosi nel tempo può diventare una malattia degenerativa multifattoriale provocando complicanze come embolia e infarto. Con il passare del tempo le arterie infatti aumentano di volume riducendone l’elasticità e ostacolando il flusso sanguigno.

Osteoporosi.
L’osteoporosi è una degenerazione delle ossa che si verifica usualmente nella terza età e comporta un maggior rischio di fratture che in alcuni casi possono provocare invalidità o conseguenze anche più serie per non parlare della riduzione della mobilità del soggetto. L’attività fisica migliora l’abilità funzionale nelle attività giornaliere e, aumentando la massa ossea, previene l’osteoporosi agendo sui principali fattori di rischio.

formazione fitness

Con La Delibera della Giunta Nazionale n. 308 del 18 luglio 2017 il CONI ha adottato gli standard europei della formazione nell’ambito dello sport dilettantistico. Si tratta del brevetto SNaQ, Sistema Nazionale delle qualifiche degli Operatori sportivi, il quadro generale di riferimento adottato dal CONI che dà seguito agli accordi relativi alla Strategia di Lisbona.

Lo SNaQ è dunque un sistema di standard definiti a livello europeo ai quali il CONI ha adeguato anche la formazione in ambito sport dilettantistico. Anche allo sport, se vuole crescere a livello di sistema, di industry e, soprattutto, garantire al frequentatore la necessaria qualità di servizi, tale da rendere appetibile e competitiva l’organizzazione sportiva, è richiesto di affrontare le sfide delle competenze nel mercato del lavoro europeo.

I vantaggi sono molteplici e coinvolgono i tre attori principali: centro sportivo, istruttore e frequentatore/atleti.

Vantaggi per il centro sportivo

L’equiparazione dei titoli dei propri tecnici allo SNaQ –  CONI garantisce un’uniformità qualitativa dei servizi erogati. Il riconoscimento, dunque, dei titoli tecnico-didattico-sportivi può avvenire solo attraverso enti di promozione e federazioni sportive, riconosciuti dal CONI. Solo nel momento in cui gli enti di promozione sportiva richiederanno alle società e associazioni sportive nelle domande di affiliazione  i nominativi dei tecnici abilitati, i certificati SNaQ potrebbero diventare obbligatori.

ANIF, grazie al protocollo d’intesa con il CSI, collaborerà al rilascio del brevetto intervenendo anche nella riduzione del prezzo richiesto all’istruttore, appartenente ai centri sportivi a sé affiliati. Infatti il costo annuale di adeguamento dei tecnici dei suoi centri sportivi allo SNaQ è di soli 30 euro, un prezzo dimezzato rispetto a quello rilasciato da altri Enti, una scelta dettata dalla volontà di rendere questo importante adeguamento formativo il più accessibile possibile e fare in modo di accelerare un cambiamento necessario per la sua base di centri sportivi affiliati.

Vantaggi per l’istruttore

L’istruttore, equiparando i suoi titoli allo SNaQ, vedrà riconosciuto non solo il suo curriculum formativo tout court ma anche la sua esperienza sul campo che acquisirà un valore maggiore e una validità spendibile in tutte le realtà sportive del registro CONI. Finalmente potrà avere un brevetto valido in Italia e anche all’estero, in Europa.

Vantaggi per il frequentatore

La sicurezza è importante e affidarsi in mani esperte e sentirsi più sicuro di entrare in un centro sportivo e svolgere la propria lezione di aerobica, zumba, step con un tecnico qualificato rappresenta appunto una maggiore sicurezza per chi fa attività fisica, soprattutto per il neofita.

Come ottenere il Brevetto tecnico-didattico-sportivo SNaQ

I collaboratori sportivi che sono interessati a ricevere il Brevetto SNaQ sono invitati ad contattare la nostra Segreteria allo 06 61522722 ed inviare curricula contenti i titoli acquisiti ed anche le eventuali esperienze lavorative maturate nel settore.

