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Fitness: per crescere, invertire la tendenza

fitness trend

L’Europa è il primo mercato Fitness al mondo per:

  1. numero di consumatori, 52,4 milioni vs 55,3 milioni in America;
  2. strutture, 51.200 vs 36.180 americane;
  3. 26,7 bilioni di revenue vs 23,2 bilioni in America;
  4. lavoratori, 650.000 vs 279.100 in America.

Allora perchè il 60% degli adulti europei è in sovrappeso e 1 bambino su 3 tra i 6 e i 9 anni è in sovrappeso o obeso? C’è qualcosa che stiamo sbagliando e i dati sulla tipologia d’offerta ai clienti nel settore fitness e salute e sulla formazione europea di istruttori e personal trainer ci danno una misura dell’errore.

Tutte le strategie di marketing che si rispettino e che mirano alla crescita di una determinata industry si basano sui flussi di crescita demografica attuale e futura e sulle aree di opportunità da presidiare. Nell’attività fisica questi dati acquisiscono un valore sanitario, di prevenzione e terapia di molte malattie croniche, come da sempre si sgola la OMS ma, sapete quanto i Paesi seguono le famose linee guida della OMS sui 150 minuti settimanali di attività fisica? Il 41% delle persone in Europa non segue queste raccomandazioni contro il 48% degli statunitensi, il 54% dei canadesi e il 33% degli australiani.

E’ evidente che non basta ciò che è stato fatto fin ora e che qualsiasi politica nuova dovrà partire da un’analisi a 360° del settore perchè non può più esserci fitness senza health (salute).

Dallo studio presentato all’International Standards Meeting a Roma il 23 e 24 novembre 2017 da parte di Alexis Batrakoulis, educatore internazionale nel settore fitness e salute, membro del comitato per le credenziali di Exercise is Medicine per ACSM (American College of Sport medicine), emerge un’interessante analisi sulle relazioni tra principali trend del fitness, cambiamenti demografici e previsioni sulle malattie a maggiore a diffusione tra la popolazione. Mentre una stretta relazione sembra esserci tra lo status demografico corrente della popolazione globale e i risultati di un sondaggio su quelli che saranno le imminenti tendenza del fitness da cavalcare, emerge al contempo un gap tra le attuali competenze fitness e quelle che i trend suddetti richiederebbero.

La buona notizia è che siamo davanti ad una consapevolezza da parte degli addetti ai lavori sulle opportunità reali per i lavoratori nel fitness, cioè la reale risposta ai problemi demografici e la cattiva è che attualmente non siamo pronti a coglierle, sia per un gap educativo e sia, di riflesso, per un gap di offerta di servizi da parte di istruttori e personal trainer.

4 caratteristiche della popolazione globale

  1. Invecchiamento della popolazione.
  2. Popolazione obesa e in sovrappeso.
  3. Inattività fisica.
  4. Prevalenza di condizioni croniche.

Queste 4 caratteristiche sono legate alle nuove competenze richieste agli istruttori fitness e personal trainer: le skills più richieste in futuro ad un trainer, secondo il sondaggio, sono quelle necessarie a gestire le persone in sovrappeso, quelle rivolte ai bambini e alla terza età, l’attività fisica per la salute e quelle necessarie ad occuparsi delle persone diabetiche. Il sondaggio è stato rivolto agli addetti al settore di fitness e salute nella seguente percentuale: 81,2% istruttori, 6% operatori di settore, 1,4% fornitori, 4,9% enti di formazione, 3,8% instituti di elevata educazione, 2,7% associazioni nazionali.

Oltre all’evidente aderenza alla popolazione reale bisogna aggiungere che intercettarne i bisogni non significa solo successo commerciale ma prevenzione nel campo della salute e risparmio sanitario. Le 4 caratteristiche demografiche ci parlano di una sempre maggiore importanza numerica nella società della popolazione speciale.

Che cos’è una popolazione speciale? persone che sono affette da condizione di salute croniche o temporanee che sono tipicamente classificate in base al sistema corporeo e alle implicazioni fisiologiche.

Cause di mortalità

Quali fattori di rischio impattano di più sull’aspettativa di vita? Tra le prime 6 posizioni ci sono, nell’ordine, diabete, inattività fisica, ipertensione e obesità, tutte cause che l’attività fisica combatte o previene. Ci troviamo di fronte al più potente farmaco per la salute che però fatica ad essere somministrato dai medici solo per un problema culturale. Infatti come ha affermato un medico di Harvard.

Se l’attività fisica fosse una pillola tutti la prenderebbero.

Per vincere queste resistenze culturali abbiamo bisogno di maggiore formazione ed educazione del personale nel fitness e nello sport perchè altro dato emerso è che manca personale specializzato dato che la maggior parte delle certificazioni dei corsi per istruttori riguardano: istruttore di gruppo, assistente fitness, insegnante pilates, istruttore fitness e personal trainer.

Ci troviamo di fronte al rovescio della piramide dei bisogni: abbiamo bisogno di specializzazioni avanzate per assistere la popolazione speciale e i patologici, in crescita preoccupante nella società, e non ci sono gli strumenti?

C’è bisogno di un’inversione di tendenza che con EuropeActive e il progetto EREPS, di uniformazione degli standard educativi europei nell’ambito fitness e salute, vogliamo portare avanti, per andare incontro al futuro anche in Italia tramite la nostra base di centri sportivi!

