SCF, Società Consortile Fonografici, ha intrapreso una vasta e capillare azione presso le AS/SSD nel territorio (Lombardia soprattutto) volta ad esigere i “compensi” dovuti per l’utilizzo di supporti fonografici ai sensi del DCPM del 1settembre 1975.
Ti faccio presente che ANIF non condivide il metodo né le considerazioni seguiti da SCF nel calcolare l’entità dei “compensi” dovuti.
ANIF ha adottato sull’argomento una posizione dalla quale non intende assolutamente retrocedere e sta studiando percorsi che possano condurre il settore a chiudere la trattativa con SCF in maniera corretta e condivisibile pagando un “equo compenso”.
Molti soci sono stati contattati da SCF sull’argomento e stanno seguendo la nostra linea.
Il nostro Direttore Gianfranco Mazzia è a disposizione per eventuali ulteriori informazioni / chiarimenti.

2014-03-28 Convegno

In riferimento all’importante obiettivo che ANIF ha realizzato nei rapporti con il Ministero del Lavoro e con l’INPS riguardo la corretta interpretazione della normativa riguardante i “compensi sportivi”, abbiamo ritenuto opportuno affrontare ed approfondire la tematica anche con le categorie dei commercialisti e consulenti del lavoro impegnati su questo settore.
Nel tutelare gli interessi dei gestori e dei proprietari dei centri sportivi è infatti importante che l’azione di ANIF sia condivisa e sostenuta e soprattutto seguita sul piano operativo da tutti i soggetti che a vario titolo operano nel settore.
Nei confronti delle Istituzioni e degli Organi di Controllo è necessario fare “massa critica” e soprattutto “parlare la stessa lingua”.
Da qui è nata l’idea di organizzare un primo incontro dei gestori e titolari di impianti sportivi con l’Ordine dei Commercialisti per affrontare temi e problematiche di grande attualità non solo sul piano giuslavoristico ma anche su quello fiscale ed amministrativo (vd.all.).

Il convegno si terrà a Roma il 28 marzo p.v.
presso l’Auditorium del FORUM S.C. via Cornelia 493, ore 14.00 – 17.00

Data l’importanza dell’iniziativa sono certo che vorrai assicurare la tua presenza e quella dei colleghi a te vicini per prendere atto degli importanti risultati fin qui raggiunti da ANIF nella tutela degli interessi degli imprenditori del settore e dei preziosi strumenti che l’Associazione istituzionalmente mette a disposizione dei propri soci.

Il giorno 16 aprile 2014 ore 9.30 si terrà un’audizione al senato di “Movimento per la Salute srl”, riservata ai soci ANIF per la presentazione del progetto realizzato dalla società sul coinvolgimento della popolazione inattiva nella pratica sportiva salutistica.

 

 

DIFENDERE IL SETTORE DAGLI ATTACCHI INGIUSTI E PORTARLO A SVILUPPARSI COME MERITA.
ECCO PERCHE’ FAR PARTE DELLA TUA ASSOCIAZIONE DI CATEGORIA

Caro Collega,

ANIF – Eurowellness (Associazione Nazionale Impianti per il Fitness & per lo Sport) è un’organizzazione NO Profit affiliata a Confindustria Federvarie che rappresenta e tutela sul piano gestionale, normativo, fiscale e amministrativo gli interessi dei gestori e dei proprietari dei centri sportivi italiani.

L’Associazione è nata nel 1996 e negli anni, soprattutto dopo il 2001, ha acquisito una credibilità tale da consentirle di realizzare importanti risultati sul piano dei rapporti con le Istituzioni di riferimento (Agenzia delle Entrate, Ministero delle Finanze, Ministero del lavoro, INPS, SIAE, CONI, ecc.).
I successi di ANIF  realizzati dalla “Legge Pescante” in poi sono molti e in questa sede non posso soffermarmi in una loro dettagliata descrizione.
Per soddisfazione personale desidero solo accennare ai risultati ottenuti negli ultimi tempi: l’esenzione IMU per gli impianti sportivi italiani dilettantistici e il chiarimento formale del Ministero del Lavoro riguardo alcune problematiche di carattere giuridico sulle realtà occupazionali delle AS/SSD.
Le istanze di ANIF (e del settore) da me sostenute con grande determinazione presso le Direzioni Generali del Ministero del Lavoro e dell’INPS, circa la preoccupante azione intrapresa dall’INPS riguardo i contratti di lavoro vigenti nel mondo dello sport dilettantistico (“compensi sportivi” percepiti dai tecnici ed allenatori di cui all’art.67 del TUIR), sono state infatti pienamente accolte.
Le nostre puntualizzazioni sulla piena regolarità dell’applicazione di tali contratti sono state formalizzate attraverso una circolare emanata dalla Direzione Generale del Ministero del Lavoro in data 21 febbraio 2014, inviata alla Direzione Centrale Entrate INPS ed alla Direzione Centrale Vigilanza, Prevenzione e Contrasto dell’Economia Sommersa INPS.
Purtroppo in questa azione ANIF si è trovata a portare avanti la sua battaglia potendo contare solo ed esclusivamente sulle sue forze. Pertanto mi sono reso conto che per rendere sempre più efficace il nostro impegno a favore di tutto il settore sport non possiamo affidarci solo alla nostra credibilità, professionalità, determinazione.
Sono del parere che occorra fare quadrato a difesa del settore e creare “massa critica” coinvolgendo una base sempre più ampia e preparata in grado di dialogare con cognizione di causa con tutte le categorie professionali.
La condivisione di una linea politica in ordine alle problematiche che via via sorgono sul piano gestionale, fiscale, giuslavoristico, consentiranno così al settore di prendere piena coscienza dei propri diritti.
Da qui nasce l’idea di organizzare una serie di incontri territoriali informando non solo i nostri soci (sui quali siamo certi di poter sempre contare) ma anche e soprattutto quei centri sportivi non affiliati che non hanno avuto ancora modo di conoscere le potenzialità del nostro ente.
Ai soci chiediamo quindi la collaborazione per coinvolgere i colleghi a loro più vicini a partecipare a queste riunioni volte da un lato a rafforzare ed ampliare i rapporti con la base associativa e dall’altro ad approfondire temi assolutamente innovativi.
Il nostro percorso inizierà il 14 marzo a Roma e proseguirà fino al mese di giugno p.v. (in all. programma e calendario degli incontri ).
Credo molto nel lavoro in cui ANIF è fortemente impegnata con tutta la sua struttura operativa, ma credo anche che un ulteriore importante risultato potrà essere realizzato solo se i nostri soci creeranno una potente cassa di risonanza rivolta all’esterno della nostra base associativa.
Mi è gradita l’occasione per inviarti cordiali saluti.