I Curricula verranno esaminati da una Commissione Tecnica ANIF “ad hoc” costituita con il coinvolgimento diretto di professionisti del settore.
La Commissione può infine, laddove necessario, su specifica richiesta, svolgere anche Corsi di Formazione finalizzati al rilascio dell’Attestato SNaQ.

Quanto ai costi del Servizio è prevista l’applicazione di una tariffa particolarmente agevolata solo a favore dei tecnici che operano nei Centri Sportivi affiliati ad ANIF di 30 euro.

Da ultimo, ci corre l’obbligo precisare che tale Attestato sarà a breve richiesto, attraverso le Domande di affiliazione inoltrate dalle ASD/SSD, da tutti gli Organismi riconosciuti dal CONI quindi consigliamo di adeguarsi in tempo utile.

benefici azienda attività fisica

Dei benefici sulla produttività lavorativa dei dipendenti se ne è parlato addirittura al Nasdaq Stock Market, tempio della produttività e oggetto di uno studio dell’American College of Sport Medicine che ha analizzato i benefici della promozione dell’attività fisica, in termini di incremento degli obiettivi di produttività e di riduzione dei costi per la salute dei dipendenti, a favore, dunque delle spese aziendali.

In Italia, studi scientifici che dimostrano, ad esempio, la riduzione dell’assenteismo sul luogo di lavoro, associato all’attività fisica, sono stati condotti da Epicentro, il portale dell’epidemiologia per la sanità pubblica, a cura del centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell’Istituto superiore di sanità.

Rispetto al benessere dei dipendenti, una delle prime esaustive analisi è stata pubblicata sull’American Journal of Preventive Medicine che considera 138 studi primari effettuati dal 1969 al 2007 che nell’insieme hanno coinvolto oltre 38 mila persone. Gli studi dimostrano l’incidenza dell’attività fisica, da alternare alla routine lavorativa, su: riduzione del rapporto tra colesterolo totale e colesterolo Hdl, della glicemia a digiuno e del rischio di diabete.

Già a partire già dagli anni ’90 cresce la sensibilità per la salute e l’attività fisica della popolazione sia come cittadini sia da come dipendenti sui luoghi di lavoro. Sono i datori di lavoro a cominciare a sentire l’importanza della promozione dell’attività fisica tra i dipendenti, in quanto associata ad un insieme di benefici per i lavoratori ma anche per l’azienda: si parla di benefici concreti come la diminuzione di assenze per malattia e la garanzia di organici più efficienti e motivati.

Attività fisica: benefici aziendali

Dunque riduzione dell’assenteismo sul lavoro e non solo. Ecco i benefici per azienda e lavoratore dell’attività fisica.

  1. Riduzione dell’assenteismo e miglioramento della produttività
    Uno studio riportato da Randstad afferma che i Top Employers Americani, investendo sulla felicità dei propri dipendenti, hanno assistito ad una riduzione dell’assenteismo per la malattia dal 4,3% al 2,9%.
  2. Benessere psico – emotivo
    Gli stessi studi convergono su un altro aspetto, correlato, ma importante al punto tale da creare valore aggiuntivo. L’attività fisica può migliorare le prestazioni psico-fisiche, un risultato importante, se si pensa che la depressione in Europa è tra le principali cause di astensione dal lavoro – specialmente tra le donne.
    Quando pratichiamo esercizio fisico, difatti, il nostro cervello rilascia endorfine, un particolare ormone che agisce in modo simile ad un antidepressivo, e ci fa sentire più sereni e rilassati. L’esercizio fisico è un efficace trattamento per depressioni lievi e moderate. Inoltre riduce le alterazioni fisiologiche associate all’ansia, come il battito cardiaco accelerato e la respirazione affannosa.
  3. Miglioramento dell’immagine aziendale. 
    Secondo il Randstad Workmonitor ben il 78% dei dipendenti italiani, contro il 70% della media globale, rende di più in ufficio proprio grazie allo sport. In India i lavoratori hanno un’immagine molto positiva dei loro datori di lavoro che nell’82% dei casi attuano politiche per tutelare la salute psico – fisica dei loro dipendenti: tra queste misure il 54% dei datori di lavoro offre sconti e benefit per fare attività fisica, generando una corrispondenza tra la percezione positiva dei datori di lavoro e l’offerta di attività fisica. Gli studi dell’INAIL e Randstad già menzionati oltre ad una vasta letteratura sul tema negli ultimi 10 anni dimostra che le politiche di promozione dell’attività fisica migliorano l’immagine aziendale e quindi anche la fedeltà dei dipendenti.
attività fisica anziani