 

 

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Personal trainer: trend e opportunità di mercato

personal trainer mercato

Lo studio sui Personal trainer di ISM 2017

Statistiche, analisi e dati, sembra che siano fluttuanti algoritmi che tendono ad annullarsi tra loro senza poi fornire una chiara lettura di un fenomeno: la differenza la fa la correlazione perchè ad una semplice occhiata possiamo non renderci conto dell’importanza di alcune statistiche ma poi se incrociamo i dati il focus si delinea in modo netto.

Niels Gronau, fondatore di un’importante società di ricerca tedesca, ha esposto i risultati di uno studio sui Personal trainer in Europa, durante l’8° International Standards Meeting che si è tenuto a Roma, al Forum Sport Center. L’evento, incentrato sugli standard della formazione di istruttori e personal trainer, ha fornito spunti di dibattito interessanti su un mercato ancora avvolto un po’ nella nebbia della conoscenza.

Sono emersi alcuni aspetti che tracciano dei solchi culturali da riempire a tutti i costi se l’obiettivo di questo settore è quello di aumentare le cifre della crescita. La popolazione cambia: valori, stili di vita e aspettative e, come spesso accade, nella legge della domanda e dell’offerta, la seconda spesso perde il fine tuning con la prima e finisce per perdere di vista aree di opportunità.

Chi è il personal trainer

Identikit PT in Europa. Il personal trainer in Europa è un lavoro che tende a differire molto, da paese a paese, su alcune variabili mentre su altre presenta delle forti regolarità. Ad esempio, in base alla ricerca effettuata, la maggiore presenza di questa figura si registra nel Regno Unito, confermando una consolidata tradizione del fitness anglosassone, seguita dall’Italia e dall’Olanda. Grande discrepanza si registra in merito al genere: se nei paesi scandinavi (Finlandia e Norvegia) la maggior parte dei personal sono donne, paesi dell’area mediterranea, come Italia e Spagna, ha una percentuale quasi schiacciante di uomini rispetto alle donne. Per quanto riguarda il paese che possiamo definire un avamposto del settore, il Regno Unito, anche qui la distribuzione è a favore degli uomini che sono circa il 70% del totale (dei partecipanti alla ricerca).

Età dei personal trainer e location dove si trovano ad esercitare sono due variabili uniformi in Europa: il PT in Europa ha un’età compresa tra i 21 e i 40, mentre dopo i 40 il personal trainer tende ad abbandonare o a cambiare lavoro. Inoltre sembra che la maggiore distribuzione dei nostri promotori della forma fisica sia in città con più di 500.000 abitanti.

Inoltre la maggior parte dei personal trainer hanno un lavoro part time ma la percentuale di lavoratori del settore a tempo pieno cresce in Gran Bretagna dove più del 50% dei personal lavorano full time, indice di un mercato ben sviluppato.

La concorrenza. Le tariffe più basse sono applicate dai PT che vivono in Irlanda (30 euro), Spagna ed Italia (35 euro) che sono al di sotto della media Europa di 50 euro mentre i personal più esosi sono in Svizzera con una tariffa media di 119, 2 euro. Colpisce il dato del Regno Unito di 42, 7 euro che è indicativo anche di una forte crescita del mercato e, di conseguenza, dell’alto livello concorrenziale che non ha portato ad un aumento dei prezzi esponenziale.

Soddisfazione verso il proprio lavoro. L’85, 7% dei Personal trainer ritiene estremamente importanti le soft skills nel proprio lavoro ovvero le capacità comunicative e relazionali. Pochi però si rendono conto di quanto queste siano collegate alle tecniche di vendita in quanto le possibilità di guadagno sono all’ultimo gradino delle ragioni che alimentano la loro soddisfazione sul lavoro. Cos’è che li rende soddisfatti di svolgere questa attività lavorativa, dunque? Principalmente si tratta di motivazioni intrinseche che non hanno a che vedere con la remunerazione tanto che un alto livello di soddisfazione nel proprio lavoro si registra anche laddove le tariffe si mantegono bassine: in Irlanda infatti c’è una soddisfazione elevata tanto quanto in Svizzera.

Il 61,9% dei PT intervistati ritiene che la possibilità di aiutare altre persone è ciò che li rende più soddisfatti insieme alla passione ed il lato divertente di lavorare nello sport.

Aree di opportunità e sviluppo

Se si analizzano le aree di offerta prevalente e quelle in cui i personal trainer individuano maggiore opportunità attuali e future, si rileva un certo gap: l’offerta di servizi si concentra su functional training, consulenza nutrizionale, cardio ecc. tutte aree poco specialistiche, rivolte ad una popolazione generalizzata.

Se, al contrario, si chiede ai personal trainer di indicare le aree di maggiore opportunità ecco che la maggiore rilevanza viene data a: prevenzione e cura della salute, popolazione anziana, stili di vita, insomma l’area del fitness medicale che interessa una popolazione “speciale”, sempre più crescente a causa del dilagare delle patologie metaboliche e dell’invecchiamento della popolazione europea.

Dunque, sono gli stessi PT ad avvertire questo gap tra i servizi che tendono a erogare e quelli che, pur rappresentando un’opportunità di crescita, sono carenti.

Cosa bisognerebbe fare per colmare questo gap? Questi dati sono importanti perchè segnano un’onda di crescita, non ancora cavalcata e devono suggerire anche i relativi mezzi per cavalcarla, quali?

  • Migliorare le policy educative per i trainer e i personal trainer, integrando i programmi con una formazione più specialistica che un operatore del fitness medicale deve possedere.
  • Maggiore sensibilizzazione sul piano istituzionale perchè le istituzioni prevedano programmi  e finanziamenti al settore sport e attività fisica per il suo valore di tutela della salute.