 

GIAMPAOLO DUREGON
Presidente ANIF-EuroWellness

Un dramma che tocca oltre 3 milioni di cittadini: I NODI DA SCIOGLIERE

Secondo i recenti dati diffusi dall’ISTAT , a novembre il tasso della disoccupazione è volato al 12,7%, largamente superiore alla media dell’ EUROZONA del mese (12,1%). Sul fronte della disoccupazione giovanile ( under 25) , che ha raggiunto i massimi livelli dal 1977 a oggi, il tasso a novembre è arrivato al 41,6% con un aumento di  4 punti rispetto al 2012.
Le persone senza lavoro sono quindi in tutto 3 milioni e 254, cioè 57 mila in più rispetto a ottobre (+1,8%) .
Ebbene, alla luce di questa drammatica situazione , è forse arrivato il momento di fare una seria riflessione sul mercato del lavoro  in generale e , in particolare , sul “compenso sportivo “ percepito da tecnici, allenatori e collaboratori non professionisti per l’ attività sportiva dilettantistica  (di cui all’Art.67, Primo Comma, lett. M del TUIR) svolta presso le AS/SSD .
Fino a oggi la normativa, ampia e complessa, è stata affrontata, approfondita e analizzata sotto tutti gli aspetti,   ma sempre e comunque solo sul piano  giuslavoristico.
A partire dal 2007 hanno partecipato al dibattito sempre più aspro tutti gli enti,  le Istituzioni, le categorie e gli organismi che a vario titolo vantano competenze in materia di lavoro nel settore sport: ENPALS , fino al suo scioglimento (2010), INPS, successivamente ; Ministero del Lavoro, CONI , FSN, EPS, Ordini e Studi Professionali e Associazioni di categoria, con ANIF sempre in prima linea nella difesa degli interessi delle AS/SSD.
Leggi , Circolari ministeriali , Risoluzioni ministeriali  hanno cercato via via di regolamentare questa controversa normativa , senza però riuscire a porvi un punto fermo una volta per tutte. Oggi è giunto però il momento di inquadrarla anche sotto un  altro punto di vista : alla luce  cioè dei drammatici dati sulla disoccupazione , ovvero sotto l’aspetto puramente sociale.
Fermo restando che gli abusi e le inadempienze esistenti nei rapporti di lavoro devono essere individuati e perseguiti senza se e senza ma , è anche quanto mai necessario , prima che sia troppo tardi, dar vita a quei meccanismi che riescano, al di là delle belle intenzioni – fin qui trionfalmente enunciate e  mai realizzate da tutti i governi che si sono succeduti da una ventina di anni a questa parte – a rilanciare la crescita dell’occupazione in un mercato del lavoro ormai bloccato.
Le cause vanno ricercate in un insieme di normative che riflettono una realtà economica che oggi purtroppo non esiste più. In altre parole occorre rimuovere tutta una serie di tabù che, se potevano essere tollerati nei periodi di congiuntura favorevole , oggi di fronte alla più grave crisi economica del dopoguerra , rappresentano, nel processo di sviluppo dell’economia  che stenta ad riavviarsi, un macigno da rimuovere al più presto.  
Su questo terreno il primo ostacolo da rimuovere  in ordine di importanza è senza dubbio la” mobilità del lavoro”. La “LEGGE  FORNERO “ in teoria avrebbe dovuto innescare un processo di crescita facendo leva proprio su questo meccanismo. In realtà ha inserito nel mercato del lavoro una serie di onerosi vincoli in entrata e soprattutto in uscita che hanno finito per disincentivare la già scarsa propensione dell’impresa a creare nuove opportunità di lavoro. Non a caso Giorgio Squinzi, Presidente di Confindustria, non certo abituato a usare un linguaggio  sopra le righe,  ha definito la Legge “ una vera boiata”
Studi qualificati sulla materia hanno ampiamente dimostrato che nei paesi anglosassoni , Stati Uniti , in particolare , non è uno Stato forte sul piano sociale che garantisce oggi nuovi posti di lavoro, ma è proprio la mobilità delle forze sociali nel sistema imprese che consente al cittadino di migliorare la propria condizione di vita. Pertanto se si vuole uscire dal circuito vizioso: POSTO FISSO-CRESCITA DEL COSTO DEL LAVORO-RALLENTAMENTO ATTIVITA’  ECONOMICA-CONTRAZIONE LIVELLI OCCUPAZIONALI  e, di contro, rilanciare il processo di sviluppo e quindi invertire il trend negativo dell’occupazione , occorre innanzi tutto tagliare i lacci e laccioli che oggi vincolano l’impresa italiana , vista nel suo complesso, sul piano lavoristico. I forti vincoli esistenti non le consentono ,infatti, in un momento di grande incertezza nella ripresa economica  come questo, di intraprendere azioni volte alla crescita . L’azienda dovrebbe invece essere messa in condizione di  rischiare su un futuro in cui le sue decisioni possano essere modulate secondo le oscillazioni della domanda .
Purtroppo l’enorme forza contrattuale di un sindacato ancorato a una visione ottocentesca del mercato del lavoro non ha consentito fino a oggi di prendere in considerazione nuovi modelli di sviluppo incentrati nella  “mobilità” dei lavoratori. Ma ora per uscire da questa drammatica situazione è assolutamente necessario prenderla in seria considerazione.
La liberalizzazione del mercato del lavoro non deve essere vista comunque come la fine di ogni certezza sul futuro del lavoratore , bensì come l’apertura di nuovi scenari creati da una classe imprenditoriale che anche grazie a questa rivoluzione copernicana del settore , torna a rischiare, ad intraprendere nuove strade, a mettere in gioco tutte le proprie capacità. In questo nuovo modo di impegnarsi, anche il lavoratore dovrà evidentemente fare la sua parte. Dovrà, innanzi tutto abbandonare il mito del  “posto fisso” a ogni costo perseguito dai suoi nonni . Un posto fisso che una volta conquistato non veniva abbandonato per tutto l’arco della vita lavorativa . Oggi il sistema economico che lo garantiva purtroppo  non funziona più , la crisi congiunturale ha accelerato i tempi della sua fine , ma nemmeno con  il suo superamento si potrà riprendere in considerazione.
Il lavoratore, al pari dell’imprenditore, deve pertanto mettersi in gioco giorno dopo giorno, ricostruendo il proprio profilo professionale secondo le esigenze di una domanda in continua evoluzione che, al di là della crisi congiunturale (con una crescita stimata per il 2014 del PIL dello 0,7% non si crea d’altra parte occupazione ), non consente più all’impresa di varare piani di sviluppo industriale ad ampio respiro. Basti pensare che se l’azienda italiana negli anni 70 aveva una vita media di 30/40 anni, oggi difficilmente supera i 10 anni . E in questo periodo l’azienda non è restata ferma : si è ora riconvertita, ora delocalizzata , ora ha diversificato la sua attività e quindi anche il lavoratore ha dovuto seguire e , per quanto di sua competenza, favorire questi ineludibili mutamenti.
Pertanto, partendo da questo stato di fatto, ci si renderà facilmente conto che non ha senso confrontarsi oggi con un modello di sviluppo economico virtuale che non esiste più  se non nei salotti e nei dibattiti televisivi  “illuminati” dalla presenza di autorevoli sindacalisti e personaggi politici che continuano imperterriti a considerare il lavoro una variabile indipendente rispetto agli altri fattori del processo produttivo.
Con questo non significa rigettare tutte le importanti conquiste che ha realizzato il sindacato nel secolo scorso (ed è bene non trascurare questo riferimento temporale). Si tratta semplicemente di andare oltre una situazione bloccata- senza dubbio a causa della crisi, ma anche per l’inarrestabile processo evolutivo del mercato e della domanda- dalla quale si può uscire solo adottando un nuovo modello di sviluppo , dove le sia pur legittime tutele del lavoratore non finiscano per annullarlo, compromettendo così anche l’invocata crescita dei livelli occupazionali.
E’ insomma semplicemente imbarazzante continuare a creare certezze sul domani del lavoratore mettendo, oggi, il sistema imprenditoriale nelle condizioni di espellerlo.
Se queste riflessioni riusciranno quanto prima a trovare spazio anche nel mondo politico, allora ci si renderà anche conto che proprio il tanto controverso “compenso sportivo” ha già aperto una strada verso la crescita dell’occupazione grazie alla lungimiranza di un Legislatore che ha inteso riconoscere, attraverso alcune agevolazioni fiscali e tributarie , l’importante azione intrapresa dagli operatori sportivi a favore della promozione sportiva , della formazione fisica di base, dell’attività pre-agonistica e agonistica e soprattutto per il ruolo svolto sul piano sociale e su quello salutistico. E con l’introduzione di queste agevolazioni il Legislatore ha voluto però anche agevolare l’ingresso nel mondo del lavoro di molti giovani che altrimenti avrebbero finito per incrementare il già fin troppo allarmante tasso di disoccupazione.
Nell’analizzare quindi i fenomeni sociali che interessano il mondo del lavoro proviamo a partire da qui. Studiamo al di fuori di schemi ideologici risultati e prospettive del cosiddetto  “rapporto di lavoro atipico” ( di cui all’Art.67, Comma 1, lett. m del TUIR ) e probabilmente si scoprirà che la soluzione di un problema così drammatico non è poi tanto lontana e impossibile come sembra. Ma bisogna fare presto perché come ha detto giustamente il Presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi,  nella sua ultima bordata contro il Governo : “..non si costruiscono politiche sulle macerie “.  Allarme che fa eco a quanto sottolineato dal Governatore della Banca d’ Italia, Ignazio Visco, all’Assiom Forex di Roma l’8 febbraio u.s. : “  Con una disoccupazione vicina al 13% e ai livelli record degli anni ‘50, non c’è altra possibilità per favorire la ripresa che incentivare l’offerta di nuovi posti.”