L’attività fisica ha un ruolo importantissimo nel prevenire e curare molte patologie ma è davvero per questa ragione che scegliamo di convertirci ad una vita attiva? Se la tua risposta è no, ricorda che gli effetti positivi dell’attività fisica sono ad ampio spettro e coinvolgono anche il benessere psicologico e le funzioni cerebrali. Da tempo infatti la medicina ha integrato, tra le pubblicazioni a favore degli effetti dell’attività fisica anche quelli sulla mente e si parla infatti di healthy lifestyle = healthy brain, ovvero uno stile di vita salutare comporta un cervello performante. Anche il cervello deve essere attivo e va allenato!

Se poi parliamo di anziani l’attività fisica diventa ancora più rilevante perché èrappresenta uno dei modi migliori per migliorare il benessere psicologico nella terza età mentre, persino pochi minuti di esercizio fisico leggero possono aumentare l’aspettativa di vita e migliorare le funzioni cerebrali.

Se molto, anzi moltissimo, è stato detto in merito ai benefici dell’attività fisica, forse, ancora poco si parla degli effetti dell’inattività fisica: una questione che non può essere solo speculare ma che le evidenze scientifiche hanno portato alla luce come peculiare. Una ricerca canadese del Dipartimento di Chinesiologia al Mc Master University di Ontario ha indagato gli effetti metabolici dell’inattività fisica, in particolare quelle sul diabete.

Gli effetti dell’inattività fisica sugli anziani con prediabete

La ricerca ha coinvolto un gruppo di persone tra i 60 e gli 85 anni a cui era stato precedentemente diagnosticato il prediabete. Questo gruppo non aveva svolto nessuna forma di attività fisica per due settimane durante le quali sono stati monitorati parametri come il livello di zucchero nel sangue.

Risultati

  • Evidente fin da subito è stata la debolezza a livello muscolo scheletrico e la decrescita della forza.
  • Quel che ha destato maggiore preoccupazione è stata l’insorgenza inequivocabile dei primi segni del diabete.
  • Quella che è stata purtroppo inattesa è l’impossibilità di recuperare una situazione di partenza anche a seguito della ripresa dell’attività fisica.

Insomma restare inattivi per 2 settimane per un anziano significa regredire sul piano della salute e questa ricerca dimostra in modo tangibile gli effetti dannosi dell’inattività, l’assenza di movimento. Potrebbe sembrare scontato se non fosse che gli effetti, oltre ad essere nocivi, sono irreversibili perchè il ritorno ad una situazione pre – inattività è difficilmente attuabile.

Non solo quindi l’attività fisica fa bene alla salute ma l’inattività fisica nuoce gravemente alla salute!

Ad esempio, uno dei parametri nel gruppo di anziani che si era modificato era l’insulino resistenza e la spiegazione da parte dei medici della ricerca stava nel fatto che “Se le persone restano sedentarie per un lungo periodo, dovranno lavorare attivamente per recuperare la loro capacità di gestire gli zuccheri nel sangue“, come affermato dal Prof. Phillips.