Con EuropeActive stiamo portando avanti proprio questi temi che, parallelamente alla sensibilizzazione sociale e istituzionale, sono sempre più declinati nelle policy formative, negli standard educativi come ad esempio quelli certificati da EREPS, che aspirano proprio ad uniformare il livello educativo degli istruttori fitness in Europa.

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Il fitness tra i primi sport in Italia

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In cima al podio degli sport più praticati in Italia c’è la ginnastica, aerobica, il fitness (25,2% degli sportivi, pari a 5 milioni 97 mila persone) su un totale di 20 milioni di sportivi (persone di 3 anni e più che dichiarano di praticare uno o più sport con continuità). In particolare, a trainare questa percentuale sono le donne che svettano con un 38, 7% del totale del campione, nella pratica di ginnastica,  fitness e aerobica. Un dato che però non può non essere associato al doppio gap italiano che continua a perpetuarsi: il primo tra sedentari (persone che non fanno nè sport nè attività fisica) e sportivi, 39,1% vs 34,3%; il secondo tra donne e uomini nella pratica dell’attività fisica. Tra gli uomini il 29,5% pratica sport con continuità e l’11,7% saltuariamente. Per le donne le percentuali sono più basse, rispettivamente 19,6% e 8,1%.

La crescita del numero di persone che fa sport o attività fisica è comunque continua nel tempo, per entrambi i generi e in tutte le età: dal 15,9% del 1995 al 22,4% nel 2010 fino al 24,5% nel 2015.

Donne e uomini attivi

Le donne attive praticano, in primo luogo, aerobica, fitness, ginnastica. A seguire il 26,1% pratica sport acquatici/subacquei, il 17,1% atletica leggera, footing e jogging, il 16,8% danza e ballo e il 9% pallavolo.

L’atletica leggera compresi jogging e footing, è stata una grande rivelazione nel tempo e sta totalizzando una crescita straordinaria nel decennio 2006-2015, anche questa trainata dalle donne come per il fitness. Corsa e tutta l’atletica passano dall’11,3 al 16,8, cioè 3.398.000 italiani rispetto al milione e 947.000 praticanti di dieci anni prima. Fra le donne, i numeri salgono dal 10,8 al 17,1. Questa crescita è un vero boom come rivelano gli stessi numeri.

Sempre grazie alle donne attive il fitness supera il calcio (23%, 4 milioni 642 mila persone) che resta sempre il secondo sport praticato, prima degli sport acquatici (21,1%, 4 milioni 265 mila persone).

Tra gli uomini il primo amore è sempre il calcio: lo praticano il 38,5% seguito da sport acquatici e subacquei (17,6%), atletica leggera, footing e jogging (16,6%), aerobica e fitness (15,6%), sport ciclistici (15,2%).

Sport per età e motivazione

Il nuoto è il terzo sport più praticato anche se questa pratica si concentra tra i bambini dai 3 ai 10 anni (43,1%) mentre la fascia d’età in cui è più praticato il calcio è quella degli under 35. Per quanto riguarda invece gli “anta”, lo sport più praticato è la ginnastica, il fitness, l’aerobica e la cultura sportiva. La ginnastica è anche lo sport più praticato dagli over 60.

La motivazione principale tra chi pratica sport è quella del piacere (60,3%), seguita da “per mantenersi in forma” (54,9%), svago (49,5%) e “per ridurre lo stress accumulato” (31,6%). Purtroppo i sedentari sono ancora in numero superiore arrivando a 23 milioni (39,1% della popolazione) e aumentando con l’età fino ad arrivare a quasi la metà della popolazione di 65 anni e più. E sono concentrati prevalentemente al Sud oltre a distribuirsi in modo crescente rispetto al titolo di studio: pratica sport il 51,4% dei laureati, il 36,8% dei diplomati, il 21,2% di chi ha un diploma di scuola media inferiore e solo il 7,3% di chi ha conseguito la licenza elementare o non ha titoli di studio.

Ci troviamo di fronte ad una situazione in cui finalmente gli italiani si stanno sensibilizzando, a tutte le età, alla pratica sportiva, anche se i sedentari su cui lavorare sono ancora in maggioranza.

Dunque su quali leve un centro sportivo deve agire per convincerli? Un’idea possiamo farcela scorrendo le “barriere motivazionali” all’attività fisica: non si pratica sport per mancanza di tempo (38,6%) o di interesse (32,8%), per l’età (23,5%), per stanchezza/pigrizia (16,1%), motivi di salute (15,9%), motivi familiari (15,1%), motivi economici (13,8%).

Infine esiste un 26,5% della popolazione che non pratica uno sport ma svolge attività fisica, come fare lunghe passeggiate a piedi o in bicicletta, giardinaggio, ecc. (15 milioni 640 mila persone). Stili di vita corretti a cui manca però l’assiduità e il valore dello sport come passione, integrazione, aggregazione, socialità e benessere umano e sociale.

 

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Come partecipare alla Settimana europea dello Sport

Settimana europea dello sport

5 semplici passi per trasformare il tuo Open Day in un National Fitness Day!

Bambini, giovani, ragazzi, adulti, anziani, atleti, improvvisati e non, d’eccezione e sport-addicted, a tutti la Settimana europea dello Sport mette le scarpe da ginnastica e, come una fatina non convenzionale, in abiti comodi e sportivi, li trasforma in persone attive fisicamente. Metafora ottimistica della Settimana europea dello Sport, dal 23 al 30 settembre, l’evento ideato dalla Commissione Europea per sensibilizzare la popolazione di tutte le età e background sportivo all’attività fisica. Sarà un evento con molteplici risonanze, virtuali, su social e tutti i media digitali, reale, nelle scuole, piazze, parchi e centri sportivi, una grande festa dello sport dal 23 al 30 settembre con cui le istituzioni europee attraverso eventi sportivi, organizzati dal basso, ricordano quanto muoversi fa star bene e previene malattie da lievi a molto gravi.