                                        GIANFRANCO  MAZZIA

“finalmente è operativa la realtà che farà crescere il settore”
BOLOGNA 21 febbraio 2014

I 150 gestori/titolari di centri sportivi presenti al Convegno ANIF organizzato nell’ambito del prestigioso evento fieristico FORUM CLUB di Bologna, hanno tirato un profondo sospiro di sollievo al termine della seguitissima relazione del Presidente Giampaolo Duregon.
Duregon nel fare il punto della situazione politico-organizzativa dell’Ente, ha fornito ampie assicurazioni circa gli esiti della preoccupante e capillare azione degli Organi di Controllo intrapresa nel corso del 2013 dall’INPS riguardo i contratti di lavoro vigenti nel mondo dello sport dilettantistico. Ovvero i “compensi sportivi” percepiti dai tecnici, allenatori, cui all’art.67 del TUIR che rientrano nei cosiddetti “redditi diversi” per i quali non si configura l’assoggettamento a contribuzione previdenziale.
Secondo l’Ente previdenziale il tecnico sportivo, per le cognizioni di cui dispone, deve configurarsi come lavoratore autonomo professionista soprattutto laddove tale attività viene svolta in presenza di più committenze.
In verità, in assenza di un “albo dei professionisti sportivi”, tale rapporto di lavoro può essere definito solo sulla base del ruolo che l’AS/SSD intende coprire e dalla sottoscrizione del relativo contratto in base al quale il collaboratore si impegna a svolgerlo al di fuori di un rapporto dirigistico, con orario concordato con altri colleghi, a tempo determinato, senza vincoli di orario.
Occorre d’altra parte anche tener presente che le AS/SSD svolgono la loro attività all’interno del sistema CONI e quindi anche per l’inquadramento degli addetti che vi operano non si può prescindere dall’Ordinamento Sportivo. La legge sul professionismo sportivo (Legge 91  23 marzo 1981) definisce chiaramente il campo di applicazione del cosiddetto “professionismo sportivo”. Precisiamo a tal proposito che le Federazioni che prevedono il professionismo sono soltanto 6:

  • Federazione Italiana Gioco Calcio (FIGC)
  • Federazione Italiana Pallacanestro (FIP)
  • Federazione Ciclistica Italiana (FCI)
  • Federazione Italiana Golf (FIG)
  • Federazione Pugilistica Italiana (FPI)
  • Federazione Motociclistica Italiana (FMI) 

le attività svolte con le altre Federazioni ( ed anche parzialmente nella base di alcune delle sei Federazioni professionistiche ) sono pertanto dilettantistiche.
Purtroppo, precisa Duregon, la tesi dell’INPS è stata condivisa anche da diversi “autorevoli” professionisti del settore (commercialisti ed avvocati — pochi per fortuna– ) che invece di approfondire e studiare il complesso ed articolato quadro normativo di riferimento del settore sport, preferiscono ( e non riusciamo a capire perché ) allinearsi agli orientamenti che di volta in volta assumono gli Organi di Controllo nei confronti dei rapporti di lavoro esistenti nel mondo dello sport dilettantistico, forzando la normativa ai fini contributivi anche nei confronti di coloro che operano nel pieno rispetto della Legge.
Duregon, nel corso del suo appassionato intervento, rassicurando l’Assemblea sull’inconsistenza delle tesi sostenute dall’INPS sulla base dei fatti (e non di parole) che ha realizzato attraverso il suo tempestivo intervento presso la Direzione Generale del Ministero del Lavoro e presso la Direzione Generale dell’INPS, fa presente che le Istituzioni hanno accolto, al termine di un lungo ed impegnativo confronto, le istanze portate avanti con la collaborazione del Direttore Gianfranco Mazzia ed il prezioso contributo fornito sul piano legale e lavoristico dall’avv. Alberto Succi.
Malgrado quindi il deleterio terrorismo seminato nell’ambiente da organismi e da professionisti, l’azione degli Organi di Controllo su questo terreno è stata bloccata. ANIF ha solo chiesto che venissero rispettate le normative di settore ed ha trovato attenzione e sensibilità da parte dei vertici sia del Ministero del lavoro che dell’INPS.
Purtroppo, si rammarica il Presidente, che anche in questa importante occasione si è trovato solo a combattere tale battaglia, i soggetti di cui sopra e coloro che da sempre remano contro l’azione di ANIF, non solo non hanno appoggiato la sua linea politica, ma trincerandosi dietro il solito slogan “lo avevamo detto noi!” avallano teoremi che fortunatamente anche le Istituzioni riconoscono privi di consistenza giuridica.
Ma l’impegno politico di ANIF, prosegue Duregon, negli ultimi tempi non si è limitato ad affrontare le problematiche del lavoro. Anche sul fronte dell’IMU infatti il Presidente è riuscito a mettere a segno un altro importante risultato.
Il Decreto Legge “Grilli” del 2012 prevede l’esenzione IMU per i locali in cui si svolge esclusivamente l’attività sportiva dilettantistica. I locali adibiti a scopi commerciali (bar, terme, ecc.) devono, pertanto, risultare distinti catastalmente.
Il Presidente si è mosso con i suoi esperti presso la Direzione Generale del Ministero delle Finanze e presso la direzione dell’Agenzia del Territorio per le rispettive competenze e per i necessari chiarimenti riguardo l’applicazione della norma.
Dopo una lunga trattativa i lavori si sono conclusi con una Circolare (verrà emanata in questi giorni) in cui vengono definite due categorie catastali: D6 “fabbricati e locali per esercizi sportivi” (palestre, piscine, spogliatoi,ecc.) e D8 “locali per impianti commerciali”. Questo importante passo avanti riguardo l’esenzione IMU, attraverso il decreto Grilli e la circolare esplicativa, per i locali adibiti alle attività sportive svolte da tutti gli enti sportivi dilettantistici comprese le SSD (non solo le ASD esenti fin dagli anni 80) è stato possibile grazie all’importante e preziosa consulenza dell’avv. Succi ed alla disponibilità a risolvere il problema, sia del Ministero delle Finanze che dell’Agenzia del Territorio.
Duregon conclude il suo intervento con un accorato appello affinché ogni socio sostenga questa importante azione di ANIF attraverso la difesa convinta della linea e dei risultati che via via l’ente realizzerà lungo la sua strada, operando correttamente, nel rispetto del suo codice etico  e prendendo soprattutto le distanze da tutti coloro, anche da quelli più “autorevoli”, che si muovono in senso contrario.
I lavori sono proseguiti quindi con gli interventi di Massimo Cicognani, AD “Movimento per la Salute srl” sullo stato di avanzamento dell’importantissimo progetto progetto che porterà benefici alla salute pubblica e lavoro ai centri sportivi; ad oggi nei soli Club pilota si sono iscritti con l’indicazione del medico di famiglia, più di cento persone  in quattro centri in due mesi. Alberto Succi esperto di Diritto Sportivo e Societario che ha puntualmente parlato degli aspetti tecnico-giuridici degli  argomenti trattati dal Presidente sul piano politico. Edoardo Cognonato, che da esperto di marketing relazionale, ha parlato dell’importanza  delle relazioni umane nella fidelizzazione dei frequentatori degli impianti sportivi ed ha dato una sferzata di ottimismo imprenditoriale a tutti.

I soci ANIF in regola con l’affiliazione possono consultare nella parte del sito riservata, la Circolare interna del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali su “Società ed associazioni sportive dilettantistiche – vigilanza – indicazioni operative” del 21 febbraio 2014 e la lettera del Presidente Giampaolo Duregon al Ministro del Lavoro Enrico Giovannini sulle problematiche connesse alle ispezioni INPS.

 

Roma, 25 febbraio 2014

“finalmente è operativa la realtà che farà crescere il settore”
BOLOGNA 21 febbraio 2014