Tra le azioni che potrebbero portare l’anziano al precedente stato di salute ci sono strategie come la riabilitazione attiva, cambiamenti nella dieta e forse dei farmaci.

In ogni caso lo studio e soprattutto quest’ultima affermazione continuano ad essere la conferma che l’attività fisica rappresenta un farmaco naturale ed in molti casi alternativo alla terapia farmacologica tradizionale.

legge sport

Breve sintesi dei motivi che hanno portato ANIF a promuovere la legge 205, del 27 dicembre 2017

L’ANIF, Associazione Nazionale degli Impianti Sportivi Italiani, ha sentito l’esigenza 4 anni fa di intraprendere la strada per un progetto di riforma, attraverso una legge quadro che si occupasse della gestione degli impianti sportivi dilettantistici.

Motivi del progetto

  1. Maggiore chiarezza sull’attuale normativa che comprende:
    a. le associazioni sportive dilettantistiche senza fini di lucro (ASD);
    b. le società sportive dilettantistiche a r. l. senza fini di lucro (SSD).
  2. Ridurre le continue verifiche fiscali e lavoristiche, frutto di interpretazioni troppo discrezionali dell’attuale normativa.
  3. Cominciare a prevedere una copertura previdenziale inizialmente ridotta per i contratti di compenso sportivo e amministrativo, oggi inesistente.
  4. Introdurre una terza via di gestione per un impianto sportivo dilettantistico, quella della Società Sportiva Dilettantistica Ordinaria, poi chiamata dal Ministero delle Finanze “Lucrativa”. La nuova società rinuncia, rispetto alle altre (ASD/SSD) nel dettaglio:
    1. alle agevolazioni dell’IVA che passa da 0 a 10%;
    2. all’agevolazione della tassazione sul reddito, che passa da 0 al 50% dell’imponibile. In aggiunta, per la nuova Società Sportiva Dilettantistica Ordinaria (lucrativa), si inserisce la contribuzione previdenziale sui sopraddetti contratti di compenso sportivo ed amministrativo, che passa da 0 al 50% per i primi 5 anni, per andare poi a regime.
  5. La prima stesura della legge era molto più ampia e si occupava anche della salute dando incentivi fiscali, per ora riservati alla fascia d’età dai 5 ai 18 anni, a tutti i cittadini che fanno attività fisica.
  6. Durante il percorso legislativo sono stati tagliati tanti articoli che reputiamo adatti ad una legge quadro e sono stati approvati solo gli articoli che riguardano gli aspetti finanziari della normativa.
  7. La legge quadro sullo sport creerebbe emersione, trasparenza e sicurezza applicativa, dando la possibilità ai tantissimi impianti sportivi, frutto di importanti investimenti privati, di poter continuare ad investire senza i timori di vedersi chiudere l’impianto, a causa di arbitrarie interpretazioni. Esistono infatti in Italia circa 70.000 centri sportivi dilettantistici, tra associazioni sportive e società sportive, dei quali circa 15.000 di medie e grandi dimensioni. Tali impianti, con uno statuto come quello attuale che prevede l’assenza di lucro, hanno notevoli difficoltà con il credito, con i finanziamenti e con gli investimenti. Sono infatti tutti organizzati in una doppia struttura societaria, una immobiliare e l’altra dilettantistica, in affitto tra loro: risulta quindi più agevole e trasparente che esista una sola società sportiva dilettantistica ordinaria (lucrativa).
  8. Se aderissero 10.000 delle 70.000 ASD e SSD al nuovo progetto si avrebbe un gettito, rispetto a IVA, tassazione e previdenza, di un miliardo di euro.
  9. L’iter della legge si è svolto in più fasi:
    1. stesura condivisa con i vertici del CONI, l’Agenzia delle Entrate e il Ministero del Lavoro;
    2. il percorso della legge è passato attraverso almeno tre governi, ricominciando ogni volta daccapo;
    3. quando è stata approvata, come già detto, la legge aveva subito parecchi tagli facendole perdere le caratteristiche originarie. Infatti la trasformazione è diventata più costosa e quindi di interesse minore per le ASD e le SSD che intendano trasformarsi.