Chiamati a fare la parte attiva chi poteva essere se non i centri sportivi per i quali #BeActive, il claim della manifestazione, rappresenta una costante quotidiana? In ogni città, provincia, contea, area metropolitana d’Europa palestre e fitness club sono chiamati a parlare, ognuno con le proprie iniziative locali, la voce dello Sport per tutti, creando eventi di sensibilizzazione, rigorosamente open, gratuiti che permettano a tutti di fare sport per un giorno o più: da qui la Settimana Europea dello Sport ha creato i National Fitness Days, per ricordare che anche un solo giorno è utile per convertire le persone all’attività fisica.

Centri sportivi: 5 semplici passi per partecipare ai National Fitness Days

  1. Visibilità. EuropeActive è l’organizzazione partner che si occupa di diffondere l’iniziativa alle Associazioni sportive nazionali, come ANIF-Eurowellness, e di coinvolgere attraverso di esse i centri sportivi locali. EuropeActive fa quindi da incubatrice centrale delle iniziative e mette a disposizione un kit di Visual Identity (loghi, hashtag per i social media, banner ecc) per uniformare la comunicazione visiva di tutti i centri sportivi e darle più risonanza presso la stampa locale, nazionale ed europea. Nel caso più immediato basta utilizzare l’hashtag #BeActive sui social per promuovere le tue attività, mentre se vai sul sito di EuropeActive trovi il kit intero da scaricare e da utilizzare in tutte le forme di comunicazione. Il tuo team creativo potrà utilizzarlo per trasformare il tuo Open Day in un National Fitness Day: usa il materiale grafico per creare locandine, banner, newsletter e comunicare con la brand identity della Commissione Europea e della Settimana Europea dello Sport.
  2. Tour/Open day. Organizza il tuo Open day tra il 23 e il 30 settembre e fai in modo di attirare nuovi clienti con sconti sull’iscrizione, prove gratuite dei corsi e dei servizi del centro sportivo e ricorda di utilizzare il kit grafico per brandizzare l’evento come al punto 1.
  3. Associazione di Categoria. Comunica alla tua Associazione di categoria, in questo caso ANIF – Eurowellness, come membro del Board di EuropeActive per l’Italia, che parteciperai e invia materiale come foto, video e articoli che testimoniano la tua partecipazione. Potrà condividerli su suoi canali mediatici.
  4. Istituzioni. ANIF-Eurowellness si occuperà di comunicare alle Istituzioni europee e ai Governi locali la tua iniziativa che rientrerà nei National Fitness Days, un’occasione di instaurare connessione con le Istituzioni Europee e far conoscere la propria attività, il proprio ruolo di promotori della salute attraverso lo sport.
  5. Save the date. Fai conoscere il tuo evento, promuovilo presso la stampa locale, e organizza un lancio pubblicitario che invogli a partecipare, facendo il countdown sui tuoi strumenti di comunicazione: sito web, social (facebook, twitter, instagram, ecc.).

 

 

 

 

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Formazione e fitness: ISM 2017 a Roma

formazione fitness

ANIF porta in Italia l’evento europeo della formazione nel fitness, di EuropeActive

Se aspiri a crescere in Italia e in Europa come titolare o manager di un centro fitness, non puoi mancare ad un meeting di aggiornamento internazionale che farà la differenza nella tua formazione, eccezionalmente, per quest’anno, in Italia: International Standards Meeting, un summit sui requisiti formativi del settore fitness e wellness in Europa.

L’Europa è il primo mercato del fitness mondiale per numero di iscritti ai club: a fare la differenza sono la pertinenza di conoscenze e competenze di istruttori e lavoratori del settore.

Quindi per continuare a mantenere uno stretto contatto con la base dei consumatori è necessario tenere costantemente aggiornati gli standard tecnici di: istruttori, trainer, direttori tecnici, personal trainer ecc.

Gli International Standards Meeting si terranno il 23 e 24 Novembre presso il Forum Sport Center, a Roma: è un evento imperdibile dedicato alla formazione, come prima leva del customer engagement. L’evento è organizzato da EuropeActive ed ANIF, membro del Board di EuropeActive, l’unica organizzazione in grado di rappresentare l’intero settore europeo di fitness e salute di fronte alle maggiori Istituzioni europee.

Aver portato la sua 8° edizione a Roma ed in Italia, significa spostare l’attenzione sulle eccellenze del fitness che la capitale e l’intera Nazione sono in grado di offrire ed anche sul riconoscimento delle stesse.

Gli International Standards Meeting sono dedicati ai formatori e aziende di formazione ma sono un appuntamento necessario anche per i proprietari dei centri sportivi: parteciperai all’appuntamento annuale dove incontrerai un team selezionato di esperti, in un ambiente aperto e ispirato, per discutere strategie su come comunicare e attuare le linee guida della formazione (standard) e garantire che il settore europeo della salute e fitness rimanga all’avanguardia dello sviluppo delle competenze.

Il dibattito sulla formazione sarà basato sulle reali necessità occupazionali e orientate alla mission del settore: fare in modo di aumentare le popolazione attiva in Europa.