I 150 gestori/titolari di centri sportivi presenti al Convegno ANIF organizzato nell’ambito del prestigioso evento fieristico FORUM CLUB di Bologna, hanno tirato un profondo sospiro di sollievo al termine della seguitissima relazione del Presidente Giampaolo Duregon.
Duregon nel fare il punto della situazione politico-organizzativa dell’Ente, ha fornito ampie assicurazioni circa gli esiti della preoccupante e capillare azione degli Organi di Controllo intrapresa nel corso del 2013 dall’INPS riguardo i contratti di lavoro vigenti nel mondo dello sport dilettantistico. Ovvero i “compensi sportivi” percepiti dai tecnici, allenatori, cui all’art.67 del TUIR che rientrano nei cosiddetti “redditi diversi” per i quali non si configura l’assoggettamento a contribuzione previdenziale.
Secondo l’Ente previdenziale il tecnico sportivo, per le cognizioni di cui dispone, deve configurarsi come lavoratore autonomo professionista soprattutto laddove tale attività viene svolta in presenza di più committenze.
In verità, in assenza di un “albo dei professionisti sportivi”, tale rapporto di lavoro può essere definito solo sulla base del ruolo che l’AS/SSD intende coprire e dalla sottoscrizione del relativo contratto in base al quale il collaboratore si impegna a svolgerlo al di fuori di un rapporto dirigistico, con orario concordato con altri colleghi, a tempo determinato, senza vincoli di orario.
Occorre d’altra parte anche tener presente che le AS/SSD svolgono la loro attività all’interno del sistema CONI e quindi anche per l’inquadramento degli addetti che vi operano non si può prescindere dall’Ordinamento Sportivo. La legge sul professionismo sportivo (Legge 91  23 marzo 1981) definisce chiaramente il campo di applicazione del cosiddetto “professionismo sportivo”. Precisiamo a tal proposito che le Federazioni che prevedono il professionismo sono soltanto 6:

  • Federazione Italiana Gioco Calcio (FIGC)
  • Federazione Italiana Pallacanestro (FIP)
  • Federazione Ciclistica Italiana (FCI)
  • Federazione Italiana Golf (FIG)
  • Federazione Pugilistica Italiana (FPI)
  • Federazione Motociclistica Italiana (FMI) 

le attività svolte con le altre Federazioni ( ed anche parzialmente nella base di alcune delle sei Federazioni professionistiche ) sono pertanto dilettantistiche.
Purtroppo, precisa Duregon, la tesi dell’INPS è stata condivisa anche da diversi “autorevoli” professionisti del settore (commercialisti ed avvocati — pochi per fortuna– ) che invece di approfondire e studiare il complesso ed articolato quadro normativo di riferimento del settore sport, preferiscono ( e non riusciamo a capire perché ) allinearsi agli orientamenti che di volta in volta assumono gli Organi di Controllo nei confronti dei rapporti di lavoro esistenti nel mondo dello sport dilettantistico, forzando la normativa ai fini contributivi anche nei confronti di coloro che operano nel pieno rispetto della Legge.
Duregon, nel corso del suo appassionato intervento, rassicurando l’Assemblea sull’inconsistenza delle tesi sostenute dall’INPS sulla base dei fatti (e non di parole) che ha realizzato attraverso il suo tempestivo intervento presso la Direzione Generale del Ministero del Lavoro e presso la Direzione Generale dell’INPS, fa presente che le Istituzioni hanno accolto, al termine di un lungo ed impegnativo confronto, le istanze portate avanti con la collaborazione del Direttore Gianfranco Mazzia ed il prezioso contributo fornito sul piano legale e lavoristico dall’avv. Alberto Succi.
Malgrado quindi il deleterio terrorismo seminato nell’ambiente da organismi e da professionisti, l’azione degli Organi di Controllo su questo terreno è stata bloccata. ANIF ha solo chiesto che venissero rispettate le normative di settore ed ha trovato attenzione e sensibilità da parte dei vertici sia del Ministero del lavoro che dell’INPS.
Purtroppo, si rammarica il Presidente, che anche in questa importante occasione si è trovato solo a combattere tale battaglia, i soggetti di cui sopra e coloro che da sempre remano contro l’azione di ANIF, non solo non hanno appoggiato la sua linea politica, ma trincerandosi dietro il solito slogan “lo avevamo detto noi!” avallano teoremi che fortunatamente anche le Istituzioni riconoscono privi di consistenza giuridica.
Ma l’impegno politico di ANIF, prosegue Duregon, negli ultimi tempi non si è limitato ad affrontare le problematiche del lavoro. Anche sul fronte dell’IMU infatti il Presidente è riuscito a mettere a segno un altro importante risultato.
Il Decreto Legge “Grilli” del 2012 prevede l’esenzione IMU per i locali in cui si svolge esclusivamente l’attività sportiva dilettantistica. I locali adibiti a scopi commerciali (bar, terme, ecc.) devono, pertanto, risultare distinti catastalmente.
Il Presidente si è mosso con i suoi esperti presso la Direzione Generale del Ministero delle Finanze e presso la direzione dell’Agenzia del Territorio per le rispettive competenze e per i necessari chiarimenti riguardo l’applicazione della norma.
Dopo una lunga trattativa i lavori si sono conclusi con una Circolare (verrà emanata in questi giorni) in cui vengono definite due categorie catastali: D6 “fabbricati e locali per esercizi sportivi” (palestre, piscine, spogliatoi,ecc.) e D8 “locali per impianti commerciali”. Questo importante passo avanti riguardo l’esenzione IMU, attraverso il decreto Grilli e la circolare esplicativa, per i locali adibiti alle attività sportive svolte da tutti gli enti sportivi dilettantistici comprese le SSD (non solo le ASD esenti fin dagli anni 80) è stato possibile grazie all’importante e preziosa consulenza dell’avv. Succi ed alla disponibilità a risolvere il problema, sia del Ministero delle Finanze che dell’Agenzia del Territorio.
Duregon conclude il suo intervento con un accorato appello affinché ogni socio sostenga questa importante azione di ANIF attraverso la difesa convinta della linea e dei risultati che via via l’ente realizzerà lungo la sua strada, operando correttamente, nel rispetto del suo codice etico  e prendendo soprattutto le distanze da tutti coloro, anche da quelli più “autorevoli”, che si muovono in senso contrario.
I lavori sono proseguiti quindi con gli interventi di Massimo Cicognani, AD “Movimento per la Salute srl” sullo stato di avanzamento dell’importantissimo progetto progetto che porterà benefici alla salute pubblica e lavoro ai centri sportivi; ad oggi nei soli Club pilota si sono iscritti con l’indicazione del medico di famiglia, più di cento persone  in quattro centri in due mesi. Alberto Succi esperto di Diritto Sportivo e Societario che ha puntualmente parlato degli aspetti tecnico-giuridici degli  argomenti trattati dal Presidente sul piano politico. Edoardo Cognonato, che da esperto di marketing relazionale, ha parlato dell’importanza  delle relazioni umane nella fidelizzazione dei frequentatori degli impianti sportivi ed ha dato una sferzata di ottimismo imprenditoriale a tutti.