Secondo noi, comunque, gli articoli approvati sono integrabili e migliorabili, in modo da attrarre verso questa strada il maggior numero possibile dei centri sportivi lasciando totalmente nello stato normativo attuale tutte le ASD e SSD che non ritengono di poter affrontare tali oneri. Qualora, come preannunciato dal sottosegretario Giorgetti, la decisione fosse quella di tagliare gli articoli dal 353 al 361, andrebbero comunque salvati il 358 e parte del 359 che sono interamente a vantaggio normativo delle attuali ASD e SSD (migliore qualificazione dei contratti di compenso sportivo e amministrativo in modo che non vengano attaccati, come avviene oggi, dall’INPS che li ritiene contratti per professionisti a partita IVA).

In conclusione, crediamo che questa legge, pur con i suoi limiti dovuti ai tanti passaggi che ha dovuto subire, sia un’ottima base per arrivare a quella legge quadro tanto auspicata.

Nei 6 mesi che l’Associazione ha dedicato alla diffusione della legge, ci siamo resi conto che l’interesse della base è fortissimo e che le uniche voci contrarie erano quelle di alcune federazioni ed enti di promozione sportiva (spesso per motivi ideologici) che non sono però i soggetti a cui era destinata.

In conclusione, l’ANIF, proprio perché rappresenta le migliaia di centri sportivi che ogni giorno ricevono cittadini di tutte le fasce d’età, dai bambini delle scuole sportive ai giovani agonisti e campioni anche olimpionici, fino allo sport di base amatoriale che accompagna adulti e anziani verso un sano stile di vita, ha lottato per vedere attuato un progetto che crei investimenti sicuri, crescita dei livelli occupazionali e crescita dell’intero settore.

Ribadiamo ulteriormente che le SSDL avranno un maggior carico di tasse, IVA e contributi in cambio di poter essere aziende sportive dilettantistiche, creando notevole sviluppo. Invece le ASD e SSD rimarranno esattamente come sono sempre state, senza maggior onere burocratico, amministrativo, gestionale di nessun tipo e che anzi, grazie agli articoli 358 e 359 vedono riqualificati i contratti di compenso sportivo e amministrativo, ancora oggi, dopo quasi 20 anni, contestati dall’INPS.

Anche i temuti adeguamenti per il libro unico del lavoro erano stati risolti dal Ministero del Lavoro esonerando di fatto le sole ASD ed SSD da questa incombenza.
Il motivo per cui riteniamo che anche le società sportive dilettantistiche ordinarie (lucrative) debbano rimanere nel dilettantismo è che la loro origine e vocazione è e rimarrà sempre quella di operare nel mondo dilettantistico, agonistico e amatoriale.

Il nuovo panorama dei centri sportivi diverrebbe il seguente: associazioni sportive dilettantistiche – ASD, società sportive dilettantistiche a r. l. – SSD e società sportive dilettantistiche lucrative, SSDL.

oro aerobica

Camuzzago è il centro fitness ANIF che lancia nell’olimpo questa disciplina

Una storia nostra, entrata nella storia d’Italia, una narrazione che fa eco da Guimarães, in Portogallo e ci riporta ad un fitness club di provincia, dove tutto è cominciato. Una storia che ci riguarda da vicino e che ci rende orgogliosi perché quel centro fitness, da associato ANIF, ha portato il nome dello sport dilettantistico nel mondo. Il centro fitness club di Camuzzago a Bellusco (MB) è l’oggi e il domani dello sport: oggi è oro per Davide Donati e Michela Castoldi, allenati dai titolari Gloria Cappai e Andrea Brambilla, storici soci ANIF, coppia mista italiana ai campionati del mondo di ginnastica aerobica che hanno conquistato il podio il 3 giugno a Guimarães, domani lo sarà per tutti i campioni dello sport e del fitness che le società sportiva continuerà ad allenare.