Formazione fitness

Per informazioni contattare

Segreteria ANIF
Tel 06 61110332

Angelo Desidera
Tel: 3929427779

Per registrarti vai su http://www.europeactive.eu/events/ISM2017

Come socio ANIF puoi usufruire del prezzo convenzionato

Scarica il programma e il curricula dei relatori

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6 motivi per essere agli International Standard Meeting

formazione istruttori

Obiettivo: garantire che il settore europeo della salute e fitness rimanga all’avanguardia dello sviluppo formativo. Gli International Standards Meeting di EuropeActive che si terranno il 23 e 24 novembre a Roma sono interamente dedicati a questa sfida la cui importanza richiamerà nella capitale un team di esperti ed ispiratori del mondo del fitness a livello europeo, insieme per monitorare il work in progress e stabilire nuovi step di crescita. La location sarà il Forum Sport Center.

Con la presenza di ANIF, nel Board di EuropeActive, per la prima volta sarà l’Italia ad ospitare quest’evento giunto alla sua 8° edizione  e questo significa spostare l’attenzione sulle eccellenze del fitness che la capitale è in grado di offrire ed anche sul riconoscimento delle stesse.  Per formatori, titolari di centri sportivi e fornitori di formazione gli International Standards Meeting sono un must da non perdere: EuropeActive sta attivando una rivoluzione in ambito formativo con il semplice scopo di uniformare gli standard educativi degli istruttori di fitness, wellness e salute.

È molto semplice: la formazione dei lavoratori nel fitness è ancora poco regolamentata su base europea mentre il mercato per crescere avrebbe bisogno di guadagnare in qualità della formazione che può essere misurata solo con degli standard univoci. Questo significa più soddisfazione del frequentatore di un centro sportivo e insieme maggiori opportunità per gli istruttori di mobilità lavorativa in Europa.

Europeactive e ANIF come suo braccio operativo in Italia sono da sempre impegnati nella formazione di istruttori e trainer perché a fare la differenza nel mercato del fitness sembra siano sempre più la pertinenza di conoscenze e competenze di istruttori e lavoratori del settore.

Eppure parlare di standard della formazione nel fitness può sembrare un tema poco familiare, un argomento ad esclusiva pertinenza dei tecnici e lontano dalle sale pesi e dagli affollatissimi corsi di zumba e non interessare direttamente chi gestisce guest pass o investe in una struttura sportiva all’avanguardia. La verità è che ci riguarda molto da vicino tutti: dalla proprietà dei centri fitness ai clienti/soci, agli enti di formazione agli istruttori.

Per fugare eventuali ulteriori dubbi ti abbiamo dato 6 motivazioni valide per non perderti gli International Standards Meeting.

  1. Se ne è parlato anche al FIBO 2017, prima edizione che ha concepito uno spazio fiera solo dedicato alla formazione degli istruttori, la FIBO European Training Convention: l’esperienza del cliente va dalla sessione fitness in palestra alla possibilità di condividerla attraverso app, monitorarla attraverso fitness tracker ma queste esperienze devono essere mediate e arricchite dalla figura dell’istruttore. 
  2. La formazione dell’istruttore, come figura chiave della fidelizzazione del cliente e centrale nella customer satisfaction deve essere sempre più avanzata o meglio specifica perchè con la crescita del mercato del fitness e del wellness si è modificato anche il consumatore che è sempre più esigente.
  3. Come già sanno dalla loro esperienza pratica i titolari e manager di centri sportivi, il fitness si evolve sempre più verso il mercato della salute perchè l’attività fisica è sempre più scelta come soluzione di prevenzione e terapia per moltissime patologie ma la gestione di un cliente/paziente richiede competenze molto più qualificate e medicali. Se non hai istruttori capaci di gestire questo target, perdi un’opportunità di crescita.
  4. Perchè standard? Cosa sono? Gli standard sono quelle competenze che un istruttore deve possedere per essere qualificato in un certo livello: i livelli sono omogenei sul piano europeo perchè sono ricalcati sul Quadro europeo della Formazione. Questo significa maggiore riconoscimento per l’istruttore e mobilità lavorativa in tutta Europa e maggiore customer engagement perchè il cliente sceglierà il servizio più adatto a lui e quindi il centro sportivo in base alle competenze dell’istruttore.
  5. Perchè standardizzazione è uguale a sviluppo e qualità? Perchè la formazione dei tecnici di centro sportivo si allinea alle linee guida europee della formazione, appunto in Quadro europeo della formazione, che è basato sulle reali esigenze di mercato e di necessità occupazionali. I livelli formativi rappresentano una risposta pratica alle esigenze dei clienti.
  6. L’istruttore è al centro del servizio erogato al cliente e il servizio è il primo elemento distintivo che fa parte di quelle competenze premium con le quali un centro sportivo di qualità si distingue ad esempio da un low cost. La competenza formativa dell’istruttore per fronteggiare la concorrenza.

Europeactive e ANIF come suo braccio operativo in Italia sono da sempre impegnati nella formazione di istruttori e trainer perché a fare la differenza nel mercato del fitness sembra siano sempre più la pertinenza di conoscenze e competenze di istruttori e lavoratori del settore.

Tra i relatori spiccano Edoardo Cognonato, esperto in Psicologia relazionale per il fitness, consulente – guru di strategie di fitness per i centri sportivi e Julian Berriman, il direttore del Comitato che per EuropeActive ogni giorno si impegna ad elevare la qualità del servizio e l’esperienza dell’attività fisica per il cliente.

Vi aspettiamo a questo evento rivoluzionario!