Roma, 25 febbraio 2014

Prosegue a ritmi incalzanti il dialogo costruttivo del Presidente di ANIF – Eurowellness, Giampaolo Duregon, con le Istituzioni, volto a chiarire gli aspetti emblematici dell’azione di controllo  intrapresa nel corso del 2013 dall’INPS riguardo i contratti di lavoro vigenti nel mondo dello sport dilettantistico. A seguito del contatto avuto con la Direzione Generale del Ministero del Lavoro il 19 dicembre u.s. si è aperto un tavolo in cui verrà affrontata la delicata questione dei “compensi sportivi” degli enti dilettantistici.

L’impegno di Duregon si è spostato nel contempo anche sul fronte INPS. Il 14 gennaio, infatti, ha avuto un incontro con la Direzione Generale, la quale ha condiviso le preoccupazioni del settore sull’atteggiamento degli Organi di Controllo ed ha dedicato molta attenzione alle istanze portate avanti con grande determinazione dal Presidente di ANIF.
Confortata, quindi, dai  risultati sempre più significativi realizzati sul piano dei chiarimenti normativi, ANIF procede sulla strada del dialogo con i vertici del Ministero del Lavoro e con quelli dell’INPS. Gli effetti  dell’impegno,  assicura Giampaolo Duregon , il grande regista di questa importante azione politica, si faranno presto sentire nelle operazioni  di verifica svolte nel territorio dagli Organi di Controllo  del  Ministero e da quelli dell’INPS.
Anche in questa occasione Duregon porta avanti la sua azione con la consueta  determinazione in via del tutto autonoma supportato solo dai suoi collaboratori, senza poter  contare cioè sull’aiuto di enti, organismi, studi professionali  che operano istituzionalmente nel settore e che quindi teoricamente dovrebbero affiancare  ANIF nella difesa dei  diritti delle AS/SSD  posti pericolosamente in discussione nella recente azione messa a fuoco dall’INPS. Anzi spesso ANIF deve contrastare le posizioni che sedicenti professionisti  del settore assumono non in difesa  del quadro normativo lavoristico del settore .
Evidentemente per costoro è molto più facile schierarsi sulle posizioni che via via assumono gli Organi di Controllo nei confronti delle AS/SSD che schierarsi a difesa di una normativa chiara, ma senza dubbio complessa che il Legislatore ha inteso emanare a favore degli operatori sportivi per l’alto valore del loro impegno profuso sul piano della promozione sportiva , su quello sociale e su quello salutistico -sanitario.
In sostanza ANIF si trova ancora una volta a condurre una sua battaglia, con la sua esperienza ,  con la sua indiscutibile competenza e soprattutto grazie alla autorevolezza che Duregon  ha saputo conquistarsi sul campo , passo dopo passo, successo dopo successo.
Ma a questo punto è legittimo chiedersi : perché è impossibile riuscire a fare fronte comune con tutte quelle forze in campo che dovrebbero operare  istituzionalmente in  difesa del settore ?
Data la criticità della situazione , Duregon lancia pertanto sul terreno il suo ennesimo   appello : dichiara cioè la sua disponibilità   a sedersi ad un tavolo con tutti gli esponenti degli  studi professionali  del settore disponibili ad approfondire la materia e fare quindi “massa critica “ sui punti condivisi a difesa del settore oggi sotto “particolare “ osservazione .
Questa azione consentirebbe al settore , una volta superati i piccoli  problemi  generati  dalle inevitabili gelosie professionali, di crescere sul piano culturale,  professionale e soprattutto su quello dei rapporti con le Istituzioni  di riferimento.
Non bisogna infatti dimenticare che il primo dovere di ANIF è difendere strenuamente gli interessi del settore, rispettando chiaramente le normative viggenti.
Il sasso nello stagno è stato lanciato. Ad ANIF  non resta  quindi che attendere gli esiti con fiducia.

Gianfranco Mazzia

Prosegue a ritmi incalzanti il dialogo costruttivo del Presidente di ANIF – Eurowellness, Giampaolo Duregon, con le Istituzioni, volto a chiarire gli aspetti emblematici dell’azione di controllo  intrapresa nel corso del 2013 dall’INPS riguardo i contratti di lavoro vigenti nel mondo dello sport dilettantistico. A seguito del contatto avuto con la Direzione Generale del Ministero del Lavoro il 19 dicembre u.s. si è aperto un tavolo in cui verrà affrontata la delicata questione dei “compensi sportivi” degli enti dilettantistici.

L’impegno di Duregon si è spostato nel contempo anche sul fronte INPS. Il 14 gennaio, infatti, ha avuto un incontro con la Direzione Generale, la quale ha condiviso le preoccupazioni del settore sull’atteggiamento degli Organi di Controllo ed ha dedicato molta attenzione alle istanze portate avanti con grande determinazione dal Presidente di ANIF.
I lavori proseguiranno in sinergia con il Ministero.

I soci ANIF in regola con l’affiliazione possono consultare nella parte del sito riservata, la relazione di ANIF sulla linea assunta dall’Associazione sull’argomento.

 

A partire dal 2007 l’ENPALS, con l’emanazione di una sua circolare (n.13 del 7 agosto 2006), ha iniziato una decisa azione a vasto raggio nell’area delle AS/SSD volta a raccogliere contributi da Lavoro al di fuori del quadro normativo di riferimento del settore incentrato nella Legge n.342/2000 art.37.

In particolare tale dispositivo ha introdotto un regime agevolato stabilendo che  anche i “compensi sportivi” rientrano tra i “redditi diversi” di cui all’art.67 del TUIR.
Secondo il successivo art.69, comma 2, tali compensi non concorrono a formare reddito per un’imposta non superiore complessivamente, nel periodo d’imposta, a 7.500,00 euro anno; tra 7.500 e 28.158,28 euro sono soggetti a ritenuta a titolo d’imposta con aliquota del 23% maggiorata  dell’addizionale IRPEF regionale; oltre i 28.158,28 euro sono soggetti a ritenuta d’acconto del 23%  maggiorata dall’addizionale IRPEF regionale.
Si precisa inoltre che per i redditi diversi (art.67, comma 1, lett. m) non si configura l’assoggettamento a contribuzione previdenziale.