Il 3 giugno questa coppia di atleti eccezionali ha confermato il titolo di campioni del mondo, per la seconda volta consecutiva, dopo aver vinto l’oro in Coppa del mondo di inizio 2018 a Cantanhede (POR). Una doppia impresa che ha anche il merito di portare alla ribalta in Italia uno sport fuori dal mainstream, poco noto, a cui Davide e Michela hanno contribuito a restituire il palcoscenico di una paternità sportiva, riconosciuta a pieno titolo ma lontano dai riflettori mediatici.

Troppo spesso ci dimentichiamo che lo sport è una delle pagelle che qualifica il nostro Paese, biglietto da visita nel mondo e quando è il fitness a ricordarcelo o meglio una disciplina sportiva che nasce da quel fitness che negli anni ’80 appariva blasonato e disimpegnato, la lezione si fa più insolita, quasi epica perchè le nuove reclute dell’aerobica, ultime arrivate nel mondo della ginnastica, hanno dimostrato tutta la passione sportiva di cui questa disciplina è capace.

Inoltre questa coppia fantasmagorica, Davide Donati e Michela Castoldi, ha replicato l’impresa del 2016 a Incheon in cui segnò il primato assoluto dell’Aerobica azzurra incoronando l’aerobica mondiale con l’oro italiano.
Tutto questo non sarebbe stato possibile senza il lavoro di Andrea Brambilla e Gloria Cappai, titolari del fitness club Camuzzago che uniscono il talento di mentori ed educatori dello sport a quello di allenatori e che rappresentano l’ago della bilancia per molti atleti che in Italia spesso faticano a perseverare nonostante gli impegni scolastici e professionali.

Noi come ANIF ben sappiamo che queste società sportive sono ancora delle oasi di coltura di talenti, dentro e fuori l’agonismo, delle scuole di vita, di inclusione, integrazione e trasmissione di valori senza tempo. Non solo, sono un patrimonio nazionale che esporta lo sport nel mondo e simboleggia la nostra identità.

Spesso è difficile comprendere la dedizione e il grande valore sociale che c’è dietro un fitness club, di metropoli, città o piccola provincia che sia ma, di fronte alla perfezione di un gesto atletico impresso nei primati mondiali, tutto diventa più chiaro!

Campagna di sensibilizzazione per i club, i manager e i gestori di centri sport e fitness promossa da Let’s #BeActive in collaborazione con ANIF Eurowellness.

sedentarietà

La notizia fa scalpore già prima di indagare le cause: il 72% degli italiani non fa sport rispetto alla media europea del 60%, una media già drammaticamente alta se si pensa che, secondo gli ultimi dati Eurobarometro, dal 2009 al 2017 purtroppo la sedentarietà è cresciuta dal 39% al 46%. Complice la vita lavorativa e il tempo libero sempre più ostaggio di strumenti digitali, fatto sta che tra smartphone, videogames, pc, tablet, social i bambini sono sempre meno dinamici e gli adulti, soprattutto dopo i 55, stanno a guardare i più giovani muoversi.

L’Italia inoltre è tra quei paesi del Sud Europa più colpiti dalla sedentarietà: dopo di noi ci sono solo Romania, Portogallo, Grecia e Bulgaria. Altro dato importante riguarda il coinvolgimento in attività fisiche alternative come spostarsi con la bici, il giardinaggio o il ballo, attività che vedono esclusi il 57% degli italiani.

Mancanza di cultura dell’attività fisica intesa come stile di vita giornaliero insieme ad una routine sedentaria che ci vede sempre più seduti anche per più di 8 ore al giorno creano un mix pericoloso ma le motivazioni vanno ricercate anche altrove.