Info utili

International Standard Meeting
A Roma il 23 e 24 novembre
Presso il Forum Sport Center in via Cornelia n.493

Scarica info, programma e prezzi

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Centri sportivi: analisi di settore 2017

centri sportivi

Qual è la percezione tra manager e titolari dei centri sportivi della propria attività? Quale sono le variabili considerate strategiche e quelle da migliorare nel prossimo anno? Acquanetwork ha realizzato una vasta analisi trasversale sul piano geografico tra i titolari e manager di centri sportivi in Italia per sensibilizzare sullo sviluppo del settore, su quelle componenti che ne frenano la crescita e su quelle che la incentivano.

Ne è emerso un quadro molto realistico del business del settore sport e wellness in cui a fronte di una grande consapevolezza delle proprie potenzialità c’è anche una forte presa d’atto dei limiti per lo più strutturali.

Norme e Istituzioni devono cambiare

L’esigenza di un cambiamento è avvertito in quasi tutte le regioni e le categorie al pari della burocrazia che viene segnalata come area più critica da gestire, con una crescita di indicazioni che la attesta al 45,7% del 2017 contro il 36,40 % del 2016, tra le maggiori criticità di gestione di una società sportiva.

Ancora il fisco viene percepita insieme ai costi (fissi e di utenze) come la variabile più problematica da gestire. In discesa libera la comunicazione nella top ten delle criticità, segno che si comincia a familiarizzare di più, nell’era digitale, con questo strumento oramai must have.

Redditività, numero iscritti vs valore assoluto

Nonostante la competizione dei club low cost e una congiuntura economica non ancora in ripresa il fitness non sembra stare così male a giudizio dei titolari dei centri sportivi intervistati in quanto sale il giudizio positivo, con oltre il 71% che giudica fra eccellente e buono il numero di iscritti e soci a centri fitness e piscine, mentre l’industria indica una crescita di fatturato del 10,1% contro il 9,7% di 8 mesi fa. La media del valore che i centri sportivi attribuiscono ad iscrizioni e soci, in una scala da 1(min) a 5(max) è di 3,61, dato veramente eccellente se comparato alla contrazione generale dei consumi. Però, sui ricavi, club e società di gestione manifestano sì un dato positivo (63% degli intervistati propende fra eccellente e buono), ma non in valore assoluto: le tariffe di fatto sono congelate e la crescita è dovuta al buon trend di iscritti.

La piscina è la strategia!

La piscina sembra confermarsi in modo plebiscitario come elemento strategico nell’offerta sportiva : se a settembre 2016 il panel di imprenditori del wellness si era pronunciato assai favorevolmente con l’84,4%, ora siamo all’89,4% di opinioni che si attestano fra eccellente (73,8%) e buono, con una media di giudizio pari a 4,66 su un massimo di 5.

Il futuro della piscina è decisamente in grande crescita.

Il ruolo positivo dell’istruttore

Un traguardo raggiunto: lo staff tecnico viene unanimamente percepito di elevata qualità mentre il personale in generale e lo staff vendite sono elementi ambivalenti, che non devono essere sottovalutati perchè possono determinare anche un impatto negativo.

Qualità e innovazione

Al quesito “In quali aree intervenire per migliorare il settore?”, Qualità e Innovazione restano ampiamente le priorità da parte degli operatori, anche se resta un po’ eterogeneo e incongruente la considerazione e percezione della Qualità, che al contrario è molto netta per il cliente/consumatore.

Se la gestione dei rapporti con le Istituzioni e le Norme sono un problema su cui intervenire indistintamente per tutte le categorie, sale per tutti l’importanza di dare vita a partnership e di fare leva sulle Associazioni di Categoria, indicazione che a settembre scorso era ben più velata. L’Agonismo, non è un problema per nessuno, perché conferisce reale valore sociale alle varie intraprese, anche se i costi stanno diventando insostenibili: serve trovare nuove forme di finanziamento e risorse, che co-marketing e co-business con Industria, Finanza e Multinazionali possono favorire, come è emerso nettamente.

 

 

 

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Preparazione atletica al Padel: evoluzione di un trend

preparazione atletica padel

Costi bassi di installazione e manutenzione con un campo che può costare dai 14 ai 18mila euro, passione crescente tanto che l’Italia si è piazzata 2° in Europa dopo la Spagna, 2 dei tanti fattori che hanno reso il Padel virale: in Italia gli appassionati sono già 10.000 con circa 300 campi da Nord a Sud. Coinvolgente, spettacolare per l’intenso numero di scambi rispetto al tennis e accessibile a tutti, grazie ad una maggiore facilità di apprendimento e immediati risultati soddisfacenti, il Padel è una mania, una partita da giocare fino all’ultima pallina senza esclusione di colpi.

Ma non basta: il Padel fa bene perchè fa dimagrire dato l’elevato sforzo aerobico e migliora l’umore in quanto sport sociale. Il Padel infatti si gioca in quattro, due contro due, e l’affinità con il partner è fondamentale tanta da diventare uno degli aspetti ludici più ricercati. Un gioco che può definirsi lo sport dilettantistico per eccellenza per tre motivi:

  1. si impara facilmente;
  2. grazie all’immediata accessibilità permette di entrare in un contesto competitivo anche amatoriale quasi da subito, incarnando in pieno lo spirito agonistico dello sport, ma rivolto a tutti;
  3. è sociale e l’affiatamento di gioco con il partner rappresenta un ingrediente di successo fondamentale in una partita.