Il Legislatore nel dar vita al complesso quadro normativo cui fa riferimento il mondo dello sport dilettantistico, incentrato nella L.342/2000 (“compensi sportivi”) e nella L.289/2002 (“Legge Pescante”), ha inteso cioè riconoscere, attraverso alcune agevolazioni fiscali e tributarie, l’importante azione intrapresa dagli operatori sportivi sul piano della formazione fisica di base, della formazione  pre-agonistica e agonistica e su quello della formazione degli atleti di vertice, ma anche e soprattutto il loro impegno su quello sociale e salutistico a favore dei cittadini a costi oggettivamente contenuti. Con l’introduzione delle succitate agevolazioni il Legislatore ha voluto però anche agevolare l’ingresso nel mondo del lavoro di molti giovani che altrimenti avrebbero finito per incrementare i già fin troppo allarmanti livelli della disoccupazione.

Si rammenta a tal proposito che, secondo i recenti dati diffusi dall’ISTAT, a novembre il tasso della disoccupazione è volato al 12,7%, largamente  superiore alla media dell’ EUROZONA del mese (12,1%). Sul fronte della disoccupazione giovanile (UNDER 25), che ha raggiunto i massimi livelli dal 1977 ad oggi, a novembre è arrivata al 41,6% con un aumento di quattro punti rispetto al 2012.
Le persone senza lavoro sono, quindi, in tutto oggi 3 milioni e 254mila cioè 57mila in più rispetto a ottobre (+ 1’8% ).

Va da sé che questi dati drammatici non dovrebbero indurre le Istituzioni a muoversi in direzioni che, con l’intento di perseguire l’illecito, finiscono invece per demolire un intero settore di attività. Un settore che proprio grazie a questo insieme di leggi speciali riesce a sopravvivere in un momento così difficile per l’economia italiana e ad assicurare nella sua “ atipicità” lavoro “buono” (e non già “precario“). E’ anche bene rammentare che le agevolazioni di cui gode il settore sport non sono piovute dal cielo ma sono frutto della lungimiranza del Legislatore che ha inteso tutelare l’attività di alto contenuto sociale svolta dalle AS/SSD, il cui scopo istituzionale non è il lucro, bensì la promozione e la crescita fisico-morale-salutistica del movimento sportivo italiano visto nel suo complesso.

Ebbene,  l’azione degli Organi di Controllo, ignorando in generale lo status giuridico delle AS/SSD riconosciute dal CONI, invece di individuare e perseguire i casi di illecito, quali ad esempio il lavoro sommerso e/o l’abuso del “Riconoscimento CONI” utilizzato per mascherare attività (commerciali) che con lo sport non hanno nulla a che fare, mirava a demolire il loro quadro normativo di riferimento, con effetti devastanti. Gli ispettori agivano spesso infatti in funzione del risultato da realizzare ad ogni costo, a scapito di un’attenta verifica dei non pochi adempimenti che il gestore deve assolvere.

La natura giuridica di un ente dilettantistico veniva regolarmente messa in discussione non già dal mancato rispetto delle leggi che inquadrano le caratteristiche delle attività svolte istituzionalmente dalle AS e dalle SSD riconosciute dal CONI ( il relativo  Registro veniva del tutto ignorato), bensì dalle valutazioni puramente soggettive del funzionario dell’ENPALS. Gli aspetti formali finivano pertanto per prevalere, nel giudizio complessivo, su quelli sostanziali.
Dopo la soppressione dell’ENPALS del 1 gennaio 2012, con attribuzione delle relative funzioni all’INPS e la relativa breve pausa degli Organi di Controllo dovuta evidentemente alla ristrutturazione degli uffici competenti da parte dell’INPS,  l’azione della Previdenza a partire dall’inizio dell’anno scorso è ripresa con tale vigore da creare e giustificare un vero e proprio allarme in tutto il settore dilettantistico.

Un settore che, già colpito pesantemente dalla grave crisi in atto, cerca a prezzo di enormi sacrifici di limitare i danni del suo progressivo logoramento.
La linea ispettiva adottata dagli Organi di Controllo nei confronti  delle AS/SSD dal 2007 ad oggi ha subito sostanziali mutamenti.
Nel primo periodo (2007 – 2010) gli Ispettori contestavano, infatti, l’applicazione del “compenso sportivo” nei casi di assenza di esercizio non diretto alla partecipazione di gare e/o manifestazioni sportive. Ciò era sufficiente per far scattare la denuncia per l’ipotizzata illecita adozione del “compenso sportivo” al posto di un rapporto di lavoro subordinato a tutti gli effetti.

La successiva Legge n.14 /2009 art.35 ha demolito questa tesi, estendendo il termine “esercizio diretto di attività sportiva” (ai sensi del DPR 22 dicembre 1986 n.917 e succ.) anche alla formazione, alla didattica, ecc.
Chiuso questo importante problema, la verifica dell’ENPALS si è spostata, quindi, sull’esame della “marginalità dei compensi” percepiti dal collaboratore (i compensi sportivi non avrebbero dovuto superare il limite dei 4.500,00 euro annui!).

Ebbene, anche su questa contestazione, la risposta è arrivata dalla Risoluzione del Ministero del Lavoro del 9 giugno 2010 che fa cadere anche la pregiudiziale relativa alla “marginalità” della retribuzione, quale condizione per la praticabilità del “compenso sportivo/amministrativo”.
L’ENPALS ha quindi abbandonato anche questa strada ed ha preso in considerazione le caratteristiche dell’ “abituabilità” dell’attività svolta dal collaboratore. Dove “abituabilità” sta a delineare un’attività caratterizzata da ripetitività, regolarità, stabilità e sistematicità di comportamenti, indici, a suo dire, di esistenza di un rapporto di lavoro subordinato.
Ora, se per abituabilità si intende tutto questo, allora certamente tale indice non può essere preso in considerazione nell’ambito delle collaborazioni rese nel settore. L’attività sportiva infatti è un insieme di discipline in continua evoluzione. Esse cambiano e si modificano sulla base di esperienze fatte sul campo, dei risultati dei centri di ricerca più avanzati, delle innovazioni tecnologiche delle macchine e delle attrezzature. L’attività didattico-sportiva, infatti, segue i protocolli del CONI che prevedono sempre un inizio ed una fine del progetto sportivo. Ed anche i tecnici, è evidente, seguono questa evoluzione attraverso un impegno che si rinnova continuamente e che, pertanto, non può assumere caratteristiche di abituabilità.