Motivazioni a fare sport

La maggior parte degli italiani fa sport per migliorare la propria salute (43%), il proprio benessere (42%), per rilassarsi (36%). Questo significa che l’auto – consapevolezza del proprio stato di salute e della possibilità di incrementarlo con l’attività fisica può essere una forte motivazione a muoversi.

Le motivazioni non sembrano essere solo endogene perché, come dichiarato dagli intervistati, la fiducia nell’impegno delle autorità locali a coinvolgere i cittadini in uno stile di vita attivo è bassa considerando che il 55% degli italiani reputa che le istituzioni locali non fanno abbastanza in questa direzione. In Italia tale percentuale è al di sopra della media europea che non supera il 40%.

Il 40% di chi non fa sport invece dichiara di non avere tempo.

Inoltre in Italia il miglioramento dell’aspetto fisico è un incentivo di gran lunga maggiore rispetto agli altri paesi europei: conta per il 30% rispetto alla media europea del 20%.

E il divertimento, conoscere nuovi amici, la socializzazione, che fine hanno fatto? In Europa il 30% di chi fa sport lo fa per divertimento contro il 19% in Italia mentre la “scusa” delle nuove conoscenze ha un peso del 19%, identico alla media europea. Ma stringiamo il focus su altre caratteristiche come età e genere.

Gap uomini – donne, resta

Oltre al divario Nord – Sud il gap di accesso all’attività fisica resta alto tra uomini e donne: in Italia la fascia più rappresentativa di questo gap è quella 15-24 anni dove è ben il 45% delle ragazze a non praticare alcuno sport o attività fisica contro il 22% dei ragazzi. È un dato clamoroso che fa riflettere su quanto ancora contino politiche di promozione e sensibilizzazione sullo sport, tra i giovani, che non può continuare ad essere un problema di genere.

Età, livello d’istruzione e benessere economico

Secondo l’Eurobarometro, sono soprattutto i liberi professionisti e i manager a fare più sport mentre la tendenza a fare attività fisica diminuisce con il crescere dell’età. In Italia:

  • 88% degli uomini e il 95% delle donne sopra il 55 anni non fa sport;
  • tra i 25 e i 39 anni il dato si abbassa al 48% per gli uomini e al 57% per le donne;
  • tra i 40 e i 54 anni segue il 62% degli uomini e il 68% delle donne, che si dichiarano completamente inattive.

Cresce il dato dell’iscrizione a palestre

Mentre la fiducia nelle strutture pubbliche resta poca, in Italia è più alta, al contrario, quella nei centri sportivi. Un dato incoraggiante è la crescita in tutta Europa dei cittadini iscritti ad un fitness club o circolo sportivo:
• il 12% degli Europei sono soci di un circolo sportivo
• l’11% di una palestra o centro fitness

Il centro sportivo in ogni caso si riconferma il luogo adatto a promuovere l’attività fisica.

LEGGE SPORT

Venerdì 23 marzo, a Milano, si è conclusa, intorno alle 17.00, la nuova tappa del ciclo di Convegni indirizzati alla presentazione della Società sportiva dilettantistica lucrativa (SSDL), il nuovo soggetto giuridico che si aggiunge allo status giuridico degli enti sportivi dilettantistici esistenti (Associazioni/Società sportive dilettantistiche), senza sostituirli.

Una nuova opportunità per chi opera nel settore che permette finalmente di uscire dai confini esistenti tra profit e no profit, a vantaggio di un’invocata chiarezza nell’ambito dello sport dilettantistico. La SSDL nasce dall’emanazione della legge n. 205 di Bilancio 2018 contenente la Riforma sullo Sport Dilettantistico, promossa da ANIF-Eurowellness, depositata alla Camera dall’On. Daniela Sbrollini e recepita dal Ministro Luca Lotti nel cosiddetto “Pacchetto Sport” della Legge di Bilancio 2018.