Giocarlo al meglio significa anche fare la giusta preparazione atletica, al di là della posta in gioco: preparazione per un torneo amatoriale in un circolo sportivo, allenamento per un torneo agonistico oppure sfidare quella temuta e imbattibile coppia di amici. Abbiamo chiesto a Marco Mancini, personal trainer presso uno dei nostri storici club ANIF della capitale, della catena di circoli sportivi Nettuno Club, in cosa consiste la preparazione atletica al Padel.

Marco, tu sei uno dei primi trainer della Paddle generation e uno dei pochi che parla di preparazione atletica a questo sport, quali sono le differenze con la preparazione atletica al tennis?

Il Padel ha alcune caratteristiche che lo differenziano dal tennis: ha un gioco più dinamico con un’usura fisica importante. Aggiungerei che è anche più divertente perchè si gioca in coppia, due contro due. Diciamo che il risultato è un allenamento aerobico divertente che aumenta le endorfine grazie anche alla socializzazione che si origina dall’affiatamento di coppia, necessario per portare a casa il risultato.

E la paddle racket, con i suoi fori e la sua forma più maneggevole, permette proprio di dirigere e assecondare questo gioco così dinamico e veloce dove sono i giocatori a fare la tecnica: il Padel è uno sport spettacolare tanto che la tecnica segue di molto i guizzi di gioco dei giocatori che ne fanno la concreta differenza. Un giocatore di livello avanzato giocherà con un’organizzazione di gioco molto diversa rispetto ad un amatoriale.

Serve una preparazione atletica diversa in quanto differente è la velocità, la resistenza e maggiore la reattività muscolare: è come se fosse tutto più maggiorato.

D’altro canto i fondamenti del Padel sono gli stessi del tennis: velocità, lucidità, reattività, propriocezione il movimento nello spazio. I muscoli però subiscono un interessamento istantaneo, il dispendio energetico è immediato e bisogna anche avere un recupero immediato.

Qualche consiglio di preparazione atletica?

La preparazione atletica è sempre personalizzata in base agli obiettivi e all’anamnesi dello sportivo ma è possibile indicare alcuni esercizi molto utili:

  • mountain climber: agisce a livello neuromuscolare e va intervallato con un salto verso l’alto, di scatto;
  • plank: è un lavoro isometrico di contenimento muscolare;
  • kettlebell con lo swing per migliorare resistenza e lavoro muscolare;
  • bande elastiche che possono essere utilizzate in outdoor lavorando sulla forza esplosiva: potrebbe bastare un albero, un palo o un qualsiasi sostegno funzionale ad agganciare l’elastico e lavorare in opposizione con il corpo e sfruttando il rimbalzo. Reattività e velocità ringrazieranno;
  • per la parte aerobica consiglio l’ellittico, quindi un allenamento indoor in palestra, perchè lo considero più efficace.

Vi sono delle precauzioni da adottare Marco? A chi non è indicato il Padel?

Chiaramente io tendo a fare sempre prima una consulenza conoscitiva della sua situazione per avere un quadro clinico del cliente e verificare se ha patologie in atto o pregresse e mi faccio consegnare un buon certificato di idoneità normale. Poi spesso faccio effettuare spirometria ed elettrocardiogramma.

Grazie Marco!

 

 

 

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Nerio Alessandri: la legge e i Millennials

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“Manca l’ultimo miglio” e la legge di riforma dello sport dilettantistico può esserne lo strumento di percorrenza. Nerio Alessandri, al convegno ANIF, “Una riforma per lo sport dilettantistico“, del 1 giugno, al Rimini Wellness, interviene come relatore appassionato, massimo esperto e imprenditore illuminato del fitness e come socio fondatore di ANIF- Eurowellness. Due anime e due passioni che coabitano nell’uomo che ha esportato il wellness nel mondo e ha dato cittadinanza al wellness in Italia: al convegno a Rimini ha confermato la sua volontà di portare avanti il suo impegno nel settore sport dilettantistico facendo in modo che la legge , tramite ANIF e l’On. Daniela Sbrollini, sia un ponte per realizzare la visione di un’Italia che cresce.

I Millennials stanno arrivando e stanno prendendo il posto di noi baby boomers

Questo cambiamento sta avvenendo adesso, non tra 20 anni ma tra 6 mesi, 12 mesi, continua Nerio Alessandri, presidente di Wellness Foundation ed è necessario misurarsi con questa nuova realtà che domani sarà già vecchia perchè è in continua evoluzione. Nerio Alessandri fa riferimento alla 4° rivoluzione industriale, la rivoluzione digitale che è il contesto entro cui è necessario imparare a muoversi. Sono cambiate le esigenze e i desideri dei consumatori, i millennials ed è ora di andargli incontro. Come e quale ruolo giocherebbe la legge di riforma dello sport dilettantistico?

Il mercato, i Millennials, la legge

Tre realtà contigue ma molto diverse, eppure con un unico obiettivo ed è il fine comune che secondo Nerio Alessandri giustifica la legge di riforma dello sport dilettantistico che vuole dare nuova dignità aziendale ad alcune realtà sportive che, strette tra la possibilità di fare impresa e quella di restare in un no profit che non le rappresenta più, finiscono per essere perseguite dall’amministrazione pubblica e dal fisco, solo perchè gli manca uno statuto che le tuteli. Il numero di queste realtà, secondo le nostre indagini ANIF, vanno dalle 12.000 alle 15.000 strutture.