Oggi l’INPS ha modificato ancora una volta strategia. L’Ente appare, infatti, concentrato nella ricerca delle caratteristiche che  dovrebbero inquadrare il collaboratore nel settore del professionismo sportivo (che comporta l’erogazione di oneri sociali insostenibili per gli Enti Sportivi non commerciali ).  Secondo l’Ente previdenziale il tecnico sportivo, per le cognizioni tecniche di cui dispone, deve configurarsi come lavoratore autonomo professionista soprattutto laddove tale attività venga svolta in presenza di più committenze.

In verità, in assenza di un “albo dei professionisti sportivi”, tale rapporto di lavoro può essere definito solo sulla base del ruolo che l’AS/SSD intende coprire e dalla sottoscrizione del relativo contratto in base al quale il collaboratore si impegna a svolgerlo al di fuori di un rapporto dirigistico, con orario concordato con altri colleghi, a tempo determinato, senza vincoli di orario.
Occorre d’altra parte anche tener presente che le AS/SSD svolgono la loro attività all’interno del sistema CONI e quindi anche per l’inquadramento degli addetti che vi operano non si può prescindere dall’Ordinamento Sportivo. E la legge sul professionismo sportivo (Legge 91  23 marzo 1981) definisce chiaramente il campo di applicazione del cosiddetto “professionismo sportivo”. Precisiamo a tal proposito che le Federazioni che prevedono il professionismo sono soltanto 6 :

  • Federazione Italiana Gioco Calcio (FIGC)
  • Federazione Italiana Pallacanestro (FIP)
  • Federazione Ciclistica Italiana (FCI)
  • Federazione Italiana Golf (FIG)
  • Federazione Pugilistica Italiana (FPI)
  • Federazione Motociclistica Italiana (FMI)
  • Le attività svolte con le altre Federazioni sono pertanto dilettantistiche.

Alla luce di queste puntualizzazioni appare evidente che un intervento del Ministero, volto a fare chiarezza sulla corretta applicazione del quadro normativo di riferimento del settore dello sport dilettantistico, è necessario ed urgente per bloccare un’azione dell’ente previdenziale volta non tanto a scoprire gli illeciti quanto a demolire la normativa su cui ancora oggi si regge, seppure con crescente difficoltà, un intero settore di attività (95mila AS/SSD “riconosciute” dal CONI; 300mila addetti). Tenuto anche conto che il crollo di questo quadro normativo avrebbe gravi ed irreparabili ripercussioni  sul piano gestionale delle AS/SSD, ma anche e  soprattutto sui livelli occupazionali dell’intero settore sport.

In conclusione, la semplice esistenza di una Laurea o di un Diploma (che riguarda comunque una fascia ristretta dei collaboratori) non può essere condizione sufficiente per definire la figura del “professionista”  che opera all’interno di un centro sportivo.
In verità su questo punto, a prescindere dal settore sport, è ormai fin troppo noto che il mondo accademico non è purtroppo in grado di consentire al giovane di inserirsi tout-court nel mondo produttivo. Il gap esistente, tra il livello di formazione posseduta dal neolaureato o dal neodiplomato e quello effettivamente richiesto dall’impresa, è infatti talmente ampio che viene colmato sia grazie alla partecipazione ai sopra citati corsi di formazione, sia con l’esperienza maturata in molti anni di lavoro.

Questo fenomeno interessa tutto il mondo economico ma in particolare quello sportivo dove l’innovazione, sul piano tecnologico e su quello metodologico, evolve a ritmi sempre più incalzanti. Se si analizza inoltre il semplice dato anagrafico relativo ai tecnici che operano all’interno dei centri sportivi, ci si accorge che coloro che hanno siglato accordi di collaborazione ai sensi della succitata L.342/200 (“compensi sportivi”) sono nella generalità dei casi collaboratori molto giovani, spesso appena usciti dal mondo accademico  o dai corsi di formazione effettuati dalle FSN del CONI e quindi ben lontani dal “professionismo sportivo”.  Alcuni soggetti effettivamente proseguono sulla strada dell’insegnamento, fanno esperienza e rimangono nel settore con contratti di lavoro subordinato o in qualità di professionisti a tutti gli effetti (Partita IVA); altri, sulla base dell’esperienza maturata in questa prima fase di lavoro intraprendono la via dell’impresa creando o gestendo in proprio un centro sportivo; altri si dirigono verso la fisioterapia; altri ancora entrano nel mondo produttivo o commerciale  (settore articoli sportivi); altri si dedicano alla formazione; altri al turismo sportivo; altri infine escono dal mondo dello sport per dedicarsi ad altro.

Il centro sportivo rappresenta, in sostanza, una “palestra” intesa nell’accezione più ampia del termine. Ovvero come “palestra di vita” dove lo sport, oltre ad assolvere un ruolo fondamentale sul piano atletico, salutistico e sociale, consente a molti giovani di entrare nel mondo del lavoro che amano; di fare esperienza, di acquisire con il tempo una professionalità in grado di dare certezze ad un futuro ancora aperto a più soluzioni.
E proprio le agevolazioni incentrate nella L.342/2000 e nella 289/2002 – che il Legislatore ha inteso fissare, ribadiamo, per la citata azione meritoria svolta dagli operatori sportivi – hanno favorito l’ingresso nel modo del lavoro proprio di questa fascia di giovani alle prime esperienze che altrimenti sarebbe stata tagliata fuori. D’altra parte senza queste fondamentali agevolazioni fiscali, tributarie e lavoristiche non solo il settore non potrebbe crescere,  ma finirebbe inesorabilmente per implodere lasciando un vuoto sul piano sportivo, sanitario, salutistico e sociale e sui livelli occupazionali che né il CONI  né lo Stato sarebbero in grado di colmare.
Gli abusi e le inadempienze esistenti su questo terreno vanno senza dubbio individuati e sanzionati attraverso controlli mirati da parte delle Istituzioni; tuttavia quest’azione non deve essere intrapresa con la pregiudiziale idea che l’intera categoria dei centri sportivi operi al di fuori della Legge e in particolare delle norme che regolano i rapporti di lavoro.

Molti contenziosi su questo terreno si sono chiusi, in verità, in maniera favorevole per i centri sportivi, ma i crescenti costi di questa azione degli Organi di Controllo grava sulle spalle dei gestori sempre più pesantemente ed ingiustamente.

GIANFRANCO MAZZIA
DIRETTORE ANIF – Eurowellness