La formula del convegno ANIF, di presentazione istituzionale ed aggiornamento tecnico – gestionale sulla legge, ha preso piede anche a Milano dove, presso il Cosmo hotel di Cinisello Balsamo, la mattinata è stata scandita da interventi sulla funzione sociale, salutistica e di crescita del Sistema – paese, dello Sport, tenuti da relatori che rappresentano il settore nella sua polivalenza.

A partire da Simone Casiraghi, manager di Gclub Torri Bianche, che ha fatto gli onori di casa e Giampaolo Duregon, presidente di ANIF- Eurowellness, che ha ripercorso l’iter di consultazione e di approvazione della legge: un percorso che ha visto la concertazione di diversi enti come CSI, UNASS, Ministero del lavoro, Ministro dello Sport e CONI, un percorso prima laborioso che si è poi tradotto in una corsa, via via più snella, verso l’approvazione del 27 dicembre 2017.

“Dobbiamo essere coesi nel credere in questo grosso passo avanti per il settore” ha chiosato Giampaolo Duregon.

Ha preso poi la parola Vittorio Bosio, presidente di CSI nazionale, che ha insistito sulla coesione, con un appello alle istituzioni, CONI e Governo, perché facciano chiarezza, stabiliscano regole certe che governino l’associazionismo sportivo.

Il Convegno di Milano ha avuto il merito di declinare anche il tema dello sport inteso come tutela della salute che, grazie ad ANIF Lombardia, la prima delegazione territoriale ANIF, coinvolge sempre più il destino dei centri sportivi sul territorio. Ne ha parlato Massimo Cicognani, vicepresidente ANIF, che si occupa di sviluppare i rapporti con la Regione in un patto condiviso per il benessere dei cittadini. Il cittadino si ritrova al centro di un sistema di cura che include i centri sportivi, luoghi di prescrizione dell’attività fisica. Silvano Lopez, direttore sanitario di ATS Brianza ha aggiunto che il protocollo integra la filiera del sociale con quella sportiva e socio sanitaria: la palestra diventa un “presidio sanitario”, a seguito di un percorso di “modellizzazione” in cui si avviano i centri sportivi alla gestione del welfare.
La mattinata si è conclusa con Luca Businaro, presidente Confindustria Federvarie che ha parlato della necessità di una direzione del Paese chiara e forte dove anche lo sport trovi ampio respiro e spazio di manovra per la crescita del Paese.

Gli aggiornamenti del pomeriggio, portati avanti da i tre professionisti che sono oramai il cuore di questi momenti formativi di cui ANIF continua a farsi promotrice, per la crescita culturale dei centri sportivi, hanno affrontato dubbi e perplessità che, naturalmente, si accompagnano ad un nuovo soggetto giuridico, considerata l’importanza cruciale che la chiarezza normativa assume nello sport dilettantistico.

Alberto Succi, esperto di diritto sportivo, da sempre al fianco di ANIF e della sua base associativa, ha esaminato la legge e i punti di forza per il settore, tra cui, in particolare, la qualifica “ex lege” dei lavoratori sportivi come rapporti di collaborazione coordinata e continuativa.

Resta una questione aperta, quella con l’Ispettorato del lavoro su cui ANIF sta lavorando, in merito all’iscrizione al Lul. Vi terremo aggiornati su questo aspetto.

Yuri Zugolaro, esperto tributario fiscale in riferimento al trattamento fiscale (IRES al 50% e IVA al 10%) per la nuova SSDL si è soffermato sulla natura dei servizi di carattere di sportivo che beneficerebbero delle agevolazioni.

Andrea Mancino, coordinatore Commissione fiscale del CONI, ha chiarito in parte, in attesa della delibera ufficiale, le potenziali attività lavorative che rientrerebbero nel nuovo inquadramento contrattuale. E’ naturale che le caratteristiche di costanza e ripetitività dell’attività siano quelle maggiormente discriminanti.