Una tutela che permetterebbe di continuare a competere in modo leale su un mercato che cambia molto velocemente a partire dai suoi confini. Nerio Alessandri parla di rivoluzione del concetto di market space: il mercato non ha più dimensioni territoriali e come tale non serve una legge che difenda la fetta di mercato di ognuno. Ciò che mio e ciò che è tuo sono concetti obsoleti nell’epoca della digitalizzazione e dell’empowerment del cliente di un centro sportivo che è, prima di tutto una persona, costantemente connessa che può scegliere di fare fitness a casa come a lavoro come in palestra. Ecco che la concorrenza non è più la difesa di uno “spazio” perchè il cliente che si allena tra le mura domestiche non può certo essere considerato un concorrente ma un’opportunità che si gioca nella valorizzazione del suo tempo libero. La sharing economy tende ad abbattere i confini tra cliente e fornitore.

Ecco che deve cambiare il modello culturale della palestra e del centro sportivo: un modello che segua le persone 24 ore su 24 e non più solo all’interno del centro sportivo attraverso canali di connessione e socializzazione, il modello della sharing economy. Ed in questo sistema anche lo sconto, il free pass hanno i minuti contati per il fondatore della più grande azienda del wellness nel mondo. Lo sconto sul prezzo d’iscrizione è una filosofia miope e a breve termine: bisogna trovare un modello di coinvolgimento che vada oltre e crei valore per la persona H24.

La domanda, dunque, è: come si fa ad affermare un nuovo modello culturale se prima non cambia la cultura nazionale? Ed è qui che, secondo Nerio, subentra la legge di riforma per lo sport dilettantistico, nel promuovere l’adozione di stili di vita corretti che è appunto l’obiettivo comune di tutti: mercato, cittadini e politica. La legge dunque come leva del cambiamento culturale per gettare le basi di un’esigenza di benessere che abbracci in modo olistico la totalità della vita del cittadino.

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Approvazione legge entro fine legislatura, Daniela Sbrollini

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“Abbiamo bisogno di un’unica legge che non metta nelle condizioni voi del settore di andare ad interpretare norma per norma” ha esordito così l’On. Daniela Sbrollini al nostro convegno a Rimini rispetto alla riforma dello sport dilettantistico.  “L’approvazione della legge avverrà entro la fine della legislatura come ha detto anche il Ministro Luca Lotti” ha sostenuto fortemente di fronte alla platea gremita della sala Diotallevi a Rimini Fiera, riprendendo le parole del Ministro dello Sport che ha lanciato al convegno un messaggio video di grande sostegno. “Governo, Parlamento, associazioni di categoria e sportivi dilettanti convergono sulla necessità di una riforma e  sui punti chiave inseriti nel mio progetto di legge.” continua l’On. Daniela Sbrollini in merito alla legge di riforma dello sport dilettantistico (A.C 3936) depositata alla Camera dei deputati e già in corso di analisi presso la VII Commissione. Questa legge si indirizza al mondo dello sport non professionistico che da anni versa in una condizione negletta in quanto priva di una disciplina giuridica esclusivamente dedicata e, in tal senso, in grado di tutelarlo sul piano normativo, lavorativo, fiscale e amministrativo.

E’ stata portata avanti da ANIF  e Daniela Sbrollini, insieme, in un gioco di squadra che ha visto ANIF, come associazione di categoria dei centri sportivi, veicolare le istanze del settore essendone parte integrante e l’On. Daniela Sbrollini accogliere, traghettare e implementare le norme decisive che valorizzano le necessità, dal basso, in una legge.

Si tratta della A.C. 3936 e fa parte di un progetto di riforma organico che include anche un’altra legge, di cui è sostenitrice sempre l’On. Sbrollini, che vuole promuovere l’educazione motoria e la cultura sportiva all’interno di un nuovo e ampio sistema di welfare.

Non solo una legge che disciplina uno status giuridico dunque ma un progetto di cambiamento culturale che coinvolge il mondo del lavoro, i cittadini e lo Stato in un nuovo riconoscimento e legittimazione dello sport dilettantistico come leva di benessere sociale.

Le 4 parole chiave sono prevenzione, benessere, imprenditorialità, professionalità. Noi dobbiamo essere ambasciatori nel mondo di benessere e questo è possibile solo con un importante riconoscimento delle professionalità e dell’imprenditorialità trasparente, facendo anche emergere le realtà di sommerso e di abusivismo. Rispetto all’approvazione vi sarà un tavolo tecnico con il Ministro per aggiungere alcuni argomenti nella legge.

Ha affermato l’On. Sbrollini.

L’Onorevole ha fatto anche riferimento al volontariato e al no profit sportivo che continuerà a coesistere con il modello di società sportiva ordinaria dilettantistica continuando a rappresentare esigenze differenti rispetto a realtà economiche più importanti dove anche i lavoratori necessitano di un trattamento ad hoc.

La rivoluzione culturale continua per l’On. Sbrollini anche con l’approvazione al Parlamento Europeo del Manifesto per le Health city in collaborazione con ANCI e il Credito sportivo: una serie di linee guida per portare la salute a misura di cittadino che non fa altro che confermare l’importanza dell’attività fisica tanto da farne un elemento di progettazione urbana.  I contenuti principali del documento segnalati dal vicepresidente dell’ANCI sono tre: l’attenzione alla tematica dell’invecchiamento e dell’aumento della popolazione, su cui si gioca il futuro delle nuove generazioni; la gestione della cronicizzazione delle malattie; gli squilibri che l’urbanizzazione comporta per il sistema sanitario. 

Tre temi che sono alla base di questa proposta di legge e che il lavoro di squadra ANIF- On. Sbrollini, come ha sostenuto lei stessa, ha “Permesso di farci capire, ascoltare, sentire di fronte ai Ministeri”.